RIASSUNTO
L'alopecia areata è molto frequente, ha possibile remissione
spontanea ed è caratterizzata dalla "improvvisa comparsa
di chiazze prive di peli, di forma per lo più rotondeggiante,
di numero e di dimensioni variabili. Non mostra particolare predilezione
di sesso e colpisce soprattutto soggetti di razza caucasica ed
orientale. L'alopecia areata può esordire a qualsiasi età,
ma sembra più frequente e nell'infanzia e nella adolescenza,
comune nell'età adulta e rara nell'anziano.
Il danno primitivo che origina l'Alopecia Areata (A. A.) potrebbe
essere di natura metabolica ed a livello delle guaine, in particolare
a livello della guaina epiteliale interna, dei capelli o dei peli
colpiti. Solo dopo il danno delle guaine, per la presentazione
di antigeni al sistema immunitario, si viene ad innescare il fenomeno
autoimmune cellulomediato che tende a cronicizzare la malattia
impedendo la crescita di nuovi anagen normali.
I capelli (o i peli) colpiti dalla malattia, dopo la distruzione
delle guaine, per un danno metabolico che porta a produzione prima
di acido lattico poi di squalene, cadono per lo più in
catagen. Non cadono in anagen come si è sempre detto e
scritto. Cioè (direbbe Alfredo Rebora) i capelli tentano
di "rifugiarsi in telogen" stadio i cui la noxa patogena
non può più colpire. La quota di capelli che cade
in anagen avrebbe avuto un danno delle guaine di tale entità
da non permettere al follicolo neppure il tentativo di fuga, attraverso
il catagen, verso il telogen.
Tutto questo si dimostra in accordo con le osservazioni istologiche
che sempre hanno mostrato un netto aumento della quota dei capelli
catagen ai bordi di espansione di una A. A.
L'autoimminità entrerebbe dunque in gioco nella cronicizzazione
della malattia: linfociti T4 rivolti contro i cheratinociti della
matrice, i melanociti e l'endotelio vascolare impediscono ai nuovi
anagen il normale sviluppo costringendoli al catagen (ed al telogen)
già dalla fase 3 (sono i "capelli cadaverizzati"
di Rebora).
Questa ipotesi getta nuova luce sulla patogenesi della A. A. che
si mostrerebbe così strettamente imparentata con il Telogen
Effluvio, situazione in cui sono presenti, sia pure in misura
minore, gli stessi danni metabolico-microscopici. Inoltre questa
tesi ci permette di comprendere come una A. A. possa svilupparsi
in poche ore; fatto non certo conciliabile con una stretta patogenesi
autoimmune.

LA VISITA IN TRICOLOGIA
Anzitutto, a differenza di quel che avviene in medicina generale
dove una visita medica comincia sempre con l'anamnesi, in tricologia
come in dermatologia la visita comincia con l'esame obiettivo.
Una alopecia areata, così come una alopecia cicatriziale
sarà il più delle volte subito evidente.

Subito dopo eseguiremo il "pull test", che consiste nel tirare dolcemente una grossa ciocca. I capelli potranno staccarsi dal follicolo in numero estremamente variabile.

Se i capelli si staccano abbondanti, con bulbi piccoli distrofici
ed apparentemente anageni ci troveremo quasi sempre dinanzi a
un'alopecia areata, o ad un esito di una terapia citostatica o
di un'intossicazione acuta (ma su questo punto l'anamnesi è
quasi sempre subito dirimente).
(vedi anche sul G.I.Tri. n 5 a pag. 7 - 9 "CLASSIFICAZIONE
CLINICO DIAGNOSTICA DEGLI EFFLUVI E DEI DEFLUVI")

ETIOLOGIA
L'etiologia della malattia è ancora ignota.
Esistono certamente :
I) Predisposizione genetica familiare
II) Fattori stressogeni, emotivi e caratteriali
III) Alterazioni immunitarie a) autoanticorpale
b) cellulomediata
IV) Danni a livello della guaina epiteliale interna
I) Predisposizione genetica familiare
Nei gemelli monozigoti, la comparsa della malattia si ha abitualmente
alla stessa età e con le stesse manifestazioni cliniche.
Nei pazienti colpiti da alopecia areata, stata sottolineata la
alta frequenza di antigeni, del sistema maggiore di istocompatibilità,
HLA-DR4 e HLA-DR5 HLA-DR4 e HLA-DR5 (Orecchia G.). Il sottotipo
DPW4 manifesta una maggiore predisposizione ad ammalarsi delle
forme più gravi.
Riteniamo che la alopecia areata sia l'espressione patologica
che si manifesta, in soggetti predisposi a malattie autoimmuni,
per l'intervento delle stesse cause patogene che in soggetti normali
non predisposti provocano un effluvio acuto in telogen (Doerr
W., Seifert G., Uehlingger E.: Istopatologia della pelle"
Piccin, Padova, 1983: 489)

II) Fattori stressogeni, emotivi e caratteriali
Non è ben chiaro ed ancora discusso il ruolo svolto dai
fattori stressogeni, emotivi e caratteriali. L'inibizione della
adenilciclasi indotta da catecolamine liberate localmente può
spiegare il blocco delle mitosi, per carenza di AMPc, con degenerazione
acuta della matrice del pelo. Infatti uno stress forte improvviso
e di breve durata potrà provocare un effluvio in anagen
(quindi clinicamente una alopecia areata) mentre uno stress più
lieve causerà un effluvio in telogen.

I capelli che cadono nella alopecia areata devono trovarsi
necessariamente tutti in anagen 6 cioè quella fase dell'anagen
a più alta attività. Se cosi non fosse i capelli
dell'area non cadrebbero tutti e ci troveremmo quindi dinanzi
ad una alopecia areata incognita, oppure dinanzi ad un telogen
effluvio nel caso in cui lo stress sia un po' meno violento o
le mitosi cellulari un po' meno rapide
Può anche verificarsi che lo stress scatenante un telogen
effluvium colpisca i capelli di un cuoio capelluto con follicoli
vicini in normale asincronia di cicli, determinando prima un rapido
passaggio alla fase telogen (quindi un telogen effluvio). Successivamente
tutti questi capelli rinasceranno più o meno nello stesso
momento in anagen, avremo così una "sincronizzazione".
Lo stesso stress ripetuto ora sarà in grado di provocare
una alopecia areata totale.

I pazienti presentano molto spesso una personalità con tratti nevrotici, hanno spesso disturbi del sonno e comunque, quasi costantemente, dormono troppo poco, anche se di solito sono restii ad ammetterlo e devono essere direttamente interrogati in proposito.



Sono paziente che spesso la notte lavorano, studiano, leggono, giocano, si divertono e comunque non dormono abbastanza.

Nell'ultimo decennio numerosi dati clinici e sperimentali hanno dimostrato la sensibilità del sistema immunitario nei confronti di eventi emozionali e stressanti e la possibilità che questi possano influenzare sia l'immunità cellulomediata che anticorpomediata.

I capelli marginali di inserzione del cuoio capelluto, in particolare del margine posteriore sopra la nuca, che hanno un anagen più lungo, hanno anche una maggiore probabilità di essere colpiti da alopecia areata e la chiazza di alopecia areata potrà allargarsi nel momento in cui altri capelli nelle zone adiacenti raggiungeranno l'anagen 6 (cioè la fase del ciclo vitale più vulnerabile allo stress). L'alopecia areata è più rara in chi ha già un'alopecia androgenetica poiché in questi soggetti la fase anagen risulta accorciata, molti più capelli si troveranno in fase catagen e telogen, non potranno quindi essere colpiti come anagen.
III) Alterazioni immunitarie
Oggi l'alopecia areata è fondamentalmente considerata una
malattia autoimmune a patogenesi autoanticorpale e cellulomediata.
I pazienti hanno spesso autoanticorpi circolanti. E' descritta
l'associazione con tutte le patologie autoimmuni. I reperti istologici
mostrano un'infiltrato infiammatorio linfocitario con aspetto
"aggressivo" verso i follicoli affetti dalla malattia.


Depositi simili, interessanti però soprattutto la parte
infundibulare sono stati dimostrati anche in pazienti colpiti
da defluvio androgenetico e pertanto non è certo che siano
veramente espressione di un'azione lesiva verso il follicolo (Bystryn
J-C).
Ci sono inoltre variazioni sia del numero totale dei T linfociti
che delle sotto popolazioni linfocitarie nel sangue periferico.
L'infiltrato peribulbare è costituito quasi esclusivamente
da T linfociti con un'aumento del rapporto T4/T8 (T helper/T suppressor).
Il rapporto è particolarmente alto nelle fasi di attività
della malattia e si modificherà nel momento in cui le chiazze
rispondono alla terapia o comunque non sono più in fase
di attività (Orkin M.).
E' plausibile che i linfociti attivati possano aggredire i cheratinociti
della matrice del bulbo innescando o mantenendo la malattia. I
linfociti T attivati possono rilasciare linfochine come ad esempio
l'interferone gamma, il fattore alfa di necrosi tumorale, il Trasforming
growth beta factor. Queste linfochine che inibiscono la proliferazione
dei cheratinociti in vitro, potrebbero in vivo agire sulle cellule
della matrice arrestando le mitosi (Baadsgaard O.).
IV) Danni a livello della guaina epiteliale interna
Una degradazione delle guaine è costantemente osservabile
nella alopecia areata. Personalmente riteniamo che sia causata
da due "rifiuti metabolici": l'acido lattico e lo squalene.

La formazione di acido lattico, per quanto l'epidermide sia dotata degli enzimi specifici della glicolisi e del ciclo di Krebs, si ha a partire dal glucosio e dai trigliceridi. L'acido lattico è normalmente presente nel sudore ed ha, con l'acido glutammico e con l'acido aspartico, funzione tampone. Ovviamente sue alterazioni quantitative provocheranno oscillazioni del pH che per alterazione del ciclo di Krebs (il cui pH ottimale è 7,35) alterano la sintesi dei grassi di superficie. Cioè a variazioni del pH, conseguono variazioni nella composizione degli acidi grassi di superficie.

Lo Squalene (così chiamato perché fu isolato
la prima volta dal fegato di squalo) è un idrocarburo aciclico
alifatico che si forma da acido lattico e/o da trigliceridi. Normalmente
dallo squalene si forma il colesterolo e nell'epidermide la biosintesi
lipidica è molto attiva, tanto che soltanto l'epidermide
riesce a convertire l'acetato C14 in colesterolo usando come precursore
appunto lo squalene.
Al microscopio a luce polarizzata quello che riteniamo un danno
da acido lattico si presenta come una spirale nera, una forma
elicoidale, tra la cuticola del capello e la guaina epiteliale
interna che appare come danneggiata per effetto "caustico".
La guaina epiteliale interna sembra staccarsi dalla cuticola ed
"insaccarsi" mentre la guaina epiteliale esterna rimane
integra.

Lo squalene invece sembra arrivare allo stelo del capello dalla ghiandola sebacea e al microscopio in luce polarizzata appare come una macchia scura che distrugge la guaina interna dall'esterno.

Questo fenomeno è attribuibile alla forte igroscopia dello squalene che, a contatto con i mucopolisaccaridi che cimentano le cellule delle guaine, danneggia per disidratazione la guaina interna.
PERCHE' L'ALOPECIA AREATA E' AREATA?
E' difficile capire perché l'alopecia è areata ma
possiamo cercare di intuirlo.
Il follicolo è tanto più suscettibile ad una noxa
patogena quanto maggiore è la sua attività mitotica.
L'evento patogeno che provoca la caduta di capelli nella alopecia
areata colpisce solo i follicoli in anagen, la fase più
vulnerabile del ciclo. Nella alopecia areata si osserva che i
follicoli colpiti mantengono l'attività ciclica senza però
riuscire a completare la loro fase di crescita (Messenger A. G.).
Si è ipotizzato che l'alopecia areata colpisca solo i follicoli
che si trovano simultaneamente in quella sottofase dell'anagen
con la più alta attività mitotica. La distribuzione
topografica dei follicoli in questa fase, al momento dell'evento
patogeno, condizionerebbe la forma della chiazza (Rebora A.).
Questa ipotesi è suffragata, come già accennato,
dalla constatazione clinica che l'alopecia areata è rara
nei pazienti con alopecia androgenetica, nei quali l'anagen è
di breve durata ed il ciclo follicolare accelerato. Se poi pensiamo
come i peli sono organizzati in "unità o isole follicolari",
gruppetto di 3 - 7 follicoli, separato dalle isole vicine da fasci
connettivali ed epiteliali, (vedi il G.I.Tri. n, 6 "Il limite
chirurgico del graft") e valutiamo come il ciclo di ogni
pelo umano sia individuale ed a mosaico ma solo nell'ambito della
sua unità follicolare e come ogni unità follicolare
in ogni zona pelosa abbia vita quasi autonoma, ben distinta, regolata
da ormoni paracrini interni all'isola o provenienti dalle isole
vicine e, via via, sempre più lontane si può intuire
perché l'alopecia areata è "areata".

CELLULA TARGET DELLA MALATTIA
E' ancora incerto quale sia la cellula target della malattia.
I) Cheratinociti
II) Melanociti
III) Cellule endoteliali
IV) Papilla dermica

I) Cheratinociti
Alcuni autori ritengono che il danno colpisca primitivamente i
cheratinociti della matrice che danno origine alla corteccia del
pelo (Messenger A. G.).
II) Melanociti
Altri autori ritengono possibile un ruolo dei melanociti, i quali
sono presenti a livello della matrice del pelo solo durante la
fase anagen (scomparendo quando il follicolo entra in catagen
e tornando evidenti solo alla successiva ripresa dell'attività
follicolare).
Si potrebbe pensare a una comunicazione paracrina tra cheratinociti
e melanociti con un potenziamento vicendevole. Questo aiuta anche
a capire come i peli ricrescono bianchi alla risoluzione della
malattia (Messenger A. G.).
III) Cellule endoteliali
Altri autori ritengono che le cellule endoteliali del plesso vascolare
vengano primitivamente colpite dal processo autoimmunitario (Nickoloff
B. J.) con passaggio negli spazi perivasali dei leucociti mononucleati.
IV) Papilla dermica
Altri autori ritengono che la papilla dermica sia la cellula target
della malattia avendo riscontrato alterazioni a carico dei proteoglicani
della matrice extracellulare della papilla nei follicoli colpiti
(Mc Donagh A. J. G.).
V) Personalmente riteniamo che il danno primitivo della malattia
sia a livello delle cellule delle guaine (in particolare a livello
della guaina epiteliale interna).
Solo dopo il danno delle guaine, con la presentazione di antigeni
al sistema immunitario, si innescherebbe il fenomeno autoimmune
con coinvolgimento dei cheratinociti della matrice, dei melanociti
e dell'endotelio vascolare.
Il sistema immunitario tende poi a cronicizzare la malattia.
DIAGNOSI
L'esordio della alopecia areata è caratteristicamente acuto
e questo fatto ci pare in contrasto con l'ipotesi di una patogenesi
autoimmune "pura" della malattia. Il paziente o più
spesso chi gli vive vicino o il parrucchiere si accorge che sono
comparse una o più chiazze circolari completamente prive
di peli. La cute può apparire o depressa, simil atrofica,
oppure viceversa edematosa e arrossata. Queste chiazze di alopecia
areata sono localizzate più frequentemente al cuoio capelluto
e alla barba, zone più "emotivamente" coinvolgenti,
ma possono interessare qualsiasi altra zona del corpo. Sul cuoio
capelluto la zona più colpita è quella parietale.
Quando l'alopecia si localizza in zona temporo-occipitale si parla
di ofiasi.

Di solito la diagnosi di alopecia areata nelle sue forme tipiche
non presenta difficoltà. Talvolta però la malattia
può presentarsi clinicamente con aspetti difficili e "mascherati".
Quando l'alopecia areata esordisce con un quadro senza chiazze
ma simile al "telogen effluvium" si parla di "alopecia
areata incognita".

All'esame microscopico dei capelli che cadono, si vedrà che nel telogen effluvium sono telogen maturi mentre nell'alopecia areata sono anagen o catagen distrofici "a punto esclamativo" cioè assottigliati prossimalmente.


In base alla localizzazione ed all'estensione si suole distinguere una alopecia in chiazze singole o multiple, una alopecia totale che coinvolge tutto il cuoio capelluto, una alopecia universale che interessa tutti i peli del corpo.


Nella alopecia areata possiamo notare, oltre al capello/pelo
displasico altri due tipi di peli caratteristici:
I) Peli a coda di topo
II) Peli cadaverizzati
I) Peli a coda di topo
Si trovano ai margini delle chiazze in fase attiva, hanno una
lunghezza di circa 3 mm dall'ostio follicolare, sono destinati
a cadere in 1 - 2 settimane. Una volta estratti vengono chiamati
peli "a punto esclamativo", poiché il loro diametro
si riduce progressivamente in senso prossimale. Si tratta di catagen
o anagen distrofici risultati da un'alterazione del processo di
cheratinizzazione.

II) Peli cadaverizzati
Sono peli che non superano l'ostio follicolare, apparendo quindi
come un punto nero sulla cute alopecica. Sono anagen 3 (iniziali)
che, aggrediti dalla reazione immunitaria, non possono crescere
e passano subito alla fase catagen e che quindi non possono giungere
all'ostio follicolare.
I capelli bianchi sono più resistenti al trauma alopecizzante
infatti quando la malattia esordisce in un paziente con capelli
brizzolati a volte questi si ritroverà con i soli capelli
bianchi. I capelli che ricrescono sono spesso di un colore più
chiaro di quello originario se non addirittura bianchi. Talvolta
per anni dopo la guarigione può persistere una ciocca bianca.
Purtroppo la malattia predilige i soggetti con capelli scuri.

L'alopecia areata spesso si accompagna a due alterazioni ungueali:
l'unghia è un pelo modificato ed anzi è l'unico
"pelo" umano che conosce solo la fase anagen, non può
meravigliare, quindi, che sia coinvolta da una "malattia
dell'anagen" come l'alopecia areata con due tipiche alterazioni:
I) Il pitting
II) La trachionichia
I) Il pitting è l'alterazione più comune. Si presenta con depressioni a "ditale da cucito".

II) La trachionichia (tracus = ruvido) si presenta nel 3% circa dei pazienti e coinvolge tutte le venti unghie, che assumeranno un'aspetto simile a quello di una superficie trattata con la carta vetrata. E' più frequente nei bambini, ha andamento benigno con lenta regressione spontanea nel giro di qualche anno.

DIAGNOSI DIFFERENZIALE
Benché la diagnosi di alopecia areata sia di solito agevole
sono possibili alcuni errori diagnostici che dobbiamo sempre avere
presenti.
- Di fronte a una chiazza alopecica localizzata a livello fronto-temporale
bisogna tenere presente la "alopecia triangolare congenita",
così di fronte a una chiazza del vertice bisogna tenere
presente la "aplasia cutis verticis" che tuttavia si
differenziano per l'assenza di peli a coda di topo (o a punto
esclamativo) e per il dato anamnestico della presenza della chiazza
fin dalla nascita.
- Le chiazze di lunga durata possono porre problemi differenziali
con le alopecie cicatriziali come il LED, il lichen, la pseudoarea
di Brocq, talune cicatrici. Tutte queste condizioni hanno comunque
un aspetto francamente più atrofico.
- Talvolta difficile ed importante è la diagnosi differenziale
con le alopecie metastatiche, frequenti specie secondarie a carcinomi
mammari, ma che al tatto sono assai più dure ed aderenti.
- L'eritema cronico migrante è molto simile, nelle sua
fase di estensione, alla alopecia areata ma al centro della chiazza
è comunemente visibile la necrosi cutanea dovuta alla pinzatura
di una zecca.
- La tricotillomania si distingue per l'aspetto spesso "bizzarro"
delle chiazze, la presenza di peli spezzati e di colpi d'unghia.

L'alopecia areata la troviamo spesso associata a sindromi malformative
o disordini immunitari.
- Nei pazienti atopici essa esordisce nei primi anni di vita,
può dare molte ricadute ed evolvere verso le forme più
gravi.
- La sindrome di Down è associata molto frequentemente
alla alopecia areata che mostra andamento cronico con scarsa risposta
alla terapia.

- I pazienti con sindrome di Vogt-Koyanagi-Harada, caratterizzata
da uveite, ipoacusia, manifestazioni neurologiche e vitiligine,
presentano anche spesso un'alopecia areata. Questa sindrome potrebbe
essere espressione di un interessamento polidistrettuale dei melanociti
che oltre ad essere presenti nell'epidermide e nei follicoli,
lo sono anche nell'uvea, orecchio interno e meningi.
I pazienti alopecici possono mostrare anche alterazioni a carico
del cristallino, del fundus e dell'epitelio pigmentato retinico.
Alcuni autori hanno descritto anomalie gonadiche in pazienti giovani
con alopecia areata.
CLASSIFICAZIONI CLASSICHE
Come già visto distinguiamo in base all'estensione tre
tipi di alopecia areata:
I) Alopecia in chiazze singole o multiple.
II) Alopecia totale che coinvolge tutto il cuoio capelluto.
III) Alopecia universale che interessa tutti i peli del corpo.
Seppure raramente l'alopecia areata può interessare solo
le ciglia, le sopracciglia e il pube, si tratta di zone dotate
di anagen brevi e, quando coinvolte, sono molto resistenti alla
terapia.
Un'altra classificazione "storica", ma che è
invece significativa per la prognosi, divide l'alopecia areata
in 4 tipi:
I) Tipo comune
II) Tipo atopico
III) Tipo preipertensivo
IV) Tipo autoimmune
I) Tipo comune
Molto frequente, ha un decorso inferiore ai tre anni ed è
tipico della tarda adolescenza. La regressione delle chiazze avviene
comunemente in meno di sei mesi. Non vi è associazione
significativa con malattie autoimmuni.
II) Tipo atopico
Esordisce quasi sempre nell'infanzia, ha decorso prolungato e
spesso evolve verso un'alopecia totale.
III) Tipo preipertensivo
Colpisce giovani adulti con diatesi ipertensiva. Evolve rapidamente
verso una alopecia totale.
IV) Tipo autoimmune
Si associa a malattie autoimmuni esordendo dopo i quaranta anni
ed evolvendo nel 10% dei casi verso l'alopecia areata totale.
ANATOMIA PATOLOGICA
L'aspetto istologico dell'alopecia areata varia a seconda delle
fasi della malattia.
- Nelle fasi iniziali, caratterizzate dall'effluvio e dalla chiazza alopecica recente, si osserva un infiltrato linfocitario prevalentemente perifollicolare e perivascolare, con ischemia. I follicoli sono prevalentemente in "catagen I" e l'infiltrato infiammatorio, sottoinfundibulare, è poco denso. In alcuni pazienti le sezioni trasversali mostrano anche un significativo aumento dei follicoli in "telogen anormale".

- In una chiazza attiva in espansione, si osserva una prevalenza
di follicoli superficializzati nelle prime fasi dell'anagen associati
ad un denso infiltrato peribulbare intorno ai vasi della papilla,
ai vasi del plesso perifollicolare ed a ciò che resta del
follicolo pilifero stesso con la guaina epiteliale interna talvolta
non "perforata" dal pelo. L'infiltrato è costituito
da linfociti, istiociti, qualche mastocita e qualche eosinofilo.
Le ghiandole sebacee sono indenni.
Osservando a forte ingradimento (2000 x) è quasi sempre
evidente una più o meno accentuata distrofia delle matrici
dei capelli con dissociazione e degenerazione delle strutture
sottopapillari. (Thiese W. "Vergleichende histologische Untersuchungen
bei Alopecia areata und narbig-atophisierenden Alopecien"
Arch Klin exc Derm, 1966; 227: 541).

- In fase di stato ed in una chiazza di vecchia data, vi è
una marcata riduzione della densità follicolare fino alla
scomparsa dei follicoli e delle ghiandole sebacee ad essi annesse
con ischemia e netta atrofia dell'epidermide e del derma superficiale,
scomparsa persino delle ghiandole sudoripare apocrine, scomparsa
dell'infiltrato perifollicolare. Ciò che resta dei follicoli
è circondato da fasci collageni ispessiti ed anelastici
e sono visibili alterazioni degenerative del collageno e della
rete elastica del derma.
Eppure anche a questo punto l'alopecia areata può ancora
guarire!
Ci chiediamo come sia possibile. L'unica risposta che siamo capaci
di darci è ammettere che il follicolo, in questi casi,
abbia di nuovo origine dallo strato basale dell'epidermide, come
nella embriogenesi.

- Stadio di remissione: l'infiltrato linfocitario è scarso o assente e nelle aree di ricrescita iniziale notiamo follicoli in anagen di maggiori dimensioni che contengono un sottile fusto senza midollo.
ESAMI DI LABORATORIO
Non esiste alcun esame di laboratorio utile ad individuare la
possibile etiologia dell'alopecia areata ma sarà sempre
opportuno prescrivere accertamenti volti ad evidenziare possibili
malattie autoimmuni associate, fra questi come batteria minima:
Emocromo, VES, Ra test, fT4, TSH, autoanticorpi antitiroidei TPO,
autoanticorpi antinucleari e organo specifici.
Secondo la maggior parte degli Autori è inutile prescrivere
al paziente accertamenti radiologici per la ricerca di foci.
PROGNOSI
La prognosi è imprevedibile. Spesso mentre i capelli ricrescono
in una chiazza in altre sedi se ne aprono di nuove . I peli sovente
ricrescono spontaneamente, anche se il decorso della patologia
è tipicamente recidivante e spesso le recidive sono più
gravi dell'episodio iniziale.
Effettuando un pull test, ovvero tirando con le dita ciuffi di
capelli ai bordi di una chiazza attiva e contando il numero dei
capelli estratti si può avere un'idea della evoluzione
della malattia; ovvero se i capelli sono 5 - 15 ed oltre è
verosimile che la chiazza stia ingrandendosi. Se il test è
positivo su tutto il cuoio capelluto è prevedibile che
il paziente svilupperà una forma severa di alopecia areata.
La guarigione spontanea è comunque sempre possibile in
tutte le forme, soprattutto nelle forme a chiazze, nelle forme
totali o universali e nell'ofiasi si ha la prognosi più
severa.
TERAPIA
Non è facile valutare l'efficacia di qualsiasi terapia
a causa del decorso naturale della malattia caratterizzato da
remissioni spontanee e recidive apparentemente capricciose.
Vediamo quindi le possibilità di terapia.
a) Placebo: statisticamente sappiamo che, se l'alopecia coinvolge
meno del 40% del cuoio capelluto, avremo nel giro di un anno dall'esordio
la ricrescita spontanea dei capelli nel 70% degli adulti e nel
40% dei bambini. Un comportamento di attesa è quindi sicuramente
da non sottovalutare, anche nei casi più gravi, perché
probabilmente molte delle terapie comunemente usate potrebbero
essere considerate solo un placebo, in attesa che la malattia
abbia il suo decorso naturale.
b) Ansiolitici, antidepressivi, psicoterapia: il paziente con
alopecia areata presenta costantemente disturbi della sfera affettiva
spesso associati ad insonnia, quindi il ripristino anche farmacologico
di un sonno sufficiente può essere sicuramente utile. Ansia
e depressione andranno a loro volta adeguatamente trattate. Talvolta
la psicoterapia potrà essere associata alla terapia con
ipnoinducenti, ansiolitici, antidepressivi e antiallucinatori.
Ci sembra giovare l'uso della melatonina alla sera abbinata, al
mattino, a piccole dose di serotoninergici, questa terapia dovrebbe
favorire il ripristino dei normali cicli biochimici circadiani.
c) Rubefacenti ed irritanti per uso locale: fra questi va considerata
la crioterapia con anidride carbonica solidificata che, se ben
condotta, da un lato darà al paziente la sensazione di
essere ben seguito dal medico e dall'altro, mediante i micro danni
che provoca provocherà liberazione dai cheratinociti di
citochine (come EGF) a funzione "riparatrice" ed immunomodulante.
L'antralina topica, alla concentrazione dello 0,1 - 0,5%, utilizzata
durante le ore notturne e lavata al mattino è una delle
terapie più adatte al trattamento della alopecia areata
in età pediatrica i quanto scevra da effetti collaterali
importanti, eccetto l'inevitabile irritazione.
d) Corticosteroidi per uso locale: possono essere somministrati
topicamente con medicazione aperta, in occlusione, oppure con
terapia iniettiva intralesionale.
Il triamcinolone alla concentrazione di 0,5 - 1 mg/ml darà
risultati positivi nella quasi totalità dei casi, anche
se questi saranno seguiti da recidiva nel caso in cui non si provveda
a trattare l'aspetto psicologico della patologia.
e) PUVA terapia: si è dimostrata nel complesso efficace
ma è sicuramente scomoda per il paziente e spesso economicamente
troppo onerosa.
f) Elioterapia: un soggiorno marino, sempre consigliabile, si
dimostra spesso molto utile sia per l'elioterapia naturale, che
per il riposo che inevitabilmente vi è connesso. E' comunque
comune osservare la risoluzione di forme anche gravi durante le
vacanze estive.
Si è dimostrato anche utile l'uso prudente di catrame vegetale,
ad azione fotosensibilizzante, in pomata o in stick durante il
soggiorno marino o semplicemente durante la stagione estiva.
g) Terapie sensibilizzanti ed immunostimolanti: vanno utilizzate
nelle forme più gravi e di lunga durata. Si cerca di indurre
un dermatite allergica da contatto sul cuoio capelluto affetto
da alopecia. L'immunostimolazione locale probabilmente agisce
attraverso due possibili vie. Da un lato un nuovo antigene fornito
artificialmente può "distrarre" la risposta immunitaria
competendo con l'antigene ancora ignoto che causa la malattia.
Dall'altro un'immunostimolazione protratta potrà determinare
indirettamente la produzione di linfociti T suppressor in grado
di contrastare la risposta immunitaria follicolare (Happle R.).
La sensibilizzazione viene indotta applicando per 48h con un cerotto
da patch test a contatto della cute del paziente la sostanza sensibilizzante,
che può essere o il dibutilestere dell'acido squarico o
il difenilciclopropenone. Dopo tre settimane si comincia ad applicarla
a scopo terapeutico ed a una concentrazione sufficiente a determinare
una lieve dermatite da contatto. Queste due sostanze vengono utilizzate
agendo da apteni in grado di sensibilizzare la totalità
degli individui senza essere presenti nell'ambiente o essere mutageni.
E' stato abbandonato il dinitroclorobenzene che era sospettato
di effetti mutageni.
h) Ciclosporina A: va utilizzata nelle forme gravi di alopecia
areata. Essa ha comunque efficacia discutibile e soltanto a dosaggi
alti per via sistemica, mentre è completamente inefficace
per via topica. Il razionale di questa terapia consiste nello
bloccare la reazione autoimmunitaria che sarebbe alla base della
patogenesi della malattia e/o indurre il rilascio di linfochine
da linfociti T.
Qualunque sia la terapia scelta per un alopecia areata grave
questa dovrà comunque essere protratta per un tempo relativamente
lungo (un anno) prima di poterne decretare l'inutilità
e purtroppo non esiste alcun criterio sicuro che ci permetta di
predire se il paziente ne trarrà beneficio ed esistono
pazienti "non-responders" nei quali ogni accanimento
terapeutico è del tutto frustrante.
La identificazione di un modello animale, il ratto Dundee, che
sviluppa alopecia areata forse si dimostrerà una tappa
importante per valutare l'efficacia delle terapie via via proposte
(Michie H. J.).
Dobbiamo sottolineare che una cosa è far ricrescere i capelli
(o i peli) caduti, l'altra è risolvere le cause che hanno
provocato la malattia.
Personalmente riteniamo che l'alopecia areata sia in qualche modo
psico-determinata e che ogni terapia, per quanto corretta e bene
impostata, sia destinata al fallimento, se prima non si è
riusciti a risolvere o a "rimuovere" la causa condizionante.
In altre parole: quando si cura una alopecia areata dobbiamo pensare
da un lato al problema contingente (l'alopecia) e dall'altro alla
causa di questo che, se ignorata, porterà ad una inevitabile
recidiva.
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