A calvizie ormai instaurata non esiste, a tutt'oggi, alcuna
terapia medica che possa in alcun modo restituire la chioma.
Solo con la ridistribuzione dei capelli presenti, attuabile con
tecniche chirurgiche, si può porre un qualche rimedio.
Le tecniche in uso, con differenze individuali fra operatore ed
operatore, sono essenzialmente tre: la "detonsurazione",
la "rotazione dei lembi" (o tecnica di Juri) ed il così
detto "autotrapianto a punch-grafts" (o tecnica di Orentreich).
La tecnica di autotrapianto è a tutt'oggi è più
praticata, perchè è quella che ha subito nel tempo
una più decisa evoluzione e che oggi da i migliori risultati
con soddisfazione del medico e del paziente.

In questa tecnica di particolare importanza è l'angolo
di incidenza del bisturi che, se non corretto (il capello è
inclinato rispetto al piano cutaneo e non verticale), porterà
al taglio della radice di alcuni capelli e quindi alla loro definitiva
perdita.
In genere si fanno 3 o 4 arcate di innesti ad U. Nella prima seduta
gli innesti devono essere distanziati di almeno 4 mm in modo da
lasciare spazio per il secondo trapianto. Ogni zolla di 4 mm contiene
da 17 a 25 capelli. Per riempire eventuali piccoli spazi rimasti
liberi si possono usare minizolle (2 - 3 - 4 capelli) e microzolle
(da tre ad un capello).

In ogni seduta operatoria è consigliabile non superare
il numero massimo di 100 innesti (solitamente si arriva a 50 -
60) e quindi il numero totale di capelli sarà di circa
1500. I capelli delle isole trapiantate, dopo lo stress operatorio,
privi per un breve periodo di sostegno nutritivo, cadono entro
il 1° mese. Poi, se l'intervento è stato effettuato
correttamente, la papilla viene rivascolarizzata e consente alla
matrice di riprendere la sua attività: entro i 3 mesi successivi
compariranno i nuovi, e stabili, capelli. Dal momento che i capelli
della regione occipitale, da cui sono state prelevate le isole,
non sono sensibili ai "meccanismi" della calvizie poiché
possiedono un diverso patrimonio enzimatico e conservano questa
caratteristica anche dopo essere stati trapiantati, non vanno
a cadere in un periodo successivo. Condizioni di norma indispensabili
per questo intervento sono:
a) che la calvizie sia stabilizzata, in caso contrario esiste
la possibilità di trapiantare capelli già destinati
a perdersi);
b) che, conseguentemente, l'età non sia troppo bassa (d
solito almeno 30 anni);
c) che i capelli presenti in sede occipitale siano abbastanza
folti, di buona qualità (alta percentuale di anagen al
tricogramma) e che formino una "banda" alta non meno
di 8 cm.
Dopo l'intervento viene lasciato un bendaggio per 24 ore. Il lavaggio
è in genere consentito dopo 7 giorni. Se necessario, un
secondo intervento sarà effettuato non prima di 6 settimane,
un terzo dopo 3 - 4 mesi dal secondo e un quarto dopo 3 - 4 mesi
dal terzo.
Successivamente questa tecnica è ha subito notevoli miglioramenti. Per evitare di lasciare una serie di cicatrici "a scacchiera" nella zona di prelievo viene seguita la tecnica di Nordström che prevede di prelevare tutte le zolle da una losanga di cuoio capelluto (della regione occipitale) che sarà poi suturata. In questo modo residua una cicatrice lineare poco visibile che viene coperta con facilità dai capelli rimasti.

Talvolta, per evitare piccole ma fastidiose emorragie, i pozzetti riceventi vengono preparati utilizzando un "emostato frontale", un lungo nastro metallico flessibile fornito di una cavità pneumatica sulla faccia concava, che viene gonfiata, con una pompa manometro, un poco al di sotto della pressione arteriosa del paziente.

Il prelievo delle zolle nell'area occipitale viene invece effettuato con l'emostato occipitale, riquadro metallico (sulla cui superficie concava è anche qui presente la pompa manometro) fornito di una finestra rettangolare attraverso la quale l'operatore fa il prelievo.

La tecnica dà buoni risultati se la zona da coprire è relativamente piccola, se fra ogni macroisola vengono innestate mini e microisole, se la linea naturale di inserzione e la naturale angolatura dei capelli vengono rispettate. Un inconveniente in passato assai comune era quello dell'aspetto di "doll-lock" (capelli a bambola): una serie di macroisole innestate in file regolari e precise, come i capelli cuciti di una bambola, non pettinabili, radi e assolutamente innaturali".
La vera svolta qualitativa della chirurgia tricologica si è
avuta dopo il 1990.
Oggi l'autotrapianto è eseguito con una tecnica decisamene
più avanzata ed anche più semplice; ideale inoltre
per completare quanto può essere stato fatto, mesi prima,
con la detonsurazione o galeoplastica.

Con un bisturi, a due, tre, quattro lame, si prelevano più striscie di cuoio capelluto, dalla regione occipitale.

La breccia operatoria verrà poi suturata accuratamente.

La striscia di cute verrà sezionata per ricavarne centinaia di microisole, "micrograft", contenenti ciascuna una unità follicolare o anche graft ancora più piccoli di tre, due o un solo capello.


I micrograft si ricollocano nella zona ricevente, dove mancano, con la tecnica del "punch-graf" (letteralmente: perfora e innesta).

Le microisole, che in questo caso potremmo anche definire semplicemente unità follicolari e talvolta follicoli, vengono inserite seguendo una logica di progressiva copertura della zona calva. Il chirurgo pone la massima attenzione a seguire il disegno naturale dell'inserzione frontale e quindi partendo da questa fino ad coprire tutta la regione alopecica ed è ovviamente essenziale seguire l'angolo di crescita naturale dei capelli. In un seduta si possono innestare 500 e più micrograft.

Alcune tecniche, grazie all'impiego di un adesivo cianoacrilico
che viene lasciato cadere in microgocce su ogni innesto o spruzzato
con una bomboletta nella zona ricevente, non prevedono neppure
il classico bendaggio a turbante che comunque quando è
previsto rinane in loco per una notte. In quresto caso l'adesivo
viene spontaneamente eliminato insieme alle crosticine delle piccole
ferite, come una forfora, dopo pochi giorni. Si evita così
quell'inestetismo conosciuto come "effetto cobblestonig"
(effetto di acciottolato) che è la conseguenza dei bendaggi
spesso utilizzati per tenere stabili gli innesti.
Normalmente, ad intervento è finito, il paziente può
riprendere subito le sue normali attività. Tra una seduta
e l'altra deve passare almeno quattro mesi. Con questa tecnica,
con un pò di pazienza ed in pazienti motivati, l'effetto
estetico finale è decisamente naturale.

Conclusioni
Oggi in mano di un operatore capace ed esperto (ma questi non
sono certamente molti) le tecniche chirurgiche, applicate singolarmente
o combinate fra loro, danno oggi risultati decisamente buoni se
non ottimi e siamo anche convinti che, col passare del tempo,
i risultati saranno sempre migliori per il continuo progredire
delle tecniche e degli strumenti.
Purtroppo, quando si vogliano conseguire risultati veramente buoni,
il costo della chirurgia tricologica, pur assai più "economico"
di qualche anno fa, risulta ancora piuttosto elevato e non alla
portata di tutti.
Inoltre i tempi di esecuzione possono, in taluni casi, essere
lunghi e, talvolta, il "lavoro" può impegnare
anche per anni l'operatore ed il paziente prima di ottenere il
risultato finale ottimale.
Fondamentale è in ogni caso la scelta del chirurgo: ché
sia altamente qualificato.
In questo campo, purtroppo, la apparente facilità della
esecuzione dell'intervento e l'improvvisazione di troppi è
andata per anni a discredito della tecnica stessa e degli operatori
più qualificati.
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Come individuare la migliore tecnica di rinfoltimento per ogni
singolo paziente
Vincenzo Gambino
- Milano -
Nella società moderna l'immagine è sempre più
importante. Per questo motivo, un numero sempre maggiore di uomini
vuole migliorare il proprio aspetto attraverso il rinfoltimento
dei capelli. Questi soggetti sono oramai influenzati da numerosi
messaggi pubblicitari che ne condizionano le aspettative ed incrementando
le loro esigenze. E' perciò necessario che il medico dedichi
molto tempo al dialogo con loro, allo scopo di comprendere le
singole problematiche, le aspettative e consigliarli al meglio.
I quattro punti fondamentali da approfondire sono i seguenti:
a) aspettative,
b) esame della situazione attuale e possibile evoluzione,
c) discussione delle opzioni,
d) costi.
La scelta delle opzioni sarà discussa in funzione di:
- età del paziente,
- età in cui è iniziato il diradamento,
- prosecuzione della perdita di capelli o sua stabilizzazione,
- eventuali precedenti terapie.
Solo una approfondita discussione con il paziente consentirà
al medico di indirizzarlo verso la metodica più appropriata.
Nell'autotrapianto di capelli è sufficiente una tecnica
corretta per ottenere un risultato brillante?
Gaetano Agostinacchio, Vincenzo Mancini, Massimo Cioccolini.
- S. Benedetto del Tronto - (AP)
Gli autori, dopo anni di esperienza, affermano che l'acquisizione
di una tecnica corretta è solamente il punto di partenza
per l'esecuzione di un autotrapianto di capelli.
Si presentano molte situazioni in cui risulta evidente come una
corretta metodica non basta da sola per ottenere un risultato
estetico ottimale.
Infatti se la tecnica non è supportata dal buon senso e
dal gusto estetico acquisiti dagli operatori con la pratica, l'autotrapianto
di capelli sarà solo una delle tante alternative che continueranno
a frustrare il calvo.