Il trattamento delle malattie dei capelli, ed in particolare
il trattamento degli effluvi e dei defluvi, è spesso lungo
e difficile.
Non esistono le cure miracolose in grado di dare quei risultati
che i pazienti vorrebbero e che, talvolta, si attendono.
I capelli, che gli antropologi ed i biologi amano spesso definire
"inutili annessi cutanei", hanno per l'essere umano
un profondo valore simbolico, sul quale già abbiamo discusso.
La loro funzione è quella di "essere visti ed ammirati".
Il paziente che si rivolge al medico per la perdita o caduta di
capelli, reale o presunta che sia, è spesso un soggetto
psicologicamente "fragile", talvolta in stato di profondo
sconforto ed il compito del medico, non potendo sempre "guarirlo",
è quello di dargli comunque un aiuto volto al contenimento
dell'ansia.
Si diceva, solo pochi anni fa, che l'unica cosa in grado di arrestare
la caduta dei capelli fosse il pavimento.
Forse proprio per questo, nonostante la richiesta in continuo
aumento e l'imperversare di maghi e fattucchiere del capello,
i dermatologi che si occupavano della "testa" altrui
erano pochi e sparuti pionieri in un contesto di totale assenza,
o quasi, di supporto da parte delle Università e di informazione
da parte dei mass media.
Ma cosa è cambiato oggi?
Oggi che il dermatologo non considera più il problema della
perdita dei capelli come qualcosa che deve essere risolto solo
dal parrucchiere o dall'estetista?
Oggi che la popolazione degli affetti dal "maldichioma"
ha assunto dimensioni impressionanti e con essa è montata,
come una marea, la voglia di saperne di più?
Oggi la situazione non è ancora cambiata! La fonte di "informazione"
più diretta e più ascoltata è, assurdamente,
la pubblicità.
Uomini e donne, indipendentemente dal livello di scolarizzazione,
dalla loro intelligenza o ceto, sfogliano avidamente le pagine
dei giornali e credono di trovare nella pubblicità di un
prodotto o di un centro tricologico la risposta al loro problema.
Ma come può avvenire questo?
Perché la gente si affida quasi automaticamente ai "consigli
per gli acquisti" che sono, spesso, tutt'altro che buoni
consigli?
Sono ancora comuni i casi di giovani che, ossessionati dalla paura
di diventare calvi sottoscrivono milioni in cambiali con "Innominabili
Centri Tricologici" e con la speranza di trovare la soluzione
dal mago di turno.
Sono ancora frequenti i casi di giovani che, delusi, si suicidano
(o tentano il suicidio) per gli "inutili annessi cutanei".
Queste cose succedono ancora perché il tema "tricologia"
si presta a facili manipolazioni. Il medico, SBAGLIANDO, ha sempre
snobbato il problema considerandolo perlomeno marginale e la stampa
sovente contribuisce ad aumentare la confusione invece di diradarla.
Eppure chi è deputato alle risposte esiste ed è
chiaramente, e nonostante tutto, il medico: il paziente con defluvio,
alopecia o calvizie ha diritto all'attenzione del medico, egli
deve sentirsi ascoltato e capito perché si formi quel rapporto
di fiducia, "empatia", essenziale alla riuscita di qualsiasi
trattamento terapeutico.
E' un momento delicato questo, un momento in cui la comunicazione
e il rapporto di fiducia tra medico e paziente (counselling) giocano
un ruolo fondamentale sia per il buon esito della terapia sia
per l'eventuale ridimensionamento di un problema che, come abbiamo
visto, talvolta arriva ad assumere connotati grotteschi e tragici.
I capelli sono ancor'oggi terra di nessuno e perciò il
pubblico si trova immerso in una ridda di informazioni contraddittorie
con, da una parte la medicina che offre farmaci non certo miracolosi
e dall'altra la pubblicità di centri tricologici non identificati
(e non identificabili) che offrono prodotti e "soluzioni
definitive"
Cosicché anche il farmaco, finisce per venire considerato
poco più che un cosmetico, prescrivibile da chicchessia,
anche a sproposito.
Occorre una maggiore attenzione al problema da parte degli organi
di informazione e soprattutto da parte delle riviste scientifiche,
perché il lettore, dopo aver letto un articolo equilibrato,
veramente informativo e che evita volutamente smaccate sponsorizzazioni,
sfogliando le pagine non trovi subito dopo la pubblicità
miracolistica e ne rimarrebbe per lo meno confuso:
"Sarà questa la giusta soluzione al mio problema?
D'altronde, ragiona il lettore, se il giornale è serio,
visto che l'articolo era serio e pieno di buon senso (ma non faceva
nomi di prodotti ed il lettore li vuole perché vuole un
riferimento immediato), la pubblicità che segue deve essere
giusta la risposta!".
Così, uno spazio a pagamento diventa tutt'uno con l'informazione
vera, perché chi legge non sa o non vuole sapere che in
un giornale, un conto è la parte scritta e firmata da un
medico o da un giornalista, un altro è la gestione aziendale
dello spazio pubblicitario.
Se gli argomenti inerenti la tricologia, ed in genere la salute,
fossero chiaramente svincolati dagli spazi pubblicitari si potrebbe
ridimensionare il lungo e dispendioso pellegrinaggio a cui si
sottopongono i molti che hanno o si fanno problemi di chioma.
Pellegrinaggio spesso tortuoso che passa attraverso strani fai
da te, carissimi millantatori e tante delusioni e che, alla fine,
inevitabilmente, approda dal medico esperto (dermatologo, endocrinologo,
medico estetico che sia) il quale riporta dal paese delle bacchette
magiche alla realtà.

Oggi il medico deve ad un tempo esercitare tutto il suo spirito
critico verso quei prodotti dermocosmetici in commercio, la cui
attività terapeutica non è né dimostrata
né dimostrabile ma deve al contempo essere a conoscenza
di quanto realmente, in termini di terapia, si può dare
al paziente.
Davanti ad una alopecia il medico non può e non deve più
comportarsi da guaritore o da ciarlatano, prestandosi a essere
il tramite di "manovre commerciali" che reclamizzano
prodotti la cui efficacia non si basa su un ragionamento scientifico
ma solo economico e teso a sfruttare la sofferenza psicologica
di questi soggetti.
Alle soglie del 2000 anche il capitolo "alopecia" dovrà,
pian piano, uscire da quel limbo di incuranza e faciloneria che
fatalmente rende lecito tutto ciò che è utile solo
commercialmente.
A noi, come Giornale Italiano di Tricologia, resta il dovere di
lavorare per abbreviare al massimo questo percorso, e l'obbligo
di chiarire i confini tra medicina e magia, anche a costo di perdere
qualche sponsor o di non averne affatto.
Vi invitiamo a scrivere al Giornale Italiano
di Tricologia a mandare i Vostri Articoli, i Vostri Lavori, le
Vostre Critiche. Questo materiale, dopo selezione e revisione
da parte della Redazione e della Direzione Scientifica, verrà
pubblicato.
Gli articoli potranno essere spediti per posta normale, evitando
la raccomandata, ad: Andrea Marliani, via San Domenico 107/3,
50133 Firenze.
BIBLIOGRAFIA
Marliani A.: "Possibilità attuali di terapia medica
della Calvizie Comune" Etruria Medica, Firenze,
1992: 7:
Padrini F.: "Il linguaggio segreto del corpo" De Vecchi
Editore, Milano, 1996.
Pellizzari A.: "Consigli per gli acquisti" TRICOS 1992; 3: 5 - 7
Rinaldi F.: "I segreti della bellezza romana" Rydelle, Milano, 1991.
Tosti A.: " Contributo alla conoscenza della stupidità umana" Sellerio, Palermo, 1992.