Fibra inanimata ed, in qualche modo, "vivente", il
capello deve essere accudito, curato e protetto.
Questo è tanto più vero in quanto il capello viene
utilizzato per il "linguaggio del corpo", come oggetto
di culto, di cui si può modificare la forma,. il colore,
l'aspetto, il riflesso.
La Scienza Cosmetologica deve adattarsi a questi fatti con prodotti,
per l'igiene e l'abbellimento, efficaci e non aggressivi ed elaborando
tecniche sicure ma che consentano la colorazione, la decolorazione,
la deformazione ed il fissaggio dei capelli.
Viceversa, i cosmetici, in senso stretto, non potranno avere azione
alcuna sulla vitalità dei capelli, nessun prodotto cosmetico
per applicazione esterna può "rafforzare la radice",
far ricrescere dei capelli caduti o "addormentati",
malgrado le promesse ingannevoli di certa pubblicità; se
qualcosa avviene siamo già al farmaco!
SHAMPOO
Non ci si lavano i capelli con "una cosa qualsiasi"
o con detergenti aggressivi senza subirne le conseguenze: la cuticola
del fusto pilare (molto fragile) diventa a scaglie, si "abrade",
i capelli, rugosi, diventano mal pettinabili, si spezzano o si
sgretolano (tricoptilosi distale = doppie punte) alle estremità,
il cuoio capelluto diventa arrossato e pruriginoso...
Con il progredire della cosmesi, alla funzione principale dello
shampoo che è di pulire i capelli ed il cuoio capelluto
(senza danneggiarli), si sono aggiunti progressivamente altri
imperativi:
- abbellimento dei capelli mediante un apporto di brillantezza
(il principale rimprovero fatto al sapone e di rendere opaco e
"spento" il capello con depositi di calcio e di magnesio
che lo fanno sembrare polveroso), pur lasciando i capelli soffici
e morbidi, "gonfi", facili da districare e da pettinare;
-> esigenza del Consumatore nei confronti della viscosità
e del potere schiumogeno di uno shampoo;
-> conferire morbidezza, volume ed elasticità ai capelli;
-> adattamento alla natura di ogni tipo di capelli: secchi,
grassi, fini, fragili etc;
-> utilizzo in relazione a certi disturbi del cuoio capelluto
(shampoo trattanti: antiforfora o antiseborrea).
-> infine, adattamento alla frequenza dei lavaggi (shampoo
"dolci" o delicati, per uso frequente).
Le basi lavanti
Il materiale da detergere rappresenta una grande superficie, valutata
in 4 - 8 m2 per una capigliatura femminile.
I tensidi (o tensioattivi) sono sostanze detergenti di superficie
che hanno in comune una struttura "ambivalente" a doppia
affinità che comprende:
-> una parte lipofila (catena idrocarburica), liposolubile
che deve solubilizzare lo sporco ed il grasso;
-> una parte idrofila (raggruppamento polare), idrosolubile,
che deve consentire al tensioattivo di solubilizzarsi nell'acqua
e di portar via i composti grassi durante il risciacquo.


L'effetto lavante di uno shampoo comincia con la sua capacità di "bagnare" lo sporco contenuto nel sebo che circonda il capello. Le basi lavanti sono agenti tensioattivi (o "tensidi") che si collocano nell'interfaccia tra l'acqua del lavaggio con lo sporco ed il grasso da eliminare.

Questo materiale viene quindi emulsionato e disperso nell'acqua e deve poter essere eliminato con l'acqua di risciacquo.

Sottolineiamo che l'effetto "lavante" non è assolutamente proporzionale alla quantità di schiuma prodotta, pur cosi apprezzata dall'utente.

I detergenti di sintesi possono essere classificati in 4 gruppi:
1) tensioattivi anionici in cui la parte polare idrofila è caricata negativamente, sono i pilastri dell'azione lavante di uno shampoo in quanto poco costosi e poco irritanti.
-> I solfati di alcol grassi sono molto apprezzati in quanto
hanno buone proprietà detergenti, emulsionanti e schiumogene.
Esistono sotto forma di sali di sodio, di ammonio o di trietanolammina.
Poiché mancano di dolcezza, vengono addizionati con altri
tensioattivi per ovviare alla loro aggressività nei confronti
della cheratina.
-> Alcuni prodotti anionici hanno una maggiore dolcezza, ma
spesso sono anche meno detergenti e meno schiumogeni: gli alchileterosolfati,
i lipoaminoacidi, i solfosuccinati, gli isetionati, i sarcosinati...
2) tensioattivi cationici, in cui la parte polare idrofila è caricata positivamente, sono poco utilizzati.
-> Di potere schiumogeno e detergente mediocre, sono irritanti
per gli occhi, vengono talvolta utilizzate due loro qualità:
azione battericida e micostatica (utilizzo come agente antiforfora);
forte affinità per la cheratina del capello alla quale
danno dolcezza e brillantezza, facilitano lo sbrogliamento dei
capelli e ne diminuiscono l'elettricità statica.
-> Di questo gruppo fanno parte i sali amminici (ossido aminico)
e i sali dell'ammonio quaternario (alchiltrilnetilammonio, alchildimetilbenzilammonio).
Incompatibili con gli anionici, sono sostituiti dai polimeri cationici.
3) tensioattivi anfoteri hanno una struttura bipolare che varia
in funzione del pH con formazione di anioni in ambiente basico,
di cationi in ambiente acido.
-> Sono buoni agenti lavanti, poco schiumogeni, sono in generale
ben tollerati e abbastanza costosi. Vengono utilizzati in associazione
con tensioattivi anionici.
-> Ne esistono tre classi importanti: le betaine, i derivati
dell'imidazolina, gli aminoacidi N-alchilici.
4) tensioattivi non ionici non hanno carica elettrica. E' la
ripetizione dei gruppi "ossietilene" che esercita la
funzione solubilizzante nell'acqua (invece delle teste polari).
- Abbastanza costosi, hanno buona capacità detergente con
scarso potere schiumogeno.
Per la loro eccellente tollerabilità vengono generalmente
considerati i più dolci dei tensioattivi.
La mancanza di capacità schiumogena soddisfa però
poco gli utenti e fa sì che vengano soprattutto utilizzati
come detergenti ausiliari, in associazione con altri tensioattivi.
Tra i tensioattivi non ionici ricordiamo: i Tweens (esteri poliossietilenici
di sorbitolo), gli eteri di poligliceroli, la alcanolammine.
Le saponine naturali di origine vegetale
(legno di Panama, castagna d'India, edera saponaria...), utilizzate
da secoli sotto forma di diverse ricette ancestrali, sono apparentate
ai detergenti non ionici.
Sono dei mediocri agenti lavanti che diventano detergenti a concentrazioni
elevate alle quali si rivelano però aggressivi per i capelli.
Per questo motivo al fine di assicurare un buon lavaggio e proprietà
cosmetiche opportune gli shampoo che sostengono di contenere "lavanti
naturali" contengono abitualmente anche dei tensioattivi
di sintesi.
Gli additivi di fabbricazione
Lo shampoo è prima di tutto una soluzione acquosa di tensioattivi.
E' tenendo conto delle qualità proprie di ciascun tipo
di tensioattivo, è dall'associazione di diversi tensioattivi
(miscele di anionici tra di loro, di anionico + anfotero, di anionico
+ non anionico) che nascono le migliori soluzioni detergenti e
che rispondono meglio ai desideri degli utenti.
In generale, uno shampoo contiene dal 10 al 20% di detergenti
in 80 - 90% di acqua (sterile e deionizzata).
La molteplicità degli obiettivi di uno shampoo richiede
l'utilizzo di un gran numero di componenti con problemi di compatibilità
e di dosaggio e danno origine a diverse soluzioni.
Gli additivi, destinati a perfezionare le qualità del prodotto
finito ed a renderlo gradevole, sono praticamente indispensabili:
-> esaltatori e stabilizzatori di schiuma (dietanolammide di
copra, amidi grasse, polioli, alcoli ossietilenici) per rispondere
al desiderio del pubblico secondo il quale il potere schiumogeno
è psicologicamente associato all'efficacia lavante;
-> umettanti (sorbitolo, glicerolo, propilenglicol...) che
conservano la struttura dello shampoo evitando l'evaporazione
dell'acqua;
-> addolcenti (olii vegetali o animali, derivati di lanolina
o lecitina, polimeri cationici...) per dare brillantezza ai capelli,
diminuirne l'elettricità statica e favorirne lo sbrogliamento;
-> agenti di viscosità per addensare uno shampoo in
crema (gomme naturali, cellulose, carbopol...) o per fluidificarlo
(alcoli);
-> conservanti (paraidrossibenzoati...) la cui azione antisettica
è necessaria per consentire la conservazione del prodotto
finito;
-> citiamo infine gli opacizzanti e i madreperlanti, i coloranti,
i sequestranti, gli stabilizzatori del pH ed i profumi.
-> Alcuni additivi vegetali vengono utilizzati per dare "riflessi"
che abbelliscono i capelli:
l'henné dà riflessi rossi, la camomilla riflessi
biondi ed il castagno riflessi castani. La china, oltre ad esercitare
proprietà antisettiche, rende brillanti i capelli.
I principi attivi dei singoli shampoo trattanti verranno esaminati
in dettaglio successivamente.
Tollerabilità locale degli shampoo
La messa a punto di uno shampoo implica prima di tutto la prova
dei diversi agenti tensioattivi e del prodotto finito a tre livelli.
-> I capelli. Lo shampoo non deve denaturare la cheratina.
A questo riguardo, i tensioattivi anionici sono quelli meno tollerati.
-> Gli occhi. Alcuni detergenti non si limitano ad irritare
temporaneamente la congiuntiva (tensioattivi cationici) ma possono
provocare una cheratite duratura.
Il test di Draize sulla cornea del coniglio costituiva, fino a
pochi anni fa, un obbligo legale.
-> La cute del cuoio capelluto, della fronte e delle mani.
Un'eccessiva detersione può provocare disidratazione, prurito
ed eritema dopo lo shampoo. E stata accusata di provocare seborrea
reattiva, di favorire l'evoluzione di un'alopecia androgenica.
Vengono effettuati dei patch test epicutanei per cercare eventuali
effetti irritanti indesiderabili. Tra gli additivi, i conservanti,
i coloranti ed i profumi devono essere accuratamente testati per
verificare che non inducano alcuna dermatite allergica da contatto,
alcuna fotosensibilizzazione o alcuna pigmentazione della linea
di attaccatura del cuoio capelluto.
Cinque categorie di shampoo
1) Gli shampoo lavanti "classici"
Sono gli shampoo familiari, economici, che hanno lo scopo di lavare
bene i capelli. Contengono soprattutto tensioattivi anionici e
cercano la loro personalità attorno ad un ingrediente naturale,
vegetale o biologico.
2) Gli shampoo cosmetici
Si tratta di shampoo specifici che consentono di correggere gli
inconvenienti inerenti a una determinata natura dei capelli.
La loro formulazione esige una intelligente modulazione dell'azione
detergente e dell'azione "condizionante".
-> gli shampoo per "capelli secchi" donano dolcezza
e facilità alle pettinature;
-> gli shampoo per "capelli grassi" tendono a ritardare
gli effetti di appesantimento legati al grasso dei capelli;
-> gli shampoo per "capelli sottili" intendono garantire
volume e mantenimento;
-> gli shampoo per "capelli fragili" danno brillantezza
e morbidezza.
Gli shampoo trattanti specifici
Cercano di adattarsi ad un cuoio capelluto alterato, mediante
aggiunta di molecole che hanno un azione "farmacologica"
riconosciuta.
-> Gli shampoo antiforfora
L'eziopatogenesi della forfora fa intervenire una proliferazione
eccessiva di microrganismi residenti, per cui uno shampoo antiforfora
dovrà avere due qualità principali:
- una reale attività battericida ed antimicotica;
- una base lavante con potere lavante sufficiente per eliminare
la forfora presente ma con dolcezza indispensabile per non aggredire
ulteriormente l'epidermide già irritata.
Gli additivi hanno reali virtù antiforfora:
-> gli shampoo contenenti catrami, come l'olio di cade (catrame di legno di ginepro) o il catrame di carbone fossile Vengono utilizzati per la psoriasi e la forfora del cuoio capelluto in quanto hanno una certa efficacia cheratolitica ed antipruriginosa. L'inconveniente del loro odore e del loro colore scompare dopo il risciacquo,
-> Gli shampoo antiforfora classici contengono amidi dell'acido undecilenico, sali di zinco o derivati di piridintione. L'octopyrox ha un attività paragonabile. Sono attualmente in commercio anche shampoo contenenti imidazolici (di cui la più famosa e commercialmente fortunata contiene ketoconazolo) veicolati da eccipienti schiumogeni ma molto aggressivi per la cheratina.
Gli shampoo antiseborroici
Schematicamente, possono essere classificati in tre categorie:
-> Gli shampoo contenenti legno di Panama, detergente non ionico dolce, possono essere utilizzati dai soggetti aventi cuoio capelluto grasso. Hanno la fama di non danneggiare la cheratina pilare né di provocare seborrea reattiva. Tuttavia, il loro carattere poco schiumogeno determina il rifiuto da parte dell'utente,
-> Alcuni shampoo per "capelli grassi", contengono agenti che tendono a rallentare la secrezione sebacea: abitualmente derivati dello zolfo e olio di cade.
4) Le basi lavanti dolci
sono derivati non ionici del poliglicerolo con forte potere schiumogeno
o non schiumogeno. La loro eccellente tollerabilità e la
loro grande frequenza di utilizzo fanno sì che i disturbi
dovuti al sebo non hanno il tempo di verificarsi.
-> Gli shampoo dolci: "per uso frequente" e "per
bambini"
La moda di questa serie va diffondendosi da parecchi anni in correlazione
con il cambiamento dello stile di vita. Attualmente, il consumatore
sente il bisogno di lavarsi spesso i capelli, due - tre volte
alla settimana; questo può essere dovuto all'inquinamento
atmosferico delle grandi città, ad una seborrea importante,
alla sudorazione legata alla pratica regolare di sport etc.
La formulazione di questi shampoo meno detergenti dei precedenti,
si basa sull'utilizzo di tensioattivi selezionati per la loro
dolcezza e la loro assenza di aggressività nei confronti
del capello, ma anche della cute e degli occhi, in particolare
negli shampoo "per bambini".
5) Gli shampoo secchi
Questi shampoo sono costituiti da una miscela di polveri (amido
di riso o di mais, silice...) destinate ad assorbire il sebo e
ad essere in seguito eliminate mediante un'energica spazzolatura.
Di fatto non vengono più utilizzati in quanto non hanno
alcun potere pulente sul cuoio capelluto. Danno soltanto un'apparenza
di pulizia.
PRODOTTI DOPO SHAMPOO
I balsami di bellezza o contro i nodi
Danno ai capelli un aspetto elastico, liscio, lucido e "disciplinato".
Sono particolarmente apprezzati dalle donne con capelli lunghi
e secchi che trovano una soluzione al problema dei nodi. Si applicano
2 - 4 "noci" di prodotto sui capelli bagnati dopo lo
shampoo, si lascia agire alcuni minuti quindi si risciacqua.
I balsami sono costituiti da cere autoemulsionabili (alcool grasso,
alcoli ossietilenici), da derivati dell'ammonio quaternario (tensioattivi)
e da agenti condizionanti polimeri, siliconi, proteine...).
Sono ben tollerati ed il fissaggio dei prodotti sul capello è
subito reversibile con il lavaggio.
Sono poco consigliabili per i capelli grassi in quanto aumentano,
verosimilmente, la migrazione del sebo con il loro effetto di
superficie sul fusto pilare.
Le creme per capelli
Questi prodotti più densi vengono utilizzati come i balsami
(dopo lo shampoo, contatto seguito da risciacquo).
Sono vere e proprie emulsioni di olio in acqua in presenza di
emulsionante (non ionico o cationico). Le creme per capelli hanno
un grande successo presso il pubblico e, in alcuni paesi (es.
USA), vengono utilizzate pressoché sistematicamente dopo
lo shampoo.
I fabbricanti li collocano come prodotti di cura (capelli secchi,
grassi, fragili ..) oppure danno loro un'immagine di marca "biologica",
"ecologica"...
Gli inconvenienti riscontrati sono la sensazione di appesantimento
dei capelli, l'impressione che diventino grassi più rapidamente.
Le lozioni fissanti
Questi prodotti vengono anch'essi applicati dopo lo shampoo ma
non devono essere sciacquati.
Sono costituiti da polimeri di sintesi (derivati del polivinilpirrolidone
o dell'acetato di polivinile).
I loro effetti di rigidità sulla capigliatura, molto ricercati
negli anni '60, stanno tornando di moda per le pettinature attuali.
Le lozioni "trattanti"
- Le lozioni antiforfora possono essere utilizzate dopo lo shampoo
oppure come frizione tra due shampoo con una frequenza variabile
(da tutti i giorni a due volte alla settimana).
Gli agenti "attivi" sono diversi: piridintione e derivati,
octopyrox, derivati undecilenici, catrami, solfuro di selenio...
- Le lozioni antiseborroiche utilizzano comunemente miscele di
zolfo, di catrame, di estratti biologici o vegetali...
- Le lozioni "contro la caduta dei capelli" sono praticamente
tutte a base di estratti biologici, vegetali, vitamine o rubefacenti
la cui efficacia è spesso ben lungi dall'essere dimostrata.
LACCHE PER CAPELLI
Agendo tramite deposito di polimeri, questi prodotti di mantenimento
della pettinatura sono destinati a fissare per alcune ore i capelli
in una data posizione.
Devono adattarsi alle variazioni di umidità, non creare
un effetto appiccicoso o polveroso, resistere ad un colpo di pettine
ma essere facilmente tolti con lo shampoo.
Gli elementi costitutivi di una lacca sono: una sostanza laccante
(formata da resine polimeriche), un complesso solubilizzante,
agenti plastificanti, una miscela solvente, un gas propulsore...
Le eventuali conseguenze dell'uso delle lacche possono essere
distinte in tre voci:
1) dermatiti da contatto, eccezionali;
2) broncopneumopatia (di tipo fibroso), possibile se esiste un'esposizione
molto prolungata in un locale (professionale) mal aerato;
3) alterazione dello strato di ozono stratosferico dovuta all'utilizzo
di fluorocarburi (freon) come gas propulsori di aerosol. Questa
barriera naturale è indispensabile per arrestare le radiazioni
solari "mortali", pertanto sono state prese misure di
legge per limitare l'uso dei freon. I nuovi propulsori si avvalgono
di solventi o di gas inerti.
TINTURE PER CAPELLI
La colorazione dei capelli è. dovuta a sostanze che
assorbono determinate lunghezze d'onda della luce e ne ritrasmettono
altre.
Il motivo per cui nacquero le tinture era di mascherare i capelli
bianchi. La civetteria ed il desiderio di seduzione se ne sono
impadroniti, e già da molto tempo: le belle Romane dovettero
schiarire i loro capelli troppo neri per continuare a piacere
ai legionari vittoriosi ma vinti dalle bionde galliche...
Al di fuori dell'henné (colorante naturale estratto pestando
il fiore di Lowsonia alba), si possono distinguere tre tipi di
tinture in funzione della durata della colorazione.
La colorazione temporanea
Tende a modificare temporaneamente la tonalità naturale
per dare riflessi e fulgore alla capigliatura. I prodotti coloranti
utilizzati hanno un alto peso molecolare, si depositano sulla
cuticola del capello (senza penetrarla) e vengono eliminati con
lo shampoo. I più utilizzati sono i coloranti azoici, trifenilmetanici,
antrachinonici, indoaminici...
Vengono usati sotto forma di shampoo coloranti o di lozioni dopo
shampoo.
La colorazione semipermanente
I prodotti utilizzati cercano una tenuta di colorazione superiore
ai coloranti temporanei, in quanto devono resistere a diversi
lavaggi (da 4 ad 8). Ravvivano il colore naturale (tonalità
più scura) e mascherano i primi capelli bianchi. Non possono
schiarire i capelli.
Si tratta di una colorazione diretta che non richiede alcuna modifica
preliminare o concomitante della cheratina.
I coloranti più utilizzati appartengono alla famiglia dei
coloranti nitrati (ortodiamine nitrate, paradiamine nitrate),
azoici o metallici.
La colorazione permanente: la più utilizzata
Consente una modificazione durevole del colore naturale avvalendosi
di una reazione chimica di ossidazione che determina l'integrazione
di molecole coloranti all'interno del fusto del capello.
La colorazione permanente resiste bene agli shampoo ed ai diversi
fattori esterni (luce, sfregamento etc). Consente inoltre di schiarire
o di scurire i capelli in diverse gamme di colori.
Il principio sembra semplice: molecole di piccolissima dimensione,
dopo aver attraversato una cuticola di porosità fisiologica
aumentata mediante idratazione ed alcalinizzazione, vengono ossidate
in molecole colorate, in grado di trasmettere il colore alla cheratina
della stessa cuticola e della corteccia.
Di fatto, i meccanismi di ossidazione sono estremamente complessi
e richiedono:
-> una soluzione di perossido in ambiente alcalino (pH 9),
abitualmente acqua ossigenata (H2 02) agente ossidante e decolorante;
-> un sistema cromogeno comprendente un cromogeno primario
o base di ossidazione (molecola incolore il cui prodotto di ossidazione
fornirà un colorante) e dei cromogeni secondari chiamati
copulanti che modificano il colore primario e la cui combinazione
consente di realizzare diverse tonalità.
I coloranti sono le fenilendiamine (parafenilendiamina, paratoluidendiamina);
gli aminofenoli (para ed orto) i diidrossibenzeni o i polifenoli.
I prodotti si presentano in forma di crema o di gel nei saloni
di bellezza ed in forma di shampoo colorante per il pubblico.
Gli incidenti delle colorazioni permanenti sono eccezionali e
dominati dalla dermatite allergica da contatto alle tinture (valutata
in una volta su un (milione di unità vendute).
Le sostanze più allergicizzanti sono la parafenilendiamina
(P.P.D.) la cui intolleranza è nota dal 1898, la nitro-orto-fenilendiamina,
la nitro-parafenilendiamina, la 2,5-parato-luendiamina.
Questa pur rara possibilità di eczema impone, per legge,
la pratica di eseguire una prova per determinare la tollerabilità
delle basi di colorazione da parte dell'utente.
PERMANENTI
Le permanenti hanno lo scopo di trasformare un capello liscio
in un capello ondulato. La riuscita di questi metodi è
la prova certamente dell'arte del parrucchiere ma anche dell'elasticità
delle fibre pilari, in quanto il principio consiste in una modificazione
chimica della cheratina.
La permanente può essere divisa in tre fasi:
-> In un primo tempo, i ponti disolfurici della cheratina vengono
ridotti in funzioni tioliche, da prodotti organici a base di acido
tio-o derivati (acido tioglicolico, acido tiolattico) in presenza
di un agente umettante;
-> una volta ridotta, la cheratina è plastica, in grado
di essere deformata, per esempio mediante avvolgimento su di un
bigodino per 10 - 45 minuti. E' la messa in forma che consente
lo scorrimento delle catene;
-> in un terzo momento, dopo un risciacquo, la cheratina viene
fissata nella forma voluta mediante agenti ossidanti più
spesso acqua ossigenata, talvolta bromati) che ristabiliscono
i ponti disolfurici.
La riuscita della permanente (buona tenuta per 2-4 mesi) deriva
dalla padronanza di questa tecnica chimica che degrada potenzialmente
la struttura del capello.
Sul piano della tollerabilità, i liquidi per le permanenti
non sono di norma allergizzanti, sono però talvolta irritanti
e richiedono pertanto la protezione delle mani del parrucchiere.

PRINCIPI DI IGIENE
A proposito della pettinatura
Gli chignon troppo stretti e le "code di cavallo" sono
fattori di alopecia traumatica dovuta non solo a rottura dei fusti
dei capelli ma anche al formarsi di micro emorragie sottoinfundibulari
che esitano, alla fine, in cicatrizzazione della zona del bulge
(tricotiomalacia).
L'asciugatura con spazzola e phon, le permanenti, la cotonatura
e la scotonatura, rischiano di alterare la struttura dei capelli,
di spezzarli o di strapparli.
Il fatto di tagliare o meno i capelli non ha mai modificato la
loro crescita.
La spazzolatura deve essere fatta solo con spazzole dalle setole
morbide i pettini devono avere denti arrotondati senza residui
taglienti di lavorazione.
Le spazzole ed i pettini devono essere lavati regolarmente con
acqua e sapone.
A proposito del lavaggio
E' importante usare uno shampoo di buona qualità le cui
basi lavanti non siano aggressive.
Il capello sopporta male i "detergenti industriali".
Non è mai consigliabile mescolare due shampoo diversi in
quanto alcuni agenti tensioattivi non sono compatibili tra di
loro il che comporta una "presa in massa" dei capelli
(che scompare soltanto con il taglio dei capelli).
La frequenza dello shampoo si è modificata nel corso degli
anni:
-> solo 15 -20 anni fa, si sosteneva che i capelli dovessero
essere lavati soltanto ogni 7 - 15 giorni, per evitare la possibile
comparsa di una iperseborrea reattiva (gli shampoo dell'epoca
erano effettivamente molto detergenti);
-> oggi che è dimostrato che la frequenza dello shampoo
non influenza affatto la produzione di sebo, è ragionevole
consigliare almeno un lavaggio alla settimana per i capelli secchi
o normali, due o tre lavaggi settimanali per i capelli grassi
a condizione di usare basi lavanti molto dolci ("shampoo
extra-dolci").
-> una cattiva igiene del cuoio capelluto, che comporti la
presenza e la persistenza di "tappi dell'ostio", rende
assai più difficoltosa la penetrazione di qualunque principio
pertanto una corretto modo di lavarsi è l'alleato indispensabile
di qualunque cura dermatologica che debba interessare il follicolo.
A proposito del cuoio capelluto seborroico
Noi contemporanei non sopportiamo più i capelli "grassi"
o "umidi" ed il medico deve adattare la sua prescrizione
al desiderio del pubblico.
La possibilità di seborrea reattiva dopo utilizzo di shampoo
aggressivi aveva fatto nascere 15 anni fa l'aforisma: "lo
shampoo sta all'alopecia come lo zucchero sta alla carie",
il che viene attualmente considerato totalmente falso.
E' importante lavare spesso i capelli grassi...ma con dolcezza!
Un'applicazione unica di shampoo "trattante" è
preferibile al classico doppio lavaggio successivo.
A proposito del cuoio capelluto con forfora
Gli shampoo anti forfora sono il primo rimedio, Possono bastare
in quanto contengono agenti realmente efficaci che sono contemporaneamente
antimicotici, antibatterici e rallentano la formazione delle squame.
Talvolta è necessario aggiungere una terapia locale complementare,
ma in tal caso lasciamo la cosmetologia per entrare in dermatologia.
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