Le ricerche in tema di ereditarietà della calvizie sono
rese difficili dal fatto che il gene responsabile sembra avere
una penetranza estremamente variabile.
Se in un albero genealogico è infatti facile definire come
calvo chi ha una vera calvizie a corona, assai più difficile
risulta inquadrare chi presenta solo una ipotrichia (un lieve
diradamento). Comunque, anche la sola esperienza di ogni giorno,
ci fa vedere che gli alberi genealogici presentano una successione
di individui calvi, e che il figlio di un calvo ha molte probabilità
di diventare calvo: ciò prova, fuor di ogni dubbio, che
la calvizie comune "androgenetica" è ereditaria.
Per quanto le modalità di trasmissione del "carattere
calvizie" non siano ancora ben definite e non sia neppure
sicuro se questo sia l'espressione di una sola coppia di geni
o di un mosaico, provvisoriamente possiamo usare un modello "grossolano"
ma utile nella pratica clinica secondo il quale un singolo paio
di geni autosomici (CC) controlla il carattere calvizie nel seguente
modo:

Gli uomini se omozigoti o eterozigoti per il gene calvizie
autosomico "C" perderanno i capelli; le donne invece
perderanno i capelli solo se omozigoti "CC".
I'ipotetico gene calvizie si comporta come dominante nel maschio
e come recessivo nella donna.
Dobbiamo quindi pensare che il gene "C" manifesti il
suo effetto solo in presenza di ormoni androgeni: gli infatti
eunuchi ben raramente diventano calvi, mentre donne portatrici
di tumori ormonosecernenti in senso androgeno (arrenoblastomi)
possono sviluppare un androgenismo cutaneo e diventare calve ed
irsute anche solo in pochi mesi.
Come comportamento pratico ad un giovane che lamenta una caduta di capelli e teme una futura calvizie ma che non presenta una obbiettiva ipotrichia (o comunque non presenta ipotrichia di quelle zone che sono il bersaglio della alopecia androgenetica come tempie e vertice) chiederemo notizie sullo stato dei capelli del padre, degli zii materni, del nonno materno e gli faremo riempire, su un albero genealogico già predisposto, la sua anamnesi familiare per calvizie.

Ci impegneremo in una terapia per alopecia androgenetica solo
se risulterà dall'anamnesi una vera ereditarietà
per calvizie.
Se una ipotrichia è comunque presente ma diffusa a tutto
il cuoio capelluto o a zone che non sono androgeno dipendenti
(e non sarà quindi una ipotrichia "androgenetica")
dovremo cercare altre cause o "incidenze" che possono
averla provocata, per cercare di rimuoverle o correggerle, senza
mai farci prendere la mano da facili quanto inutili prescrizioni.
Sarà necessaria una anamnesi mirata, dovremo far eseguire
gli esami ematologici serici di base per "incidenze"
(vedi Bollettino S.I.Tri. n° 3: "La teoria e la Clinica
delle - incidenze - nelle Alopecie") e, pertanto, valuteremo
in prima istanza: emocromo, ves, glicemia, transaminasi, yGT,
ferritina zinchemia, magnesiemia, fT4, TSH, prolattina di base.
Successivamente un esame microscopico di capelli appena estratti
e osservati in luce polarizzata ( od almeno un Wash test modificato
ed un tricogramma classico) ed eventualmente una biopsia, ci daranno,
quasi sempre, quelle informazioni diagnostiche e prognostiche
per una diagnosi corretta e quindi per permetterci una terapia
vera, causale, razionale.
In ogni caso non dovremo mai sottovalutare il "disagio" psicologico del giovane paziente (patiens = colui che soffre). Anche se il nostro paziente crede soltanto (ed a torto) di perdere i capelli, lo terremo sotto sorveglianza attenta, onesta e mai stringente o soffocante, perché non diventi la facile "preda" di qualche "centro tricologico", di qualche "tricologo", di qualche "mago" o anche (purtroppo) di qualche "collega" con pochi scrupoli.
Come da "Statuto" sarà prossimo dovere della S.I.Tri. (quando avrà più forza, più soci e quando la sua voce verrà più attentamente ascoltata) anche il denunciare prima ai Soci, poi ai Colleghi ed alla pubblica opinione ed al limite anche alla Magistratura, almeno le frodi ed i raggiri più spudorati e grossolani che giornalmente vediamo compiere ai danni di "soggetti psichicamente deboli, talvolta non completamente capaci di intendere e di volere, facilmente plagiabili"
Per tornare ora, dopo una dovuta divagazione, nello specifico
del tema (l'ereditarietà, la prognosi le possibilità
terapeutiche della Calvizie Comune) ricordiamo come la moltiplicazione
delle cellule della matrice del capello e la sintesi della sua
cheratina sono tonicamente sotto il controllo e l'interazione
di fattori di crescita, uno stimolante (HrGF) ed uno inibente
(TGF beta e forse EGF, noradrenalina, interleuchine, interferon).
Il ciclo anagen-catagen-telogen è, essenzialmente, controllato
dagli steroidi sessuali e dal metabolismo del glucosio.
Gli ormoni steroidi, gli androgeni e gli estrogeni, determinano
la durata e la qualità dell'anagen e la differenziazione
dei peli in anagen VI terminali, pseudodisplasici, displasici,
alopecici e vellus.(vedi Bollettino S.I.Tri. n° 2: "Classificazione
dei follicoli dei capelli in anagen fisiologico e fisiologia metabolica
del catagen") permettono cioè che il genotipo diventi
fenotipo.

Alla pubertà ai maschi crescono la barba, i peli sul
torace e sul dorso e, poco dopo, comincia la perdita dei capelli,
nei soggetti geneticamente predisposti (Hamilton J.).
Nelle donne l'ipertricosi è un sintomo importante di molte
endocrinopatie associate ad iperproduzione di androgeni.
I differenti effetti degli androgeni sui vari gruppi piliferi
umani, nelle diverse sedi, portano all'ipotesi che esistano differenze
nella trascrizione nucleare indotta dal messaggio ormonale, intesa
come derepressione o repressione di geni, o a quella, peraltro
non incompatibile con la precedente, che l'aromatizzazione ad
estrogeni possa essere molto più attiva in certe zone rispetto
ad altre (Schweikert H.U. - Marliani A.).
La conversione intracitoplasmatica del testosterone nel metabolita
attivo diidrotestosterone, ad opera dell'enzima 5 alfa reduttasi,
nodo centrale del controllo steroideo del ciclo del capello, avviene
in presenza del coenzima NADPH2 la cui disponibilità è
fattore di controllo e regolazione del metabolismo dell'ormone.
Il diidrotestosterone si combina quindi con un recettore citosolico,
di natura proteica, a formare un complesso che entra attivamente
nel nucleo cellulare, si coniuga successivamente con la cromatina
a livello di un recettore specifico e, tramite la formazione di
mRNA, deprime (o induce) la sintesi proteica a livello ribosomiale
(Farthing M.J.).
In carenza di NADPH2, donatore di idrogenioni, ma in presenza
di NAD, accettore di idrogenioni, il testosterone è convertito
in androstenedione (= ossidato) dalla 17 beta idrossisteroido-deidrogenasi
(Adachi K.) e poi aromatizzato ad estrone (Schweikert H.U.).
L'energia per la sintesi proteica per il follicolo in anagen
è fornita dal metabolismo del glucosio, che costituisce
il secondo sistema fondamentale di controllo del ciclo del capello.
Nel follicolo in anagen l'utilizzo del glucosio è aumentato
del 200% rispetto al follicolo in catagen.
Anche la glicolisi risulta aumentata del 200%, l'attività
del ciclo degli esosofosfati dell'800% e il metabolismo glucidico
attraverso altre vie del 150% (Halprin K.M. - Parker F.).
Il cambiamento metabolico più importante nel passaggio
dalla fase catagen alla fase anagen consiste nell'attivazione
dello shunt degli esosofosfati (Parker F.). Lo shunt produce grandi
quantità di NADPH2, per la trasformazione del testosterone
in diidrotestosterone, realizzando così un primo fondamentale
controllo a retroazione sulla durata dell'anagen.
L'utilizzo del glicogeno, di cui è ricca la guaina connettivale
e la papilla dermica alla fine del catagen, l'attivazione della
glicolisi, ed in definitiva la fornitura di energia al follicolo
pilifero, è funzione della disponibilità di fosforilasi
che dipende dai livelli intracellulari di Adenosin Monofosfato
Ciclico (cAMP) (De Villez R.L.). L' cAMP è così
un altro fattore che media attraverso una diversa via gli effetti
degli ormoni sessuali sul follicolo pilifero (Adachi K.).
La teoria dell'cAMP "secondo messaggero" presuppone
che il primo messaggero, un ormone in senso classico, sia trasportato
nel plasma fino al suo recettore sulla membrana della cellula
bersaglio. Con l'intermediazione di una prostaglandina PGE2 (Sauk
J.J.), ed in presenza di Mg o Mn, una sub unità catalitica
della adenilciclasi produce cAMP da ATP. l'cAMP inizia la fisiologica
cascata di attivazione di proteine chinasi che porta all'attivazione
della fosforilasi. Durante l'anagen anche l'attività (o
la disponibilità) della esochinasi, che trasforma il glucosio
ematico in glucosio 6-fosfato, dipende dai livelli di proteina
chinasi attiva.
Sappiamo oggi che:
1) il diidrotestosterone, ma non il testosterone né l'androstenedione,
è in grado di inibire l'adenilciclasi e riduce la disponibilità
di cAMP ai follicoli piliferi (Adachi K.),
2) l'estrone, ma non l'estradiolo, invece attiva l'adenilciclasi
quindi aumenta la disponibilità di cAMP delle cellule follicolari
(Parker F.),
3) le cellule della matrice del pelo sono in grado di metabolizzare,
in presenza di NADH2, il testosterone ad androstenedione (De Villez
R.L.),
4) il follicolo pilifero è in grado di aromatizzare l'androstenedione
ad estrone (Schweikert H. U.).
C'è una stretta relazione fra i follicoli in anagen che producono diidrotestosterone da testosterone, con calo dei livelli di cAMP fino al catagen ed al telogen, e i follicoli in catagen che metabolizzano testosterone ad androstenedione (De Villez R.L.) ed androstenedione (Schweikert H.U.) ed estradiolo (Parker F.) in estrone, con aumento delle concentrazioni di cAMP, fino all'inizio del un nuovo anagen.
I processi di aromatizzazione del follicolo pilifero durante l'anagen sono essenziali a mantenere l'anagen stesso. Durante il catagen determinano la qualità dell'anagen successivo.
Dunque l'cAMP modula la fornitura della energia necessaria alla sintesi della cheratina innescando un sistema di proteine chinasi, che attiva la fosforilasi e controlla la funzione della esochinasi. Tutto ciò avviene in presenza di Ca e Mg e con consumo di ATP.
La proteina chinasi, la cui attivazione costituisce la prima
tappa della cascata, costa di una sub unità regolatrice
(R) e di una sub unità catalitica (C). Unite queste sub
unità non sono attive. l'cAMP lega la sub unità
R e libera la sub unità C che così può innescare
la catena metabolica.
La sub unità C attivata controlla però anche alcuni
sistemi di contro regolazione di cui il più importante
è l'inibizione dell'enzima fosfofruttochinasi che, nella
glicolisi, presiede alla trasformazione del fruttosio 6-fosfato
in fruttosio 1,6-difosfato.
L'inibizione della fosfofruttochinasi devia il metabolismo del
glucosio verso lo shunt degli esosomonofosfati con produzione
di NADPH2, con incremento di attività della 5 alfa reduttasi
e maggior produzione di diidrotestosterone che, a retroazione,
conduce ad inibizione dell'adenilciclasi e quindi della produzione
di cAMP.
Inoltre sub unità C attiva rallenta la sintesi delle proteine
a livello della trascrizione dell'RNA messaggero ed interferisce
con il ciclo cellulare nelle fasi G1 ed S (Voorhees J.J.).
Così, livelli troppo alti di cAMP provocano prematuramente
il telogen del capello (Adachi K.) per inibizione delle mitosi
della matrice e livelli troppo bassi portano ancora al telogen
per carenza dell'energia necessaria alle sintesi proteiche (Comaish
S.).
Nel primo caso però avremo, dopo il catagen, un nuovo valido
"anagen VI" (cioè la ricrescita di capelli normali),
nel secondo caso avremo invece la ricrescita di un capello sempre
più involuto fino all'alopecico o al vellus, tipici della
calvizie comune maschile.
Da queste poche essenziali conoscenze derivano le possibilità attuali di "terapia topica endocrina" della calvizie che brevemente ora riassumiamo:
1) possibilità di allungare la fase anagen mediante l'inibizione della 5 alfa riduzione con l'uso topico del progesterone naturale o di suoi derivati 17 idrossilati,

(Dai dati disponibili in letteratura si ricava che dopo applicazione topica circa il 10% del progesterone supera lo strato cutaneo, si concentra nei tessuti epidermici, dermici e ghiandolari e comunque anche dopo infiltrazione mesoterapica viene per la massima parte inattivato impegnando la 5 a riduttasi in competizione con il testosterone)
2) possibilità, più teorica che reale, di allungare la fase anagen con inibizione della 5 alfa riduzione mediante l'applicazione topica di acido azelaico,

(L'effetto sulla 5 alfa riduzione non è diretto (come nel caso del progesterone) ma è la conseguenza della inibizione della NADP riduttasi con blocco della produzione di NADPH2. Questo blocco devia il destino metabolico del testosterone verso l'ossidazione ad androstenedione ed estrone)
3) possibilità di inibire la coniugazione del diidrotestosterone con il suo recettore citosolico mediante l'applicazione topica di ciproterone acetato, anche questa terapia mira ad allungare la fase anagen. Il ciproterone si lega al recettore citosolico del diidrotestosterone con più affinità dell'androgeno diminuendone la disponibilità,
(questo steroide antiandrogeno non pare di grande utilità nella terapia dell'acne perché, come ormai ben noto, la secrezione ghiandolare è controllata dall'androstandiolo. Nella terapia dell'acne applicazioni locali di ciproterone potrebbero essere utili per ridurre l'ipertrofia ghiandolare che è controllata dal diidrotestosterone, ma i dati in letteratura sono veramente scarsi)
4) possibilità di inibire la coniugazione dell'androstandiolo e del diidrotestosterone con i loro recettori specifici con l'applicazione topica di spironolattone, anche questa è una terapia che mira solo ad allungare la fase anagen,

(Questo progestinico lattonico esplica la sua attività antiormonale legandosi ai recettori di diversi steroidi, fra questi certamente l'aldosterone, il diidrotestosterone e l'androstandiolo. La sua attività come antiandrogeno topico si è dimostrata utile nella cura dell'acne mentre i suoi effetti nella terapia del defluvio androgenetico e della calvizie comune sono assai più modesti)
5) possibilità di allungare la durata dell'anagen, e soprattutto di "ottimizzare il catagen" mediante l'attivazione della adenilciclasi e del / dei fattori di crescita che presiedono alla moltiplicazione cellulare a livello della matrice e del bulge del capello mediante l'uso topico di estrone solfato.

L'estrone solfato è, di per sé, uno steroide biologicamente inattivo e di uso possibile anche per via mesoterapica. E' convertibile in estrone dal follicolo pilosebaceo ché possiede una fosfatasi nel suo patrimonio enzimatico,
6) possibilità di "ottimizzare il catagen" anche mediante uso topico di idrocortisone. Il cortisone è infatti "fattore permissivo" essenziale per l'attivazione dell'adenilciclasi delle cellule staminali a livello dell'infundibulo nel momento del catagen III. L'uso topico di cortisonici può quindi risultare assai vantaggioso e si pone a cavallo fra le terapie endocrine e quelle intese a modulare, attraverso il sistema adeniciclasi - cAMP, il metabolismo energetico del bulbo pilifero.

(La terapia corticosteroidea in tricologia è stata generalmente
sconsigliata e condannata dalla maggior parte degli autori. I
cortisonici fluorurati hanno infatti provocato, con il loro abuso,
rilevanti danni cutanei come atrofia, acne steroidea, dermatite
periorale etc.
Riteniamo però che la maggior parte di danni questi sia,
in realtà, da attribuire all'alogeno introdotto nella molecola
per esaltarne la potenza ed allungarne l'emivita e che i corticosteroidi
debbano essere attentamente rivalutati in terapia tricologica.
Esaminiamo le ragioni per cui riteniamo valido usare corticosteroidi,
particolarmente l'idrocortisone, cortisolo, nella terapia locale
del defluvio androgenetico:
- 1) In caso di seborrea l'uso di un blando corticosteroide non
alogenato è certamente utile per controllare l'eritema
e la desquamazione oltre che per rimuovere il sebo, mettendo così
la cute in condizioni di poter ricevere meglio le altre terapie
topiche,
- 2) Il cortisolo (idrocortisone) facilità le attività
mediate da cAMP (Iizuka H. - Voorhees J.), probabilmente mediante
un blocco della fosfodiesterasi (Zanussi C.), forse anche attivando
direttamente l'adenilciclasi, e contribuisce così ad attivare
il metabolismo energetico del tricocheratinocita,
- 3) Il cortisolo attiva la neoglicogenesi delle cellule della
matrice e della papilla del bulbo pilifero, analogamente a quanto
avviene nel fegato. Il glicogeno si accumula nel citoplasma cellulare
a livello della guaina connettivale durante il catagen e viene
consumato durante le prime fasi dell'anagen (De Villez R.L.).
Il cortisolo consente quindi una produzione di glicogeno garante
della omeostasi glucidica ed energetica del capello,
- 4) Il cortisolo si lega debolmente ai recettori degli androgeni,
riduce l'attività enzimatica della 5 alfa reduttasi e compete,
sia pur blandamente, con il diidrotestosterone per il recettore
citosolico,
- 5) Il cortisolo è probabilmente capace di incrementare
i fenomeni di aromatizzazione del follicolo pilifero, analogamente
a quanto dimostrato nel tessuto adiposo (Salerno R.).
L'ottimizzazione del catagen e quindi dell'anagen successivo, ci sembra sia un tentativo terapeutico assai più razionale ed utile rispetto a quello di allungare l'anagen con una inibizione, peraltro sempre incompleta, della 5 alfa riduttasi.

Riassunto
La calvizie comune (defluvio ed alopecia androgenetica) è
ereditaria, a carattere dominante con penetranza incompleta androgeno
dipendente!
Quello che si eredita è verosimilmente un difetto (o un
atteggiamento) enzimatico a livello delle cellule staminali del
bulge e delle cellule proliferanti della matrice del pelo: un
eccesso di attività della NADP reduttasi, un deficit di
17 beta steroido ossido-riduttasi, di 3 alfa idrossi steroido
deidrogenasi (3 alfa riduttasi) oppure di aromatasi possono provocare
la calvizie maschile.
Un deficit di 3 alfa steroido deidrogenasi o di aromatasi possono
provocare la calvizie femminile.
Un deficit enzimatico può venire parzialmente coretto somministrando
gli steroidi a valle del blocco ma anche così la via metabolica,
resa prevalente dalla carenza enzimatica, rimane comunque preferenziale
e non si corregge l'eccesso di produzione di diidrotestosterone
ed androstenedione se non inibendo anche la 5 alfa riduttasi o
la NADP riduttasi.
Più utile potrà rivelarsi il tentativo di "ottimizzare
il catagen", così da ottenere poi una fase anagen
più "evoluta" mediante l'uso di estrone solfato
e idrocortisone.
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