Esaminiamo ora rapidamente gli esami semistrumentali più semplici e comuni di cui potremo avvalerci per le nostre diagnosi tricologiche.
Wash test
Consiste nel far lavare la testa al paziente in un recipiente
o nel lavandino, avendo cura di porre una garza sullo scarico
per poter raccogliere, contare ed osservare i capelli che rimangono
sul fondo o sulla garza. Occorre che il paziente non abbia lavato
la testa per un periodo standardizzato, di solito una settimana.
Questo test può servire per inquadrare i pazienti con nevrosi
ossessiva focalizzata sui capelli.
Nel Telogen effluvio il numero di capelli caduti è in genere
intorno a 200 ma può arrivare a superare il migliaio. Da
notare che un paziente con effluvio in telogen vede cadere tanti
capelli e tutti in telogen, con bulbo ben evidente "a clava",
lunghi, senza segni di involuzione verso il vellus. Un paziente
con defluvio in telogen vede cadere soprattutto tanti "peli"!
Per quanto riguarda il numero di capelli caduti con il lavaggio
ci sembra opportuno chiarire che non esiste un numero "normale"
ma che questo, funzione dal ricambio quotidiano, dipende dal sesso
(nell'uomo la fase anagen è più breve e di conseguenza
il "ricambio" più accelerato che nella donna),
dalla stagione (in autunno più capelli si trovano fisiologicamente
in fase "telogen terminale" e vengono quindi sostituiti),
dalle condizioni generali di salute, dalla durata, geneticamente
determinata (!), della fase anagen e, non ultimo (!), dal numero
totale di capelli presenti sul cuoio capelluto.
A titolo di puro esempio se un soggetto ha 100000 capelli con
fase anagen di 2 anni, dopo 2 anni + 15 giorni (fase catagen)
+ 90 giorni (fase telogen), cioè 835 giorni, dovranno essere
caduti tutti i capelli presenti; quindi 100000/835 = 132 capelli
al giorno sarà la caduta di capelli "normale . Se
un'altra persona ha sempre 100000 capelli ma con fase anagen di
3 anni e mezzo avremo: 1277 + 15 + 90 = 1382, per cui: 100000/1382
= 72 capelli al giorno come caduta normale.
Tali numeri non saranno però uguali tutti i giorni dell'anno,
potendo variare anche sensibilmente per le ragioni sopra ricordate
(stagione, stato di salute etc.), per cui i valori troppo spesso
riferiti come "assoluti" da settimanali, riviste "mediche"
o pseudoscientifiche reperibili nelle edicole sono da interpretare
come puramente indicativi. Il conteggio dei capelli caduti con
il lavaggio in soggetti "normali" (cioè senza
problemi di caduta dei capelli) ha, ad esempio, comportato oscillazioni
da 10 a 150 se ripetuto a distanza anche di brevi periodi.
Test del conteggio giornaliero
Consiste nel contare per almeno 14 giorni tutti i capelli che
si possono trovare sul cuscino, nel pettine, nella spazzola, sulle
spalle e quelli che cadono con il lavaggio. Si tratta chiaramente
di una procedura fobico-ossessiva, difficilmente accettabile da
pazienti non nevrotici e che non fornisce informazioni migliori
di quelle ottenibili con il semplice Wash test.
Tricogramma
Permette di definire la "formula pilare", permette cioè
di stabilire se la caduta di capelli è in anagen o in telogen
e di quantificarlo (vedi anche capitolo su: "esami clinici
e di laboratorio nel paziente con problemi di capelli").
Si esegue strappando in più aree campione del cuoio capelluto
da 50 a 100 capelli e con un microscopio si valuta la percentuale
degli anagen e dei telogen. Nel normale circa l'85% dei capelli
sono anagen ed il 15% sono telogen, la percentuale dei catagen
è di norma trascurabile.
La formula pilare è il rapporto anagen/telogen = 85/15
= 5,5 (nel normale).
Nel defluvio in telogen (androgenetico) la formula pilare sarà
< 5,5
Nell'effluvio in anagen (alopecia areata) la formula pilare sarà
assai > 5,5
Esame microscopico dei capelli caduti
L'esame, prevede che il paziente esegua, come nel Wash test, un
lavaggio dei capelli, raccolga "i caduti" e li consegni,
in una busta di carta, all'esaminatore
L'esaminatore comincerà il suo lavoro usando un mezzo ottico
semplice ed a basso ingrandimento, come una lente o un contafili,
e inizierà dal ripartire i capelli del paziente in 7 categorie
(anagen, anagen distrofici, catagen, telogen "maturi",
telogen "in involuzione parziale", telogen miniaturizzati
o "prematuri" e capelli spezzati).
Semplicemente con ciò ci fornirà un orientamento
sulle cause di caduta dei capelli.
In caso di effluvio in telogen (telogen effluvium) saranno presenti
quasi esclusivamente telogen "maturi" in numero anche
molto elevato e qualche catagen;
nell'anagen effluvio da alopecia areata, si troveranno quantità
significative di anagen distrofici, cioè con bulbo assottigliato
e privo di guaine, o più raramente capelli a punto esclamativo.
Nell'anagen effluvio da terapia citostatica o radiante i bulbi
hanno un aspetto distrofico "mostruoso" del tutto tipico
e inconfondibile.
Nel defluvio in telogen androgenetico saranno invece quantitativamente
rilevanti i telogen "prematuri" che, con facilità,
arrivano e superano il 20-25%, ed in percentuale variabile i "telogen
in involuzione parziale". Poiché nell'alopecia androgenetica
(defluvio in telogen) si susseguono cicli ad anagen sempre più
breve, il rapporto fra capelli telogen terminali (cioè
normalmente sviluppati) e miniaturizzati sarà particolarmente
importante, anche per non cadere nella facile trappola di interpretare
come "ricrescite" elementi in involuzione parziale,
che in realtà sono solitamente capelli sempre più
displasici, fra il terminale ed il vellus.
Nel caso di capelli spezzati la maggior parte degli elementi caduti
non avrà bulbi;
Successivamente l'esaminatore potrà valutare, a maggiore
ingrandimento e con un piccolo microscopio, le caratteristiche
strutturali degli elementi in esame: il diametro dei fusti e dei
bulbi, lo stato di conservazione della cuticola esterna, le anomalie
strutturali congenite o acquisite ed ottenere dati che ci orienteranno
sulle cause della anomala caduta dei capelli.
Ad esempio nei deficit proteici e/o di minerali si potranno evidenziare
bulbi piccoli, restringimenti medio o soprabulbari, ridotto diametro
dei fusti; in caso di danni cosmetici fisico-chimici, provocati
da phon, spazzole, shampoo aggressivi, permanenti, decolorazioni
etc, saranno facilmente evidenti danni acquisiti come la tricoptilosi,
la tricorressi, lo pseudomoniletrix.
L'esame microscopico permetterà poi di evidenziare eventuali
presenze estranee al fusto del capello come spore fungine, squame,
lendini, guaine peripilari.
Valutazione statistica dei capelli presenti sul cuoio capelluto
e tricogramma deduttivo
Per una valutazione statistica dei capelli vengono selezionate
aree campione sul cuoio capelluto.

Minimo 10 aree di superficie conosciuta e definita, variabile
da 2 mm ad 1 cm2. In queste aree vengono manualmente contati i
capelli, sia normalmente sviluppati che miniaturizzati. Conoscendo
l'area totale del cuoio capelluto, sarà poi facile risalire
sia al numero totale dei capelli presenti sia alla loro densità
nelle varie zone.
Il tricogramma deduttivo viene invece effettuato esercitando,
sui capelli delle aree campione, che non devono essere stati lavati
da 3 - 4 giorni, una modesta trazione con un'apposita pinza calibrata,
in modo da asportare solo i "telogen in fase terminale",
cioè quelli che avrebbero presumibilmente avuto un periodo
residuo di permanenza sul cuoio capelluto non superiore a 7-10
giorni (circa il 10% del totale dei telogen). Con una semplice
moltiplicazione, si può facilmente risalire al numero totale
dei telogen e, conoscendo già il numero totale di capelli
calcolato precedentemente con sistema statistico a campione, per
sottrazione dal numero totale si avrà il numero degli anagen,
il numero dei catagen, che è un valore percentuale praticamente
fisso funzione del rapporto fra anagen e telogen sarà infine
calcolato facilmente
Per la valutazione sull'utilità pratica di un tricogramma
deduttivo vale quanto detto a proposito del tricogramma classico
ma è evidente che, con questo sistema, si evita il fastidioso
prelievo degli anagen.
Se l'esame è ripetuto a distanza di tempo potrà
fornirci un quadro evolutivo, quantitativo e qualitativo, della
evoluzione della capigliatura e un punto di riferimento per la
terapia.
Tricoanalisi microscopica in luce polarizzata
Una tecnica tradizionale della mineralogia, è diventata
ormai di indiscussa utilità diagnostica anche in tricologia.
La cheratina, che è una proteina sequenziale, ripetitiva
e cristallina, ha la proprietà di ritardare l'onda della
luce polarizzata che la attraversa ed un capello appare al microscopio
come luminoso e colorato su sfondo nero.
Si hanno ritardi d'onda, visibili come colori, "colori di
polarizzazione", e dovuti allo spessore della cheratina per
cui ad ogni colore, in base alla scala di Newton, corrisponde
un preciso diametro; ritardi d'onda dovuti all'orientamento cristallografico
e ritardi d'onda dovuti al pigmento contenuto nella cheratina,
"colori di compensazione".

Come in mineralogia ogni colore visibile comporta l'appartenenza
ad uno specifico ordine strutturale e molecolare ed in tricologia
permettono di apprezzare la struttura cristallografica di un capello,
cioè la sua "qualità".
I colori visibili al microscopio in luce polarizzata forniscono
quindi dati sicuri per valutazioni altrimenti solo ipotizzabili.
- Poiché i "colori di compensazione" possono
essere visti e stimati solo in base alla sequenza dei colori (frequenze
d'onda) visibili solamente durante la rotazione dell'oggetto esaminato
è necessario osservare il vetrino su un piano ruotante
e mai con una luce trasmessa da una fibra ottica.
- Per queste valutazioni è inoltre indispensabile un oculare
micrometrico, così da poter abbinare i colori visibili
al reale diametro del capello in esame.
Conoscendo lo spessore reale del capello, vedendo i colori di
polarizzazione è poi facile, con un poco di pratica, abbinare
alla clinica del soggetto la qualità della fibra cheratinica
dei sui capelli.
DISTINGUIAMO:
1) Osservazione di un capello a livello del fusto.
a) L'osservazione di uno capello bianco naturale è di semplice
interpretazione sulla base della "Scala dei Colori di Newton":
i colori di polarizzazione saranno il giallo, il rosso, il blu,
e raramente il verde determinati solo dallo spessore.

- Un capello bianco che ha subito una danno leggero, ad esempio
da lavaggi alcalini, si presenterà come più "vuoto",
giallo e rosso
- Un capello bianco che ha subito un danno più forte, come
una permanente "malfatta", si presenterà col
colore dominante giallo.
- Un capello bianco perché decolorato si mostrerà
bianco-diafano senza colori di polarizzazione poiché la
cheratina ha perso la struttura cristallina.
b) L'osservazione di un capello di colore naturale mostra tutti
i colori di polarizzazione fino al verde, come se il diametro
fosse maggiore del reale perché le melanine rallentano
la velocità della luce che lo attraversa.
Non è cioè possibile alcuna valutazione senza un
oculare micrometrico ed i "colori di compensazione"
saranno determinati dalle frequenze visibili solo durante la rotazione
dell'oggetto.
2) Osservazione di un capello all'altezza dell'ostio.
Permette di valutare intorno al fusto la presenza di "tappi
dell'ostio".
a) Tappo corneo si presenta come un cono di squame irregolarmente
raggrumate e cementate da sebo compatto: è tipico di patologie
ipercheratosiche: cheratosi pilare, psoriasi, lichen, LED etc.
b) Tappo sebaceo si presenta molle e privo di squame cornee: è
tipico della seborrea, della dermatite seborroica, del defluvio
androgenetico

3) Osservazione di un capello alla radice ed alle guaine.
A questo livello è comune osservare come una "colata"
di una sostanza di colore nero, in forma elicoidale tra la cuticola
e la guaina epiteliale interna. Questa sostanza, che riteniamo
essere lattato di ammonio prodotto dalla reazione fra acido lattico
con la cheratina della guaina, scendendo verso la radice sembra
"consumare per effetto caustico" la guaina stessa che
così, "rigonfia ed insaccata", si stacca dalla
cuticola del capello.

E' anche comune osservare un altra sostanza bruna all'esterno della guaina epiteliale interna che pare distruggerla per disidratazione e che riteniamo essere squalene, idrocarburo aciclico alifatico fortemente igroscopico quando a contatto con mucopolisaccaridi.

Le guaine esterne rimangono comunque integre.
Immagini di questo tipo sono comuni sia al bordo di evoluzione
di una alopecia areata attiva sia nei pazienti paziente affetti
da telogen effluvio acuto e possono rendere ragione della loro
rapidità evolutiva.
4) Osservazione di un capello a livello del bulbo.
Fra le tante osservazioni che si possono fare a questo livello
è particolarmente facile ed interessante valutare la forma
della zona centrale germinativa, visibile come un cono scuro che
si incastra nella zona chiara cheratogena: "cono di vitalità"

Ovviamente se il cono scuro è alto le cellule della
matrice sono mitoticamente molto attive: più alto è
il cono di vitalità più lunga sarà la durata
dell'anagen del capello in esame, più la zona mitotica
appare piatta, più breve sarà la durata dell'anagen
in esame
Se la forma della zona mitotica della matrice è schiacciata
sicuramente stiamo osservando un capello in miniaturizzazione
che avrà un anagen sempre più breve.
Alla fine di questo capitolo vogliamo far osservare come, quasi in contrapposizione al grande uso di esami spesso richiesti con disinvoltura, per problemi di piccola entità o anche solo "per controllo", dai colleghi delle varie branche specialistiche, una grande "parsimonia" sembra prendere il medico quando un paziente si rivolge a lui per il problema dei capelli. L'utilizzo del "laboratorio" è infatti generalmente trascurato e, nella maggior parte dei casi, si ritiene "sufficiente" la visita ambulatoriale. Facciamo ancora rilevare come un inquadramento preciso delle cause della caduta dei capelli per ogni singolo paziente è sempre indispensabile sia per impostare una terapia che per poterne valutare gli effetti nel tempo.
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