1 - ASPETTI CLINICI ED ISTOPATOLOGICI
a - Aspetti clinici
La forfora e un processo desquamativo del cuoio capelluto che
non si accompagna ad altre patologie cutanee localizzate sul capillizio
od in altre sedi.
I vari studi la considerano comunque una anomalia, un difetto
di varia importanza, in quanto alcune persone non presentano assolutamente
la forfora (Van Ebbe, 1964; Leyden and Kligman, 1979).
La facilità di separare tale condizione dalla psoriasi
e dalla dermatite seborroica e stata ripetutamente ribadita da
svariati autori (es. Ackerman and Kligman, 1969) ma il motivo
per cui sia lecito tenere separate le due condizioni e tuttora
oscuro.
Per dimostrare la validità dei criteri diagnostici si rendono
necessari semplici studi clinici che consentano ad un gruppo di
clinici di esaminare con attenzione solamente il cuoio capelluto.
Senza tale evidenza non si può affermare che la psoriasi
e la dermatite seborroica di moderata gravità presentano
aspetti clinici indistinguibili da quelli della forfora.

b - Aspetti Istopatologici
I vari reperti istopatologici sono confusi ed in contrasto tra
loro. Lo studio di Ackerman e Kligman (1969) che ha stabilito
una netta separazione della forfora dalla psoriasi e dalla dermatite
seborroica pare essere stato successivamente ritrattato dallo
stesso Kligman e collaboratori (1979), i quali, riesaminando apparentemente
anche tutti i reperti istologici che avevano costituito il presupposto
del loro precedente studio (Alexander, 1967; Plewig and Kligman,
1970), ritengono esistano aspetti comuni ad entrambe le condizioni.

Lo spessore dello strato corneo pare essere stato causa di
innumerevole confusione, e non e da escludere che il gruppo di
Kligman nutrisse esso stesso dei dubbi circa i risultati ottenuti.
Così Ackerman e Kligman (1969) riferiscono che sono necessari
pochi strip con nastro di cellophane per rimuovere tutte le squame
in soggetti normali e ciò potrebbe significare sia che
lo strato corneo e più sottile sia che ad ogni strip ne
viene allontanata una quantità maggiore.
Successivamente Kligman e altri (1979) affermano che l'esperimento
originale di strip con nastro di cellophane dimostra che lo strato
corneo possiede un numero inferiore di strati in caso di forfora.
Sfortunatamente tale confusione e stata riportata ed amplificata
in svariati lavori (es. Van Abbe et al., 1981) nonostante sia
chiaro ed evidente dallo studio originale (Ackerman and Kligman,
1969) che lo strato corneo desquamante deve essere più
sottile dello strato corneo normale, ma le grosse squame che vengono
via sono più sottili del normale.
Riassumendo, gli studi sinora eseguiti non sono sufficienti ed adeguati a dimostrare se la forfora abbia o no una sua specifica connotazione istopatologica e se possa essere tenuta distinta dalla psoriasi e dalla dermatite seborroica di media gravità in base a specifici criteri clinici o istopatologici.

2 - VALUTAZIONE CLINICA
E MISURAZIONE OBIETTIVA
a - Valutazione clinica
Abbiamo a disposizione dati inadeguati per stabilire il tempo
ottimale per fare una valutazione clinica dell'entità della
forfora dopo l'esecuzione dell'ultimo shampoo. È essenziale
poter stabilire l'entità di riaccumulo delle squame in
rapporto alla gravità della forfora, e se in tutti i casi
deve essere fatto un attento esame clinico senza badare alla gravità
della forma per stabilire una graduazione clinica, ciò
deve essere fatto mentre le squame si riformano in modo lineare.
I numerosi problemi tecnici che non hanno trovato risoluzione
potrebbero pertanto spiegare la considerevole differenza, ad esempio,
tra Van Abbe (1981) e Kligman (1974) relativamente alle variazioni
stagionali giornaliere ed eventualmente anche tra gli stessi collaboratori
di uno stesso laboratorio: perciò molti dei risultati di
Kligman e Plewig (1969) sono più in accordo con quelli
di Van Abbe (1981) che con quelli di Kligman et al. (1974). Infine,
con poche eccezioni, l'analisi statistica non fornisce risultati
degni di rilievo e i trial terapeutici eseguiti a doppio cieco
sono veramente pochi.
b - Valutazione obiettiva
Due sono i metodi principali:
1 - peso delle squame dopo separazione mediante spazzolatura o
pettine (es. Vanderwyk and Roia, 1964).
2 - conta dei corneociti dopo sfregamento energico di un'area
esattamente delimitata (es. Leyden, McGinley and Kligman, 1976).
Nessuna delle due metodiche può essere considerata molto
valida, e d'altronde la loro riproducibilità e la loro
relazione con la gravità del quadro clinico non sono ancora
state adeguatamente stabilite.
La maggiore ampiezza della superficie utilizzata nel primo metodo
pare poter fornire migliori risultati del secondo in primo luogo
perché i corneociti sono soliti desquamare in gruppi ed
in secondo luogo perché esistono differenze tra area ed
area. Il secondo metodo pare inoltre fornire una sottostima perché
un'adeguata separazione dei corneociti da contare e criticamente
influenzata dalle dimensioni dei gruppi di desquamazione. In generale
la letteratura suggerisce che l'aspetto clinico presenta una maggiore
correlazione con il peso dei corneociti piuttosto che con il loro
numero, ed in una recente disquisizione relativa alla conta dei
corneociti Kligman e al. (1979) sostengono che le variazioni individuali
nella conta dei corneociti sono troppo numerose. Che tale affermazione
invalidi buona parte del lavoro del gruppo di Kligman sembra non
destare particolare scalpore, in quanto precedentemente nello
stesso lavoro gli autori sostengono di aver sviluppato una metodica
estremamente attendibile per una valutazione oggettiva della forfora:
la conta dei corneciti. Studi futuri dovrebbero essere in grado
di mettere in relazione l'accumulo delle squame con un preciso
lasso di tempo e con una ben determinata zona.

3 - MICROBIOLOGIA DELLA FORFORA
A dispetto della differenza tra i vari studi eseguiti, la maggioranza degli autori concorda nell'affermare che i principali organismi che si riscontrano sono i batteri aerobi, il bacillo dell'acne e svariati Pitirospori (Reddish, 1952; Vanderwyk and Roia, 1964; Roberts, 1969; Vanderwyk, 1969; McGinley et al., 1975; Leyden et al., 1976; Priestley and Savin, 1976; Leyden and Kligman, 1979 e altri). La presenza più frequente e indubbiamente quella del Pytirosporum Ovale, e tanto più grave e la desquamazione tanto maggiore e il numero di microrganismi reperibili. Non e nota la relazione con gli altri Pitirospori; parimenti non si conosce la relazione con microrganismi di superficie o a localizzazione follicolare e con forme libere e filamentose. Ne consegue che per molti anni il punto fermo della microbiologia della forfora è stato la stretta relazione tra la forfora e la costante presenza del Pytirosporum Ovale (es. keddish, 1952).

4 - PYTIROSPORUM OVALE:
PRIMARIO O SECONDARIO?
Esistono a tale proposito svariati studi di diverso tipo. La
maggioranza di essi tenta di risolvere il problema utilizzando
antibiotici e si tratta comunque per lo più di studi aperti
condotti su un numero ristretto di pazienti. Ciononostante è
difficile sottrarsi alla conclusione che il Pytirosporum è
la causa immediata della squamosità e non viceversa. Gli
unici dati che supportano la tesi contraria sono quelli del gruppo
di Kligman (Ackerman and Kligman, 1969; Kligman et al., 1974;
Leyden et al., 1975; McGinley et al., 1975; Leyden et al. 1976)
e del gruppo di Imokawa (1981) che tratteremo successivamente.
In generale una diminuzione della forfora (valutata clinicamente
o misurata in termini di desquamazione) ed una diminuzione del
Pytirosporum Ovale è stata riscontrata dopo trattamento
con sulfide di selenio (Leyden et al., 1976; Leyden and Kligman,
1979), zinco piritione (Imokawa Ct al., 1981), anfotericina (Barber,
1977), nistatina (Vanderwyk and Roia, 1964), ed econazolo (AronBrunetier,
Dompmartin-Pernot and Droubet, 1977).
L'unico punto in comune tra tutti questi trattamenti consiste
nella loro azione antimicotica. Trattamenti antimicrobici sembrano
invece essere inefficaci (Leyden et al., 1976; Leyden and Kligman,
1979), ma persiste tuttora il dubbio se sia in causa o no un ruolo
secondario dei batteri. La fondamentale osservazione dell'effetto
terapeutico degli agenti antimicotici è stata resa possibile
dall'esecuzione di numerosissimi studi con talmente tanti differenti
protocolli che ogni possibile errore deve essere considerato di
scarsa importanza. E ciononostante, esaminando i risultati discordanti
di alcuni lavori di Kligman e collaboratori, si rendono possibili
differenti spiegazioni. Il disegno sperimentale era carente sotto
molti punti di vista: i gruppi studiati erano piccoli e ciò
non veniva compensato mediante un esecuzione dello studio in doppio
cieco; il procedimento statistico è rudimentale (Leyden
Ct al., 1976) mancando un'analisi sequenziale dei piccoli gruppi
esaminati; il metodo della conta dei corneociti successivamente
accettato (Kligman et al., 1979) non aveva alcuna correlazione
con l'aspetto clinico. Nonostante tute queste carenze, gli autori
(es. Leydenet al., 1976) sono stati in grado di dimostrare una
diminuzione tanto del Pytirosporum Ovale che della Forfora con
sulfide di selenio (Kligman Ct al,, 1979) e con zinco piritione
(Ackerman and Kligman, 1969; Leyden Ct al., 1976; Leyden and Kligman,
1979). La base effettiva della loro conclusione che il Pytirosporum
Ovale non è la causa della forfora consiste in realtà
nella loro incapacità di dimostrare una diminuzione della
forfora quando il Pytirosporum Ovale diminuisce con I'applicazione
topica di anfotericina (Leyden Ct al., 1976).
Il loro insuccesso con la nistatina in pochi pazienti è
insufficiente per dimostrare l'inefficacia della stessa. Rifiutare
l'ipotesi del Pytirosporum Ovale sulla base di questo singolo
risultato negativo non è possibile, anche perché
la maggioranza degli studi ha fornito risultati estremamente positivi.
Alla luce di tutti gli altri studi condotti con agenti antimicotici
una considerazione degna di essere fatta è che probabilmente
la preparazione utilizzata non è stata in grado i raggiungere
una sufficiente attività antifungina dove necessario. In
questa ottica una diminuzione del numero degli organismi di superficie
può di sicuro essere correlato solo alla lontana con ciò
che si verifica nell'infezione del dotto pilosebaceo. In un attento
riesame di tale problema mediante metodiche quantitative ed utilizzando
un protocollo a doppio cieco che compari l'azione dell'anfotericina
a quella di un placebo, con gruppi di 22 pazienti ciascuno, è
possibile valutare come ci sia una evidente e misurabile risposta
clinica della forfora e della conta del P Ovale in seguito all'applicazione
tanto di anfotericina che di uno shampoo di Head and Shoulders
(Barber, 1977).

a - Esperimenti "Half-Scalp"
Nonostante siano poco numerosi e con numerose imperfezioni tecniche
perché sono di tipo "self-controlled", mostrando
la forfora in miglioramento sulle zone del capillizio trattate
con antimicotici (es. con nistatina), tali studi forniscono una
buona evidenza circa il ruolo del P. Ovale (Vanderwyk and Hachemy,
1967). L'obiezione che è stata fatta a questo tipo di esperimenti
(Kligman Ct al., 1974) è il rischio di traslocazione dei
principi attivi; ma la traslocazione è chiaramente irrilevante
in quanto potrebbe solo spiegare l'assenza di una differenza significativa.
Conseguentemente il fatto che ci sia una differenza dovrebbe essere
considerato un'evidenza pratica contro l'esistenza di una significativa
traslocazione degli agenti terapeutici.
b - Esperimenti di Gosse e Van Der Wyke (1969)
Sono esperimenti particolarmente degni di nota perché dimostrano
che nonostante l'uso prolungato di un agente antimicotico quale
la nistatina, una reinfezione sperimentale del capillizio mediante
un ceppo di Pytirosporum Ovale resistente alla nistatina comporta
una recidiva della forfora in pazienti che avevano precedentemente
risposto alla nistatina. Tale validissimo esperimento non ha peraltro
ricevuto tutta l'attenzione che sicuramente merita. Esso dimostra
con estrema semplicità che è la presenza o l'assenza
del solo micete ad essere critica e rappresenta una delle più
evidenti affermazioni contro la convinzione che gli agenti antiforfora
agiscano mediante un meccanismo di tipo citostatico.
c - Esperimenti di Imokawa et al.(1981)
Tali esperimenti forniscono una recente evidenza della relazione
tra il P. Ovale e la forfora con gli effetti dello zinco piritione.
Sfortunatamente si tratta di esperimenti mediocri confusi da una
mediocre interpretazione, ma proprio perché potrebbero
confondere il quadro che emerge da altre evidenze devono essere
considerati in dettaglio. La conta dei corneociti veniva eseguita
con la metodica di Leyden et al. (1976) che presenta una scarsa
riproducibilità, molti dei gruppi sono piccoli, lo studio
è di tipo aperto ed i dati statistici sono dubbi. Mentre
in generale essi sembrano associare il P. Ovale e la forfora,
hanno molte riserve che derivano sia da difetti dello studio sia
da una cattiva interpretazione della dissociazione tra microrganismo
e conta delle squame durante e dopo il trattamento:
1 - la ricorrenza del P. Ovale prima della desquamazione quando
il trattamento viene sospeso per una settimana ma viene continuata
l'applicazione di shampoo non medicati rappresenta un ritardo
(es. Vanderwyk and Roia, 1964) nel tempo di formazione delle squame
ed in nessun modo ciò può contrastare il ruolo patogenetico
del P. Ovale;
2 - l'aumento della desquamazione senza un aumento del P. Ovale
quando ogni tipo di shampoo (medicato e non medicato) viene sospeso
per 6 giorni non mette in discussione allo stesso modo il ruolo
eziologico del P. Ovale. In assenza dell'applicazione di qualsiasi
tipo di shampoo, l'agente antimicotico (zinco piritione) verrà
lasciato sui capelli e sul cuoio capelluto e la conta del P. Ovale
continuerà Conseguentemente a rimanere bassa, a differenza
di quanto accade quando viene utilizzato uno shampoo non medicato
che comporta eliminazione mediante lavaggio dello zinco piritione.
L'aumento della desquamazione che si può osservare rappresenta
semplicemente un suo maggiore accumulo in una zona del capillizio
non sottoposta a lavaggio con shampoo.
Il controllo fondamentale, benché omesso, era rappresentato
dalla stessa quantità di squame che si sarebbero formate
se il capillizio fosse stato lasciato per un tempo comparabile
senza lavaggi con shampoo prima del trattamento;
3 - infine, l'evidenza sulla quale è basata la precedente
affermazione, è ottenuta mediante un trattamento curioso
se non addirittura inaccettabile.
Pertanto le riserve (di Imokawa Ct al. (1981) non sono accettabili
ed infatti i loro risultati, per mediocri che siano, relativi
all'associazione del P. Ovale e della forfora e di una loro diminuzione
dopo trattamento con zinco piritione ben si accordano con l'ipotesi
del P. Ovale.
Pochi sono gli studi condotti su animali Reddish (1952) descrive
studi di Durfee e Cousins (1936) relativi alla produzione di forfora
infettante mediante infezione per via topica della cute del coniglio
con P, Ovale e relativo trattamento con topici antisettici, sebbene
la risposta dell'organismo abbia nel coniglio l'aspetto di psoriasi.
Pertanto le conclusioni che derivano dalla revisione di questa
parte della letteratura sono le seguenti:
1 - il P. Ovale è il più comune microrganismo quantitativamente
associato alla forfora;
2 - una diminuzione del P. Ovale da parte di un ampio spettro
di agenti antimicotici Comporta una diminuzione sia dell'aspetto
clinico della forfora sia della misurazione oggettiva della desquamazione;
3 - la ricolonizzazione con il microrganismo comporta la ricomparsa
della forfora;
4 - questi risultati indicano chiaramente che il P. Ovale è
la causa e non la Conseguenza della forfora.
5 - STUDI Dl CINETICA
La convinzione che la modalità d'azione dei svariati
agenti antimicotici sulla forfora sia di tipo citostatico e non
legata alla loro azione sul P. Ovale è stata proposta dal
gruppo di Kligman quando non sono riusciti a dimostrare il miglioramento
della forfora con l'applicazione topica di anfotericina (Leyden
Ct al., 1976; Kligman et al,, 1979), nonostante essi, al pari
di altri, riscontrino un miglioramento col sulfide di selenio
e con lo zinco piritione. Patta eccezione per Imokawa et al. (1981),
altri autori supportano quel punto di vista. Ancora nessuno
dei lavori che sostengono l'esistenza di un meccanismo di tipo
Citostatico forniscono soddisfacente evidenza che gli agenti antimicotici
agiscono mediante virtuale soppressione della replicazione delle
cellule epidermiche.
a - Esiste nella forfora un aumento del turn-over delle cellule
epidermiche?
Pochi argomenti sono stati studiati, per lo più mediante
misurazione dell'indice mitotico o valutazione della percentuale
di cellule basali captanti timidina coniugata (Plewig and Kligman,
1969; Leyden and Kligman, 1979): entrambe le metodiche sono però
imprecise. Ciononostante i risultati sembrano suggerire un aumento
della produzione cellulare. Tuttavia i cambiamenti
sono di minima entità e se fosse eseguita una correzione
per la paracheratosi focale (Kligman et al., 1979), non è
chiaro se il cambiamento mitotico verrebbe riscontrato nella cute
tra la paracheratosi focale come Ci si aspetterebbe in un "disordine
primitivo di iperproliferazione".
Sembra, pertanto, che la presenza dell'aumentato turn-over cellulare
e la sua entità debbano essere stabiliti mediante tecniche
di citocinetica in relazione alla gravità e nelle aree
di desquamazione paracheratosica e nelle aree non paracheratosiche
adiacenti. Infine l'importanza eziologica del difetto addotto
può essere evidenziata solo dimostrando la sua specificità
in confronto alle altre dermatosi desquamanti del cuoio capelluto.
h - L'aumentato turn-over cellulare è primitivo o secondario?
Non esistono evidenze che ci consentano di affermare che l'aumentato
turn-over cellulare rappresenti il difetto primario nella forfora.
Né d'altro canto esiste evidenza che i differenti agenti
antimicotici che sono efficaci nella forfora abbiano un azione
citostatica se usati in vivo su cute normale in una concentrazione
efficace nella cura della forfora. Pertanto la dimostrazione che
un agente antimicotico diminuisce l'attività mitotica del
cuoio capelluto affetto da forfora è inadeguata in quanto
ciò potrebbe essere semplicemente secondario all'eradicazione
dell'infezione da P.
Ovale. Come gli stessi Plewig e Kligman hanno sottolineato (1969)
gli studi devono essere condotti su un'epidermide il cui turn-over
sia inizialmente normale. Sfortunatamente essi non hanno fatto
ciò e l'indice nel controllo dei capillizi da essi studiati
era pari al 10%, indicando ciò un apprezzabile aumento
dell'attività mitotica e comparabile a quello da essi precedentemente
riscontrato in pazienti con forfora. La spiegazione di tale risultato
sta nel fatto che i loro normali avevano una desquamazione riscontrabile
in una forfora di media gravità con un aumento della Conta
dei Corneociti. Ciò non è sorprendente. Il cuoio
capelluto nella maggior parte dei maschi adulti normali alberga
il P. Ovale; molti hanno una desquamazione indistinguibile dalla
forfora tranne che per un criterio quantitativo (es. Van Abbe,
1964; Leyden and Kligman, 1979) e Plewig e Kligman ammettono di
aver trovato difficoltà nel reclutare individui senza segni
cIinici di forfora, Questo studio di Plewig e Kligman (1969),
tanto osannato, può comunque essere Criticato per la mediocrità
del disegno, per la scarsità di numero di pazienti, con
una immensa variabilità nella conta dei corneociti.
Per via dell'ubiquità del P. Ovale e della forfora sarebbe
difficile eseguire esperimenti degni di credito anche su cuoio
capelluto apparentemente normale, Ciò è evidente
dal cambiamento della conta dei corneociti dopo trattamento con
sulfide di selenio o zinco piritione in soggetti non affetti da
or ora (Leyden et al., 1975).
Perciò per stabilire che l'effetto degli agenti antiforfora
si esplica primariamente sulla divisione cellulare conseguente
all'infezione da P. Ovale, gli studi potrebbero essere condotti
solo su pochi capillizi non colonizzati dal P. Ovale (o dopo eradicazione
del microrganismo con agenti la cui modalità d'azione non
sia un meccanismo di tipo citostatico), oppure su cute normale
ma lontana dal cuoio capelluto, come per esempio la cute pelosa
dell'avambraccio. In assenza di tali studi non è possibile
dimostrare un meccanismo d'azione citostatico degli agenti antiforfora
e pare ragionevole affermare che l'effetto sulla forfora di agenti
a differente struttura chimica sia legato all'azione antifungina
che essi hanno in comune.
E opportuno sottolineare:
1- che sono stati fatti studi sistematici sull'effetto di farmaci
indubbiamente citostatici nella forfora; la maggioranza dei lavori
sono stati fatti solo per dimostrare che pochi selettivi agenti
antifungini hanno attività citostatica;
2 - che anche se i farmaci citostatici fossero attivi contro la
forfora ciò non contrasterebbe con il ruolo primario dell'infezione
fungina in quanto essi potrebbero semplicemente bloccare una delle
conseguenze dell'azione fungina;
3 - c'è un evidenza clinica che gli agenti citostatici
potrebbero peggiorare le infezioni fungine.
c - Considerazioni teoriche
"... la forfora è un disturbo della proliferazione"
(Leyden and Kligman, 1979). L'assurdità dell'argomentazione
citostatica è ancora più evidente ammettendo la
validità di tale affermazione. Diventa perciò immediatamente
necessario spiegare la non casualità dell'associazione
del micete e della forfora così come una ragione indipendente
dell'aumentato turn-over cellulare.
Se, come implica il meccanismo citostatico, l'aumentato turn-over
cellulare è primario ed è evidente sulla testa e
non sul resto del corpo, si arriva ad una definizione della forfora
come "primitivo disturbo iperproliferativo del capillizio
con una specifica suscettibihtà all'infezione asintomatica
da P. Ovale".
6 - MODALITÀ D'AZIONE DEGLI AGENTI ANTIFUNGINI
NELLA FORFORA
Esistono differenti agenti chimici in rado di migliorare la forfora ed il loro unico effetto comune Si esplica sul P. Ovale e su miceti affini. La loro precisa modalità d'azione può essere molto differente: il piritione, per esempio, agisce sul trasporto di membrana e su altri aspetti della struttura cellulare (Chandier and Segei, 1978).
7 - MISCELLANEA
Esistono numerosi studi relativamente mediocri, relativi ad
esempio alla relazione esistente tra l'azione
antifungina sul sebo e la produzione di sebo; gli studi negativi
di Kligman et al. (1979) sono in particolare poco convincenti,
L'importanza di uno studio sugli acidi grassi (Marples et al.,
1972) non è chiara ed il proposito di studiare l'effetto
di estratti di pytirosporum su orecchio di coniglio (Weary, 1970)
sarebbe più chiaro se solo i comedoni fossero presenti
sul capillizio di coniglio. Parimenti, studi sull'effetto di iniezioni
intradermiche di estratti fungini, sul ruolo del sistema immunitario,
sull'attivazione del complemento, ecc., dovrebbero essere eseguiti
prendendo in attenta considerazione i fattori dell'ospite e la
risposta immunitaria.
RIMANENTI QUESITI
Le domande che ancora necessitano di una risposta sono:
1 - in che modo l'infezione conduce alla desquamazione?
2 - quale è la base della individuale suscettibilità
all'infezione del P. Ovale ed alla forfora?
3 - quale è il ruolo di questa infezione in altre patologie?
Quanti eczemi seborroici derivano dalla colonizzazione del P.
Ovale?
L'avvento di nuovi potenti farmaci antifungini come il chetoconazolo
ed il climbazolo può fornire una valida risposta.

CONCLUSIONI
La dissociazione clinica ed istopatologica della forfora dall'eczema
seborroico precoce e dalla psoriasi non è stata fatta.
Il P. Ovale è il più comune microrganismo associato
alla forfora: rimuovendolo la forfora migliora, la sua ricolonizzazione
provoca una recidiva della forfora. Come il P. Ovale provochi
la forfora non è chiaro; la flogosi e la desquamazione
con un aumento della produzione cellulare rappresentano un risultato
finale Non c'è evidenza che gli agenti antifungini agiscano
sulla fo ora in altro modo che diminuendo il numero o l'attivita
della popolazione fungina ed i pochi esperimenti a favore di un
primario ruolo antimitotico non sono accettabili.
N.d.R.: questo Commento di Sam Shuster è complesso (in alcuni punti anche poco chiaro) ma decisamente in "controtendenza" rispetto alla maggior parte dei lavori esistenti sulla forfora. Ci è parso corretto, comunque, far conoscere diverse opinioni sull'argomento.
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