
Generalità
La "forfora" insorge normalmente fra i 10 ed i 25 anni
e migliora spontaneamente verso i 45-55; può tuttavia persistere
fino alla vecchiaia.
E' causata da un accelerato ricambio delle cellule epidermiche
che, a causa dell'aumento di velocità di migrazione, non
riescono a raggiungere la completa maturazione prima di distaccarsi.
Si formano pertanto delle squame bianche o grigiastre (ammassi
di cellule cornee), localizzate in chiazze o, più spesso,
diffusamente distribuite su tutto il cuoio capelluto. Il prurito
è scarso o assente. A causa della irregolare disposizione
delle cellule cornee nella forfora, a differenza di quanto comunemente
si ritiene, lo strato corneo è più permeabile di
quello di un cuoio capelluto normale e si dovrebbe pertanto tenerne
conto nel valutare una possibilità di assorbimento indesiderato
di sostanze farmacologicamente attive applicate localmente.
Le cause sono ancora discusse e, in particolare, oscura rimane
un'ipotetica influenza "androgena" suggerita da alcuni
Autori. Neppure hanno alcun fondamento le tanto spesso citate
responsabilità dell'apparato digerente e in particolar
modo del fegato. Più interessante appare il dato, scientificamente
accertato, che, nelle squame e fra i capelli dei soggetti con
forfora è spesso presente in quantità massiva un
micete (fungo), il Pityrosporum ovalis, il cui ruolo patogenetico
non è tuttavia definitivamente chiarito. La forfora può
comunque anche essere presente in assenza di elevati quantitativi
di Pityrosporum per cui non è ancora del tutto chiarito
se sia il micete responsabile della forfora o, al contrario, un
cuoio capelluto con forfora costituisca un terreno favorevole
al suo sviluppo.
Clinicamente si distinguono una pitiriasi secca o semplice, nella
quale il cuoio capelluto è coperto da piccole squame molto
fini, di facile distacco, che ricoprono gli abiti, con cute normale
e modesto prurito, da una pitiriasi grassa o steatoide, nella
quale squame più grosse, untuose e giallastre, aderiscono
ad un cuoio capelluto talvolta leggermente eritematoso e trasudante;
in questo caso il paziente può riferire leggero prurito.

Aspetti clinici ed istopatologici
La forfora e un processo desquamativo del cuoio capelluto che
non si accompagna ad altre patologie cutanee localizzate sul capillizio
od in altre sedi. I vari studi la considerano comunque una anomalia,
in quanto alcune persone non presentano assolutamente forfora,
una affezione di poco conto ma non banale. (Van Ebbe, 1964; Leyden
and Kligman, 1979). La facilità di separare tale condizione
dalla psoriasi e dalla dermatite seborroica e stata ripetutamente
ribadita da svariati autori (es. Ackerman and Kligman, 1969) ma
il motivo per cui sia lecito tenere separate le queste condizioni
non ci è del tutto chiaro. Non si può affermare
che la psoriasi e la dermatite seborroica di moderata gravità
presentino aspetti clinici distinguibili da quelli della forfora.
I vari reperti istopatologici sono confusi ed in contrasto tra
loro. Lo studio di Ackerman e Kligman (1969) che ha stabilito
una netta separazione della forfora dalla psoriasi e dalla dermatite
seborroica pare essere stato successivamente ritrattato dallo
stesso Kligman e collaboratori (1979), i quali, riesaminando tutti
i reperti istologici che avevano costituito il presupposto del
loro precedente studio (Alexander, 1967; Plewig and Kligman, 1970),
ritengono esistano aspetti comuni ad entrambe le condizioni.
Gli studi sinora eseguiti non sono sufficienti ed adeguati a dimostrare
se la forfora abbia o no una sua specifica connotazione istopatologica
e se possa essere tenuta distinta dalla psoriasi e dalla dermatite
seborroica di media gravità in base a specifici criteri
clinici o istopatologici.

Microbiologia
A dispetto della differenza tra i vari studi eseguiti, la maggioranza
degli autori concorda nell'affermare che i principali organismi
che si riscontrano sono i batteri aerobi, il bacillo dell'acne
e svariati Pitirospori (Reddish, 1952; Vanderwyk and Roia, 1964;
Roberts, 1969; Vanderwyk, 1969; McGinley et al., 1975; Leyden
et al., 1976; Priestley and Savin, 1976; Leyden and Kligman, 1979
e altri). La presenza più frequente e indubbiamente quella
del Pityrosporum Ovale, e tanto più grave e la desquamazione
tanto maggiore e il numero di microrganismi reperibili. Non e
nota la relazione con gli altri Pitirospori; parimenti non si
conosce la relazione con microrganismi di superficie o a localizzazione
follicolare e con forme libere e filamentose. Ne consegue che
per molti anni il punto fermo della microbiologia della forfora
è stato la stretta relazione tra la forfora e la costante
presenza del Piyrosporum Ovale (es. Keddish, 1952).

Pityrosporum ovale: primitivo o secondario?
Esistono a tale proposito svariati studi di diverso tipo. La maggioranza
di essi tenta di risolvere il problema utilizzando antibiotici
e si tratta comunque per lo più di studi aperti condotti
su un numero ristretto di pazienti. Ciononostante è difficile
sottrarsi alla conclusione che il Pityrosporum è la causa
immediata della squamosità e non viceversa. Gli unici dati
che supportano la tesi contraria sono quelli del gruppo di Kligman
(Ackerman and Kligman, 1969; Kligman et al., 1974; Leyden et al.,
1975; McGinley et al., 1975; Leyden et al. 1976) e del gruppo
di Imokawa (1981) che tratteremo successivamente. In generale
una diminuzione della forfora (valutata clinicamente o misurata
in termini di desquamazione) ed una diminuzione del Pityrosporum
Ovale è stata riscontrata dopo trattamento con sulfide
di selenio (Leyden et al., 1976; Leyden and Kligman, 1979), zinco
piritione (Imokawa Ct al., 1981), anfotericina (Barber, 1977),
nistatina (Vanderwyk and Roia, 1964), ed econazolo (AronBrunetier,
Dompmartin-Pernot and Droubet, 1977).
L'unico punto in comune tra tutti questi trattamenti consiste
nella loro azione antimicotica. Trattamenti antimicrobici sembrano
invece essere inefficaci (Leyden et al., 1976; Leyden and Kligman,
1979).

Esperimenti di Gosse e Van Der Wyke (1969)
Sono esperimenti particolarmente degni di nota perché dimostrano
che nonostante l'uso prolungato di un agente antimicotico quale
la nistatina, una reinfezione sperimentale del capillizio mediante
un ceppo di Pityrosporum Ovale resistente alla nistatina comporta
una recidiva della forfora in pazienti che avevano precedentemente
risposto alla nistatina. Tale validissimo esperimento non ha peraltro
ricevuto tutta l'attenzione che sicuramente merita. Esso dimostra
con estrema semplicità che è la presenza o l'assenza
del solo micete ad essere critica e rappresenta una delle più
evidenti affermazioni contro la convinzione che gli agenti antiforfora
agiscano mediante un meccanismo di tipo citostatico.

La forfora come difetto di replicazione delle cellule epidermiche
La convinzione che la modalità d'azione dei svariati agenti
antimicotici sulla forfora sia di tipo citostatico e non legata
alla loro azione sul Pityrosporum Ovale è stata proposta
dal gruppo di Kligman quando non sono riusciti a dimostrare il
miglioramento della forfora con l'applicazione topica di anfotericina
(Leyden Ct al., 1976; Kligman et al,, 1979), nonostante essi,
al pari di altri, riscontrino un miglioramento col sulfide di
selenio e con lo zinco piritione. Fatta eccezione per Imokawa
et al. (1981), altri autori supportano quel punto di vista. Ancora
nessuno dei lavori che sostengono l'esistenza di un meccanismo
di tipo citostatico fornisce soddisfacente evidenza che gli agenti
antimicotici agiscono mediante virtuale soppressione della replicazione
delle cellule epidermiche.
Conclusioni
Le conclusioni che derivano dalla revisione della letteratura
sono le seguenti:
1 - il P. Ovale è il più comune microrganismo quantitativamente
associato alla forfora;
2 - una diminuzione del P. Ovale da parte di un ampio spettro
di agenti antimicotici comporta una diminuzione sia dell'aspetto
clinico della forfora sia della misurazione oggettiva della desquamazione;
3 - la ricolonizzazione con il microrganismo comporta la ricomparsa
della forfora;
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