
Il lichen planus è una frequente affezione cutanea caratterizzata
dalla comparsa di papule (rilievi circoscritti della cute formati
da cellule) che:
sulla cute assumono un caratteristico aspetto poligonale
(diametro 3 - 10 mm) con colorito rosso-lilla (in particolare
sono interessate la superficie flessoria degli avambracci e dei
polsi, il dorso delle mani, i genitali, gli arti inferiori);

a livello delle regioni palmo-plantari si manifestano come
semplici rilievi di tipo corneo (simulanti delle callosità
o delle verruche); sono spesso coinvolte anche le unghie distrofiche,
con pitting fino alla trachionichia;

sulle mucose si presentano come papule biancastre disposte
a nervatura di foglia (sulla mucosa geniena, cioè all'interno
delle guance) o rotondeggianti (sulla lingua).


Il cuoio capelluto è coinvolto in meno del 5% dei
soggetti affetti da lichen planus classico ma fino al 40% dei
pazienti con lichen del cuoio presentano la malattia in un'altra
sede cutanea e particolarmente alle unghie.

Sul cuoio capelluto il lichen follicolare decalvante inizia con
una fase abbastanza fugace di papule dal tipico colorito lilla
(associate ad eritema, prurito e desquamazione) seguita poi da
cheratosi follicolare (lichen follicolare) e più
tardi da atrofia cicatriziale con perdita definitiva dei capelli
(lichen follicolare decalvante). La sintomatologia soggettiva
è rappresenta dal prurito, spesso intenso. Il pull test
mostra la caduta di capelli in anagen.

Quando la chiazza cicatriziale ha tendenza ad allargarsi in modo
centrifugo la cheratosi follicolare è presente ai bordi
mentre al centro domina l'atrofia. A processo avanzato le lesioni
si presentano di colorito bianco-avorio, irregolari e la diagnosi
non è più possibile (pseudopelade) se non
si ritrovano altrove le tipiche lesioni cheratosiche.
Il lichen decalvante è la più comune forma di alopecia
cicatriziale dell'adulto. Circa il 40% dei casi di alopecia cicatriziale
acquisita primitiva sono dovuti al lichen.
Le caratteristiche istologiche del lichen planopilaris sono rappresentate da una "dermatite lichenoide dell'interfaccia" interessante l'infundibolo e l'istmo del follicolo. A livello dell'epidermide si osserva ipercheratosi (aumento di spessore dello strato corneo), acantosi (aumento di spessore degli strati spinoso e granuloso) e degenerazione vacuolare delle cellule basali. A livello del derma predomina un infiltrato cellulare, prevalentemente T linfocitario e macrofagico, aderente all'epidermide e con margine inferiore nettamente definito, a banda, associato a corpi colloidi eosinofili.

Da un punto di vista evolutivo, ad una fase caratterizzata dalla
formazione di un ricco infiltrato linfocitario perifollicolare
ed, in misura minore, intrafollicolare, segue una fase caratterizzata
da un infiltrato più modesto e da alterazioni degenerative
del pelo che viene sostituito da formazioni amorfe di cheratina.
Infine il follicolo viene distrutto con formazione di una fibrosi
estesa che risparmia solo il muscolo piloerettore. Anche se la
fibrosi perifollicolare non è specifica del lichen planopilaris,
la presenza di fissurazioni tra tessuto fibrotico perifollicolare
e l'infundibolo (spazi di Max Josef), che appare ristretto, orienta
verso la diagnosi di Lichen planopilaris ed esclude il Lupus eritematoso
discoide. Anche la presenza di ipergranulosi a forma di V all'interno
dell'infundibolo e dell'acrosiringio è suggestiva per il
Lichen planopilaris.

In termini generali si può porre diagnosi istologica
di lichen planopilaris quando sono presenti:
1) degenerazione dello strato basale dell'epitelio follicolare;
2) spazi di Max Josef;
3) alterazioni della cute interfollicolare con le caratteristiche
del lichen planus.

In assenza di lichen planus della cute o delle mucose, una biopsia costituisce spesso l'unico mezzo per formulare una diagnosi certa ma sfortunatamente le caratteristiche istologiche sono spesso non diagnostiche e, soprattutto nei casi già stabilizzati, il quadro istologico è del tutto aspecifico e rappresentato da un infiltrato linfomonocitario perifollicolare, associato ad una circostante reazione fibrotica.
L'immunofluorescenza diretta mostra un deposito granulare di IgM e di fibrinogeno/fibrina in corrispondenza dell'interfaccia epitelio follicolare/derma, in elevata percentuale di casi raggruppato a formare fluorescent bodies sottogiunzionali.
La patogenesi dell'affezione è verosimilmente immunodeterminata (probabilmente da linfociti T ad attività citotossica diretti contro le cellule dello strato basale dell'epidermide).

La terapia, problematica, viene per lo più attuata
con corticosteroidi per via intralesionale o generale. Per via
intralesionale si utilizza il triamcinolone acetonide alla concentrazione
di 2 mg/ml. I corticosteroidi sistemici o intralesionali
mirano a spegnere il processo infiammatorio e in tal modo ad evitare
la progressione dell'alopecia cicatriziale.
Talvolta anche la ciclosporina sistemica, a basse dosi,
è moderatamente efficace.
Promettente appare l'uso della cetirizina abbinata ai corticosteroidi.
Inizialmente il farmaco fu somministrato ai pazienti con lichen
planopilare allo scopo di controllare il prurito ma poi, da più
parti, si è cominciato a segnalare lo stabilizzarsi della
patologia a dosi alte di farmaco impiegato: 60mg/die per 3 - 4
mesi.
É essenziale informare il paziente che il trattamento non
porterà a ricrescita di capelli nelle chiazze già
presenti ma contrasterà soltanto il formarsi di nuove aree
alopeciche.
Una volta che il processo infiammatorio si sia stabilizzato, il
che può richiedere molti anni, è possibile considerare
un trattamento chirurgico ricostruttivo.
Riferimenti:
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