----> torna alla home page ----> torna pagina degli articoli

La patogenesi della calvizie è in larga parte ancora
sconosciuta ma leggendo la letteratura e sulla base delle moderne
conoscenze di endocrinologia e metabolismo possiamo costruire
un modello che, senza la pretesa di essere né certo né
definitivo, può rendere ragione di quanto quotidianamente
osserviamo nella pratica clinica e può guidare nelle scelte
terapeutiche. Questo modello, volutamente semplificato, viene
presentato in queste pagine.
La vita del capello è controllata attraverso tre vie.
steroidea, glicidico-metabolica, autocrino-paracrina.

Gli ormoni steroidi-androgeni permettono il realizzarsi del messaggio genetico, permettono cioè che il genotipo "calvo", diventi fenotipo. Questo controllo steroideo si attua essenzialmente attraverso il metabolismo del testosterone con una serie di eventi a catena: la 5 alfa riduzione, la formazione del diidrotestosterone, la captazione di quest'ultimo (DHT) da parte di uno specifico recettore proteico citosolico con trasporto attivo nel nucleo del tricocheratinocita (il cheratinocita della matrice del pelo), la coniugazione del DHT con la cromatina nucleare e la successiva derepressione di uno o più geni portatori del messaggio ereditario, a cui segue la formazione di mRNA che porta l'informazione ai ribosomi dove avviene la sintesi proteica che realizza il messaggio genetico.
Ma per le sintesi proteiche necessarie per la costruzione del pelo e per la riproduzione cellulare del tricocheratinocita occorre energia. Questa energia è fornita da glucosio attraverso una via metabolica che controlla anch' essa la vita del capello. Il controllo metabolico si attua tramite l'attivazione dell' adenilciclasi di membrana cellulare, la formazione di AMP ciclico (cAMP), l'attivazione della glicolisi e del ciclo di Krebs.
Le mitosi delle cellule della matrice sono sotto il controllo
autocrino-paracrino tonico di un fattore di crescita, Hair Grow
Factor, che esse stesse producono e di un calone inibitorio, prodotto
dalle cellule della papilla dermica, presumibilmente il Trasforming
Grow Factor beta. Dal "dialogo" fra questi due fattori
dipende lo sviluppo del capello da pelo vellus ed il suo mantenersi
come pelo terminale. Nel caso del prevalere parziale del calone
inibitorio sul fattore di crescita si avrà ad ogni ciclo
pilare un capello sempre meno profondo, sempre più sottile
e ad anagen sempre più breve: in definitiva, sempre più
vellus.
CONTROLLO STEROIDEO
Il nodo centrale del controllo steroideo sul pelo e sul capello
è il metabolismo intracellulare del testosterone.
Il testosterone, il più importante ormone androgeno nell'uomo,
è secreto dai testicoli e solo in quantità insignificante
dalle ghiandole surrenali.
Nella donna il principale androgeno circolante nel plasma è
invece l'androstenedione, seguito dal deidroepiandrosterone, dall'androstenediolo
ed infine testosterone: tutti di origine surrenalica ed ovarica.
Anche nella donna comunque l'androstenedione, l'androstenediolo,
il deidroepiandrosterone possono venir metabolizzati a testosterone
a livello degli organi bersaglio. Gli androgeni circolano nel
plasma in massima parte legati a proteine: l'androstenedione,
l'androstenediolo ed il deidroepiandrosterone sono legati debolmente
e reversibilmente all'albumina; l'androgeno più potente,
il testosterone, circola invece nel plasma legato per il 99% circa
ad una betaglobulina specifica: Sex Hormone Binding Globulin (SHBG).
Solo la quota libera degli androgeni è metabolicamente
attiva e pertanto può penetrare "passivamente"
e reversibilmente nel comparto intracellulare delle cellule bersaglio
dove tutti possono venire metabolizzati a testosterone, che a
sua volta per poter agire deve essere trasformato in diidrotestosterone
dall'azione di un enzima: la 5 alfa reduttasi. Il vero androgeno
attivo a livello della matrice del pelo e del capello (ed anche
a livello di altri organi bersaglio come la prostata) è
quindi il diidrotestosterone che permette la crescita dei peli
sessuali sul viso, sul petto, sul dorso e sulle spalle, mentre
crea le condizioni per la caduta dei capelli. Il diidrotestosterone
intracellulare si lega quindi ad una specifica proteina recettrice
(recettore citosolico) ed il complesso diidrotestosterone+recettore
è capace di penetrare "attivamente" nel nucleo
della cellula dove si unisce alla cromatina, a livello di specifici
recettori, e dereprime uno o più geni portatori del carattere
"calvo" come del carattere "peloso". I geni
derepressi inducono la formazione di RNA messaggero che, uscito
dal nucleo, a livello ribosomiale, non consente la sintesi delle
proteine costituenti il capello mentre permette la produzione
delle proteine costituenti i peli sessuali maschili. Si realizza
così il messaggio genetico (il concetto è espresso
più chiaramente e diffusamente nelle pagine che seguono).

E' evidente che variazioni della frazione di testosterone libero,
conseguenza delle variazioni della proteina legante (SHBG), comportano
variazioni analoghe della quantità intracellulare del metabolita
attivo: il diidrotestosterone. La SHBG aumenta in rapporto all'aumento
(fisiologico, patologico o iatrogeno) degli estrogeni e degli
ormoni tiroidei con conseguente diminuzione della frazione libera,
attiva e metabolizzabile, del testosterone. La SHBG diminuisce
in caso di aumento degli androgeni plasmatici, fisiologico (pubertà,
età 18-26 anni etc.) o iatrogeno (somministrazione di anabolizzanti
etc.). Ancora l'aumento dell'attività intracitoplasmatica
della 5 alfa reduttasi e degli enzimi che metabolizzano gli altri
androgeni a testosterone può essere causa di una più
intensa attività androgena periferica.
In passato si era ipotizzato che l'ipofisi regolasse l'attività
della 5 alfa reduttasi e della 17 beta idrossisteroidodeidrogenasi
attraverso un "ormone sebotropo" (Ebling F.J.) , oggi
si pensa che questo ipotetico ormone sia il somatotropo e/o la
prolattina; basti pensare all'acne terribile dei ragazzi altissimi
(acne da giocatore di pallacanestro) e al defluvio ed alla seborrea
delle donne amenorroiche ed iperprolattinemiche ed al defluvio
delle balie.
La trasformazione del pelo lanuginoso in pelo terminale all'epoca
della pubertà è attribuibile ad un aumento degli
androgeni circolanti ed al metabolismo del diidrotestosterone
a livello dei follicoli piliferi. Purtroppo in molti giovani oltre
a questa trasformazione fisiologica potranno verificarsi anche
effetti indesiderabili come, ad esempio, acne, irsutismo, seborrea,
defluvio androgenetico.
Nella cute di giovani acneici è stata riscontrata una concentrazione
di diidrotestosterone sino a 20 volte superiore a quella rilevabile
in soggetti sani della stessa età. L'attività 5
alfa reduttasica del cuoio capelluto affetto da defluvio androgenetico
è più elevata di quella del cuoio capelluto normale
(Bingham e Shaw) e nelle radici dei capelli della regione frontale
dei soggetti calvi l'attività 5 alfa reduttasica è
risultata aumentata rispetto a quella di soggetti di controllo
con capelli integri.
Come indice della attività della 5 alfa reduttasi può
essere preso il tasso del 5 alfa-androstan-3alfa-17beta-diolo
(3 alfa Ad ), primo metabolita del diidrotestosterone, ed in particolare
del 3alfa-diolo-glicuronide (3 alfa AdG) sia circolante che urinario.
Il 3 alfa AdG proviene dal metabolismo del diidrotestosterone
nella misura del 50% nell'uomo e del 100% nella donna.*
La disponibilità di nicotinamideadenildinucleotidefosfatoridotto
(NADPH) controlla e condiziona la 5 alfa riduzione e quindi la
trasformazione del testosterone in diidrotestosterone. Il diidrotestosterone
vedremo che inibisce la attività della adenilciclasi (Adachi
K.) e quindi la disponibilità di AMP ciclico (cAMP) ed,
in ultima analisi, l'utilizzo del glucosio e la disponibilità
di energia per le sintesi proteiche del tricocheratinocita. Queste
due sostanze, il NADPH ed il diidrotestosterone, rappresentano
i due principali punti di interferenza fra controllo steroideo
e controllo metabolico della vita del capello e del pelo.
Da quanto detto fino ad ora appare verosimile attribuire la
calvizie, nell'uomo come nella donna, all' interazione fra ormoni
androgeni, una predisposizione genetica, una regolazione ipofisaria.
Ricordiamo inoltre che l'ipofisi è regolata dall' ipotalamo
tramite ormoni specifici (releasing hormones) e che quest' ultimo
è in stretti contatti con la sostanza reticolare, il sistema
limbico, la corteccia cerebrale; è quindi comprensibile
come anche alterazioni neuro-caratteriali (ed anche lo stress)
possano alterare questo delicato meccanismo (pensiamo, ad esempio,
alla alopecia neurologica dei malati di mente).
* Abbiamo motivo di ritenere che, come l'ormone attivo a livello del follicolo pilifero è il diidrotestosterone, l'ormone attivo a livello della ghiandola sebacea sia l'androstandiolo (3 alfa Ad).

CONTROLLO METABOLICO
Il controllo metabolico della vita del capello (e del pelo)
si attua attraverso il metabolismo del glucosio.
La prima tappa che porta all'utilizzo del glucosio da parte del
follicolo pilifero, cioè alla produzione di energia per
le sintesi proteiche del tricocheratinocita, passa attraverso
l'attivazione della adenilciclasi di membrana da parte di una
tropina ormonale. Non sappiamo con certezza quale sia questa tropina,
né se si tratti di una sola sostanza o di molte, ipotizziamo
comunque che sia in causa un fattore di crescita della famiglia
dell'EGF, prodotto dai cheratinociti stessi della matrice che,
attraverso di questo, "dialogano" con le cellule della
papilla dermica (HrGF). Pensiamo inoltre che l'adenilciclasi di
membrana del tricocheratinocita possa essere attivata da svariate
sostanze ormonali, proteiche e steroidee, ed in particolare rivolgiamo
l'attenzione alle catecolamine (effetto beta) al somatotropo,
alla tiroxina, all'istamina, all'estrone, al cortisone (anche
se si tratta di un meccanismo d'azione insolito per gli ormoni
steroidi). Ognuna di queste sostanze pare sia in grado di attivare
a dosi sovrafisiologiche (ma non necessariamente farmacologiche)
l'adenilciclasi del tricocheratinocita, forse anche attivando
la produzione di HrGF.
Per le catecolamine ipotizziamo chepossano svolgere un ruolo
primario nel controllo metabolico della vita del capello. Questi
ormoni agiscono mediante il controllo dell'adenilciclasi del cheratinocita
con stimolo ed incremento dell'cAMP (adenosina monofosfato ciclico)
quando prevale l'effetto beta, inibizione e decremento quando
prevale l'effetto alfa.
Forse l'effetto beta1 delle catecolamine è fra gli induttori
fisiologici più importanti della crescita del capello (e
del pelo).
Inoltre il ricco plesso nervoso simpatico di cui è dotato
il follicolo pilifero e che avviluppa la matrice e la papilla
del pelo, sembra inutile per la vita del pelo stesso perché
capelli espiantati e quindi denervati continuano a crescere più
o meno alla stessa velocità e con lo stesso diametro, nonostante
la denervazione e nonostante lo shock chirurgico ed ipossico,
tanto da permettere i così detti "trapianti ad isole".
Questo plesso potrebbe aver funzione di "controllo negativo".
Le fibre nervose simpatiche producono noradrenalina, mediatore
simpatico della trasmissione nervosa, che è la più
potente catecolamina ad effetto alfa.
Pensiamo che il somatotropo non attivi l'adenilciclasi a livello
della matrice e della papilla del pelo e del capello, più
verosimilmente agisce tramite il fattore di crescita HrGF il quale
poi attiva la proteina-chinasi, forse anche senza intervento della
adenilciclasi.
Comunque sia i soggetti con deficit somatotropinico hanno capelli
radi e peluria rara o assente. La secrezione fisiologica del somatotropo
è considerata responsabile del graduale aumento di diametro
del fusto dei peli degli arti e dei capelli che si verifica durante
la crescita, dalla nascita alla pubertà, ed anche nell'età
adulta (Williams).
Gli ormoni tiroidei, ed in particolare la tiroxina, sembrano avere importanza particolarmente nelle prime fasi dell'anagen; la carenza di tiroxina nell'ipotiroidismo fa sì che i capelli siano ruvidi, secchi, fragili e cadano in telogen in modo talvolta imponente (telogen effluvium ipotiroideo).
Anche il progesterone è probabilmente importante per
iniziare la fase anagen (Williams).
Fra gli attivatori della adenilciclasi del capello sicura importanza
fisiologica ha l'estrone.
Durante il catagen i follicoli piliferi metabolizzano attivamente
l'estradiolo (non attivo sulla adenilciclasi del capello) in estrone,
con aumento delle concentrazioni di cAMP dei cheratinociti della
zona protuberante fino a dare il via ad una attiva moltiplicazione
cellulare e ad una nuova fase anagen. I follicoli in anagen trasformano
invece il testosterone in diidrotestosterone, con inibizione della
adenilciclasi fino alla fase telogen.
Le donne che hanno, rispetto agli uomini, livelli molto più
alti di estrogeni hanno anche i capelli con anagen di durata assai
più lunga.
Questo modello spiega l'effluvio post parto, come dovuto a caduta
improvvisa del tasso estrogenico nel sangue e conseguente caduta
dei tassi di cAMP nel citosol del tricocheratinocita.
L'estradiolo benzoato è stato proposto anche come terapia
del defluvio androgenetico in soluzione alcolica allo 0,005% per
gli uomini, ed allo 0,15% per le donne, ma occorre tenere presente
i possibili effetti dovuti al sicuro assorbimento percutaneo dell'ormone.
In tal senso molto più fisiologico, probabilmente assai
più efficace e certamente più sicuro appare l'uso
dell'estrone solfato.
La cute umana trasforma attivamente il cortisolo in cortisone (idrocortisolo) che ha attività antinfiammatoria meno spiccata ma che sembra avere azione permissiva sulla attivazione della adenilciclasi del cheratinocita. L'effetto curativo dei corticosteroidi infiltrati localmente in una chiazza di alopecia areata può essere attribuito, in parte, anche a questa capacità.
Anche l'istamina è un attivatore della adenilciclasi che potrebbe giocare un ruolo fisiologico nella regolazione della crescita di peli e capelli. Dell'istamina ricordiamo che è un mediatore della trasmissione nervosa, anche se con funzioni fisiologiche non del tutto chiarite. Ricordiamo anche che essa causa un aumento della permeabilità vasale associata a costrizione delle venule post capillari e conseguente vasodilatazione (eritema passivo). Ricordiamo che la medicina popolare ha da sempre usato l'ortica come rimedio dei defluvi e delle alopecie.

I recettori di membrana sono estremamente dinamici e l'attività
recettoriale è regolata da diversi meccanismi.
Controllo del numero dei recettori: in presenza di elevate concentrazioni
della tropina ormonale il numero dei recettori di membrana si
riduce, mentre aumenta a basse concentrazioni Il complesso ormone-recettore,
una volta formatosi, viene "internalizzato" con diminuzione
del numero dei recettori disponibili sulla membrana. In presenza
di elevate quantità di ormone, la risposta biologica tende
a ridursi nel tempo. Questo meccanismo di regolazione è
stato dimostrato per il recettore beta-adrenergico.
Controllo della affinità dei recettori per la tropina ormonale:
quando un recettore si lega all'ormone l'affinità dei recettori
adiacenti per lo stesso ormone diminuisce. Questo meccanismo di
regolazione è stato dimostrato per l'insulina.
Controllo dell'accoppiamento del recettore col sistema di trasduzione:
quando l'adenilciclasi è attivata ed i livelli di cAMP
sono elevati, l'affinità per l'ormone diminuisce, l'inibizione
sembra legata ad ioni Ca++ liberati nel citosol dai mitocondri
sotto l'influenza dell'cAMP.
A livello del tricocheratinocita quando è avvenuto l'accoppiamento
del recettore con la tropina ormonale, l'attivazione dell'enzima
adenilciclasi sembra avvenga mediante l'interazione di una prostaglandina
E2.
Questo spiega perché gli antiinfiammatori non steroidei,
specie i più potenti inibitori della sintesi delle prostaglandine
(salicilati, indometacina, butazolidina etc.) sono tutti ritenuti
cause possibili di effluvio in telogen ed alopecia secondaria
non cicatriziale.
Dopo l'attivazione della adenilciclasi, l'cAMP viene sintetizzato
a partire da adenosina trifosfato (ATP). Questa reazione di sintesi
di cAMP necessita di Mg++ (o di Mn++), la cui disponibilità
nel citosol condiziona e limita la reazione catalitica stessa.
Si conoscono numerose molecole capaci di inibire l'adenilciclasi.
Alcune di queste sostanze sono ormoni, altre sono composti chimici
non ormonali.
Fra le sostanze ormonali inibitori della adenilciclasi due presentano
un particolare interesse nella patologia tricologica: le catecolamine
ad effetto dominante alfa adrenergico ed il diidrotestosterone.
Non sappiamo se questi ormoni inibiscano direttamente l'enzima
adenilciclasi, se competano con la tropina ormonale fisiologica
nella coniugazione con il recettore di membrana, se inibiscano
la produzione di HrGH o se abbiano altre modalità di azione.
Un ipotesi che ci sembra interessante ed attendibile per le
catecolamine è che queste agiscano legandosi al recettore
di membrana della guanilciclasi catalizzando la formazione di
guanosin-3',5 monofosfato ciclico (cGMP) che libera ioni Ca++
nel citosol dai mitocondri, con inibizione della adenilciclasi.
E' possibile che gli effetti delle catecolamine sulla attività
della adenilciclasi siano mediati dalle modificazioni delle concentrazioni
locali del calcio o di altri ioni. Si è pensato che l'cAMP
ed il cGMP funzionino in correlazione inversa (ipotesi Yin-Yang).
L'effetto di inibizione sulla adenilciclasi delle catecolamine
rende ragione degli effluvi da stress. Si tratterà di effluvi
in anagen, in anagen distrofico o in telogen (alopecia areata
o telogen effuvio) a seconda della intensità del fattore
stressante e quindi della violenza del "colpo d'ariete"
delle catecolamine sul recettore ormonale (vedi anche in EFFLUVIO
E DEFLUVIO: Considerazioni di fisiopatologia pilare).
Uno stress forte, improvviso, di breve durata, potrà provocare
un effluvio in anagen (con l'aspetto clinico della alopecia areata
incognita o a chiazze); uno stress più blando ma di lunga
durata o cronico provocherà un effluvio in telogen (un
telogen effluvio di Kligman o un telogen effluvio cronico). Naturalmente
il sistema di trasduzione tenderà a difendere se stesso
riducendo il numero dei recettori per le catecolamine (desensibilizzazione
recettoriale per riduzione del numero dei recettori) fino alla
risoluzione spontanea del quadro clinico, anche senza che sia
finita la causa che lo ha provocato, ma non sempre questo sistema
di controllo sarà sufficiente.
Vogliamo sottolineare come l'alopecia areata sia ben spiegata
come secondaria al "colpo d'ariete" da catecolamine
sul sistema di trasduzione dell'adenilciclasi. Le tipiche alterazioni
istologiche possono tutte essere interpretate come secondarie
al blocco delle mitosi, per carenza di cAMP, con degenerazione
acuta della matrice del pelo. L'infiltrato infiammatorio costituito
oltre che da linfociti anche da istiociti e mastociti che si addensano
intorno ai vasi della papilla ed intorno a ciò che resta
del follicolo pilifero non è di per sé prova di
malattia autoimmune.
Il 5 alfa diidrotestosterone è in grado di inibire l'attività della adenilciclasi del capello (Adachi K. e Kano M.) probabilmente inibendo la produzione di HrGF. Il diidrotestosterone è il metabolita attivo periferico più conosciuto del testosterone. Si pensava, fino a non molti anni fa, che fosse prodotto solo alla periferia per l'attività della 5 alfa reduttasi degli organi bersaglio, ma è stato dimostrato abbondantissimo anche nella vena spermatica, a dimostrazione di una importante attività 5 alfa reduttasica testicolare.
I follicoli piliferi delle zone di alopecia androgenetica, a differenza di quelli delle zone pelose, producono notevole quantità di diidrotestosterone che, se non prontamente metabolizzato, si accumula con inibizione del sistema di trasduzione adenilciclasi-cAMP e conseguente riduzione di tutte le attività enzimatiche che da questo dipendono, in particolare si avrebbe una limitazione delle attività delle proteinechinasi, una riduzione della glicogenolisi e della glicolisi e quindi dell'energia per le sintesi proteiche necessarie alla crescita dei capelli. Anche per tale motivo nelle aree di calvizie i capelli non riusciranno a crescere come peli terminali ma solo come fine lanugine che si rinnova senza allungarsi con cicli piliferi ad anagen di durata sempre più breve.
Fra i farmaci ritenuti responsabili di alopecia molti sono
inibitori della adenilciclasi del capello.
Fra i più importanti ricordiamo ancora gli inibitori delle
prostaglandine, che ostacolano la formazione della PGE2 mediatrice
fra recettore ed enzima; gli oppioidi che causano alopecia di
frequente riscontro nei tossicodipendenti; l'acido nicotinico
molto usato in passato per il "benefico rossore"; forse
anche l'eparina, i cumarinici, il clofibrato ed i destrani possiedono
questa capacità e comunque provocano alopecia iatrogena
(telogen effluvio), reversibile.
La seconda tappa che porta all'utilizzo del glucosio da parte del follicolo pilifero inizia con la trasformazione dell'adenosina trifosfato (ATP) in adenosina monofosfato ciclico (cAMP). La reazione è, come abbiamo visto, catalizzata dall'enzima adenilciclasi attivato ed avviene in presenza di Mg++, la cui disponibilità è fattore limitante per lo svolgersi della reazione stessa. Ovviamente anche la disponibilità di ATP è un altro fattore limitante della sintesi di cAMP. Ormai sappiamo che l'cAMP interviene nel controllo della moltiplicazione cellulare delle cellule della matrice del capello, e quindi nella crescita del capello stesso. Il meccanismo fondamentale con cui l'cAMP agisce sulle cellule dei mammiferi è ben documentato e consiste nella attivazione di una proteina-chinasi.
La proteina-chinasi è costituita di una subunità regolatrice (R) e di una subunità catalitica (C). Unite queste subunità non sono attive. L'cAMP si lega alla subunità R e libera la subunità C in forma attiva. La subunità C "attiva" è in grado di dare il via a tutta una serie di reazioni (e controregolazioni) a cascata che permettono (o limitano) il metabolismo energetico del tricocheratinocita.
L'incremento della sintesi di esochinasi avviene probabilmente con bassi livelli di cAMP e bassi livelli di proteina-chinasi attivata (C). L'esochinasi trasforma, nel citosol, il glucosio in glucosio 6-fosfato, con consumo di ATP, e da così il via alla glicolisi anaerobia. Il glucosio 6-fosfato stesso ha la capacità di rallentare l'attività esochinasica controregolandola. Ad opera della glicolisi si formano 2 moli di ATP per ogni mole di glucosio trasformata in acido piruvico.

Verosimilmente a livelli più alti di proteina-chinasi attivata avviene la glicogenolisi del glicogeno immagazzinato come riserva nel citosol del tricocheratinocita, con ulteriore incremento della glicolisi. Non si conoscono con certezza le tappe metaboliche che portano alla glicogenolisi a livello del follicolo pilifero, ma in analogia a quanto avviene nel fegato, si può pensare che la proteina-chinasi attivata, attivi a sua volta una fosfo-fosforilasichinasi, in presenza di Ca++ ed ATP, e che quest'ultima attivi una fosforilasi che scinde il glicogeno a glucosio 1-fosfato, una fosfoglicomutasi forma quindi glucosio 6-fosfato, che entra nella glicolisi. Siamo di fronte a reazioni catalitiche a cascata che tendono ad autoincrementarsi per produzione e quindi aumento di disponibilità di ATP. Le altre attività della proteina-chinasi attiva (C) tenderanno ad una controregolazione.
La prima funzione a controregolazione della proteina-chinasi che prendiamo in considerazione è l'inibizione della fosfofruttochinasi (PFK). La fosfofruttochinasi è un enzima chiave della glicolisi, Mg++ dipendente, permette la trasformazione del fruttosio 6-fosfato in fruttosio 1,6-difosfato con consumo di ATP. La fosfofruttochinasi è anche inibita da alte concentrazioni di ATP che quindi rappresenta sia il substrato donatore di energia di fosfato, sia un modulatore, cosiddetto allosterico. Ad alte concentrazioni di ATP, infatti, l'enzima è inibito e tale regolazione permette di collegare la velocità della glicolisi alle necessità energetiche della cellula. L'inibizione della PFK da parte della proteina-chinasi attiva risponde alla stessa esigenza e devia la glicolisi verso lo shunt degli esosomonofosfati, attraverso cui si formano pentosi utilizzati nella sintesi di acido nucleico e nicotinamideadenildinucleotidefosfatoridotto (NADPH). Il NADPH è il coenzima la cui disponibilità controlla la 5 alfa reduttasi con trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, che se non viene metabolizzato via via che si forma, si accumula con inibizione della adenilciclasi. L'inibizione della PFK da parte della proteina-chinasi avviene certamente a livelli di chinasi attivata più alti di quelli necessari ad incrementare la sintesi di esochinasi e necessari ad attivare la glicogenolisi. Livelli così alti di cAMP possono portare il capello in prematura fase telogen, e bassi livelli provocano la fase telogen per mancanza dell'energia necessaria alle sintesi proteiche.

La seconda importante funzione a controregolazione della proteina-chinasi
attiva (C) è l'inibizione della sintesi delle proteine
a livello ribosomiale, cioè a livello della trascrizione
dell'mRNA. L'inibizione delle sintesi proteiche è di per
sé sufficiente a spiegare come alti livelli di cAMP interferiscano
col ciclo cellulare nelle fasi G1, S, G2, con rallentamento delle
mitosi della matrice. Non possiamo comunque escludere anche un
effetto inibitorio diretto sulla replicazione cellulare ma l'inibizione,
da un lato, della sintesi delle proteine che compongono i sistemi
tubulo-fibrillari che guidano il fuso mitotico e, dall'altro,
delle proteine necessarie per la sintesi di nuovi cromosomi ci
sembra sufficiente a spiegare il rallentamento delle mitosi. Ancora
vediamo come alti livelli di cAMP possano esitare in un prematuro
telogen del capello, ma d'altra parte è chiaro che se lo
stesso cAMP è insufficiente il capello va in telogen per
mancanza di energia. Queste considerazioni possono in parte spiegare
le molte contraddizioni che troviamo in letteratura.
In altre parole l'cAMP intracitoplasmatico del tricocheratinocita
non deve essere né troppo né troppo poco, potendo
variare entro margini forse non molto ampi.
Siamo comunque del parere che nella "calvizie comune"
(defluvio in telogen maschile o defluvio "androgenetico")
il capello cada prematuramente in telogen ed abbia anagen brevi
per carenza di cAMP, cioè per carenza di energia per le
sintesi proteiche.

Il catabolismo dell'cAMP prodottosi dopo l'attivazione dell'adenilciclasi
è opera di un enzima, fosfodiesterasi, che demolisce il
nucleotide ciclico a 5-AMP (nucleoside 5-monofosfato).
Non si può escludere che l'cAMP possa essere metabolizzato
anche attraverso altre vie che non implicano l'intervento della
fosfodiesterasi, ma questa è l'unica dimostrata e documentata.
Si conoscono alcune sostanze in grado di inibire la fosfodiesterasi,
fra queste le più attive sembrano essere le metilxantine,
in particolare caffeina e teofillina. Molto attiva nell'inibire
la fosfodiesterasi risulta essere anche la papaverina
La terza tappa dell'utilizzo del glucosio da parte del follicolo
pilifero comincia ovviamente dalla glicolisi.
Nel follicolo in anagen l'utilizzo del glucosio è aumentato
del 200% rispetto al follicolo in telogen. Parallelamente anche
la glicolisi risulta incrementata del 200%; l'attività
del ciclo degli esosofosfati dell' 800%, il metabolismo glucidico
attraverso altre vie del 150%.
Il cambiamento metabolico più importante nel passaggio
dalla fase telogen alla fase anagen sembra consistere nella attivazione
dello shunt degli esosofosfati che produce grandi quantità
di NADPH, essenziale per la sintesi dei grassi e degli steroidi
ed in particolare per la trasformazione del testosterone in diidrotestosterone.
Inoltre i pentosi che si formano lungo questa via rappresentano
le "pietre angolari" per la costruzione dei nucleotidi.
Inoltre la quantità di ATP che si forma alla fine del processo
metabolico lungo la catena respiratoria dipende anche dalla quantità
di NADPH convertita in NADH e poi ossidata.
Per glicolisi si intende la demolizione del glucosio ad acqua e CO2.
Esula dallo scopo di questa monografia spiegare dettagliatamente i passaggi metabolici della degradazione del glucosio e del metabolismo intermedio, dobbiamo solo soffermarci su pochi punti essenziali, che oltre tutto volutamente esemplifichiamo a costo di essere inesatti, rimandando per maggiori dettagli ai trattati di fisiologia medica.
Il catabolismo del glucosio segue due vie, una attraverso la
scissione in triosi, detta via di Embden-Meyerhof, l'altra attraverso
la sua ossidazione e decarbossilazione a pentosi, ed è
lo shunt degli esosomonofosfati.
Il metabolismo del glucosio attraverso la via di Embden-Meyerhof
fino ad acido piruvico si svolge nel citosol cellulare e produce
modeste quantità di energia: 3 moli di ATP per mole di
glucosio se si parte da glicogeno, solo 2 se si parte da glucosio.
Produce però anche 2 idrogenioni (H+) che verranno trasformati
in 6 moli di ATP nella catena respiratoria mitocondriale anaerobica.
Questi due idrogenioni si formano al passaggio metabolico della
fosfogliceraldeide ad acido fosfoglicerico con trasformazione
di NAD a NADH. Ricordiamo che per ogni mole di glucosio si formano
2 moli di fosfogliceraldeide.
Non soltanto si formano 6 moli di ATP nella catena respiratoria
mitocondriale per l'ossidazione di NADH, ma anche la similare
ossidazione delle due moli di NADH che si formano nella trasformazione
di acido piruvico in acetil-Co A produce 6 moli di ATP.

La trasformazione dell'acido piruvico in acetil-Co A alimenta
il ciclo di Krebs all'interno dei mitocondri, che produce 2H+
x 4, cioè 8H+ ad ogni giro per mole iniziale di glucosio,
i quali poi, lungo la catena respiratoria, produrranno 12 x 2,
cioè 24 moli di ATP.
Pertanto la produzione netta di ATP per mole di glucosio metabolizzato
lungo la via di Embden-Meyerhof ed il ciclo di Krebs è
di 38 moli (2+6+6+24 = 38).
La catena respiratoria mitocondriale è costituita da una
serie di reazioni a cascata che trasferiscono idrogeno all'ossigeno;
ciascun enzima della cascata viene ridotto e poi riossidato, mentre
l'ossigeno scende lungo la cascata stessa. Questo è associato
alla formazione di ATP da ADP. Tutto il processo dipende da un
adeguato apporto di ADP e quindi tanto più rapidamente
viene utilizzato l'ATP nei tessuti tanto più grande è
la disponibilità di ADP e conseguentemente tanto più
rapida decorre la catena respiratoria, o fosforilazione ossidativa.

Lo shunt degli esosomonofosfati è la più importante
alternativa metabolica alla glicolisi anaerobica.
Per il capello esso sembra costituire una via di assoluta importanza
poiché nel passaggio dalla fase telogen alla fase anagen
risulta incrementato dell' 800%.
Attraverso lo shunt degli esosomonofosfati si formano i pentosi
per la sintesi di acidi nucleici e pertanto il capello non può
crescere, poiché la cellula non può riprodursi,
se non è attivata questa via metabolica. Attraverso questo
shunt si forma il NADPH che la cellula utilizza nel corso delle
sequenze biosintetiche riduttive.
Quando però l'attività della proteina-chinasi
ed il conseguente blocco della fosfofruttochinasi è tale
da deviare gran parte della glicolisi lungo lo shunt esosomonofosfatico,
la grande quantità di NADPH prodotta porta ad un tale incremento
della 5 alfa riduzione che il diidrotestosterone supera le capacità
di metabolizzazione e si accumula con inibizione dell'adenilciclasi,
con freno della produzione di cAMP, con freno della glicolisi
e con riduzione della produzione di energia, fino a provocare
il telogen del capello. A questo punto il follicolo comincia a
metabolizzare attivamente testosterone in androstenedione, androstenedione
ed estradiolo in estrone fino a attivare ancora l'adenilciclasi
e la produzione di energia per il nuovo anagen.
Così il ciclo vitale del capello periodicamente si chiude
e si riapre.

CONTROLLO AUTOCRINO-PARACRINO
Le mitosi delle cellule della matrice sono sotto il controllo
tonico di un fattore di crescita che esse stesse producono, Hair
Grow Factor, e di un calone inibitorio, prodotto dalle cellule
della papilla dermica, individuabile nel Trasforming Grow Factor
beta. Il "dialogo" fra questi due fattori modula la
durata dell'anagen, e determina la dimensione del pelo e la sua
profondità nel derma.
Nel feto, intorno al quarto mese di vita gestazionale, in punti
geneticamente prefissati, alcune cellule epidermiche proliferano
e si approfondiscono nel derma spinte dall'attività promitotica
dell'Hair Growth Factor (HrGF), prodotto dai cheratinociti stessi.
Queste cellule si approfondiscono fino al derma papillare, finché
vengono come froteggiate da una papilla dermica che ne inibisce
la proliferazione e la discesa con un messaggio inibitorio paracrino,
presumibilmente con il calone Transforming Growth Factor beta
(TGF beta). Questo evento si ripete poi quasi uguale durante tutta
la vita estrauterina, ad ogni ciclo pilare, al momento del catagen.
Dopo la nascita i peli lanugo vengono via via rimpiazzati da peli
terminali, e veri capelli, che diventano col tempo sempre più
lunghi e più grossi, compaiono sul cuoio capelluto. A questa
evoluzione contribuisce sicuramente l'azione del somatotropo,
forse attraverso il suo tipico mediatore il fattore di crescita
IGF1 (somatomedina C), o più verosimilmente attraverso
la mediazione dell'Hair Growth Factor.
Durante tutta la vita estrauterina, quando il pelo arriva alla
fase catagen, la matrice, comunemente intesa, degenera e la papilla
rimane connessa al bulbo solo mediante una colonna vuota di cellule
epiteliali; in seguito questa colonna risale fino ad entrare fisicamente
in contatto con le cellule germinative della zona protuberante
(bulge) e in qualche modo ne attiva la produzione di HrGF. Le
gellule staminali del bulge, con un processo molto simile a quello
della formazione embriologica del pelo primitivo, migrano di nuovo
verso il basso ricolonizzando la zona della matrice e, ripreso
contatto con la papilla dermica, che ne inibisce la molteplicazione
e lo sconfinamento nel derma profondo mediante l'azione del TGF
beta, poi inizia il nuovo anagen. La produzione di HrGF da parte
delle cellule del bulge è verosimilmente attivata dall'estrone
abbondantemente prodotto dal metabolismo del follicolo dalla fine
dell'anagen. Nel caso del prevalere parziale del calone inibitorio
sul fattore di crescita si avrà ad ogni ciclo pilare un
capello sempre meno profondo, sempre più sottile, ad anagen
sempre più breve: in definitiva, sempre più vellus.
Per quanto riguarda la struttura dell'HrGF possiamo pensare che,
in analogia con la struttura dell'insulina, sia un polipeptide
di circa 50 - 52 aminoacidi. Formato da due catene l'una di 20
- 22 e l'altra di circa 30 aminoacidi unite da due ponti disolfuro.
Il peso molecolare totale dovrebbe aggirarsi intorno ai 6000 dalton.
Le singole unità si assemblerebbero fra loro a formare
dimeri di forma cilindrica in una struttura tridimensionale romboedica
con al centro due atomi di zinco circondati da tre coppie di HrGF.
Questa struttura, veicolata all'albumina, verrebbe trasportata
nel sangue. Solo Il monomero sarebbe biologicamente attivo.

L' HrGF è prodotto dal feto al 4°- 6° mese e
da cellule tumorali programmate in senso endocrino e di probabile
origine neuroectodermica, vedi sistema APUD (Amine precursor Uptake
and Decarboxylation).
E' presumibile che possa essere reperito nel liquido amniotico
e nel siero di pazienti affetti da ipertricosi lanuginosa acquisita.
----> torna alla home page