Non si può proprio dire che l'essere umano non capisca
nulla (notare il delizioso bisticcio creato dalla doppia negazione)
è sufficiente dare un'occhiata all'ambiente che ci circonda
per concludere che di sicuro, all'uomo qualcosa è dato
capire.
Comunque vi sono delle capacità, nelle quali noi "scimmie
nude" siamo veramente imbattibili:
(1) la produzione di modelli, (2) l'astrazione e (3) la creazione.
1) -> Costruiamo modelli tutte le volte che tentiamo una descrizione
del reale: ad esempio vi è stato un periodo in cui la terra
era tonda, poi un altro e successivo in cui era piatta, ora ancora
è ritornata tonda. Questo modo di procedere, proprio perché
capiamo poco, fa nascere problemi non piccoli in quanto i "partigiani"
di una lettura della realtà sono convinti di avere in tasca
tutta la "Verità" e da questa verità fanno
discendere tutta una serie di valutazioni di tipo logico che portano
a considerare illogico l'insieme dei ragionamenti altrui.
2) -> Facciamo astrazione quando, con il pensiero, andiamo
a lavorare sui modelli in se stessi svincolandoli dalla realtà,
ad esempio dopo aver descritto tanti tipi di cane si tenta di
astrarne l'idea (il concetto platonico).
3) -> Creiamo allorquando, con la mente, "produciamo nel
Mondo dei Modelli" (che è poi anche il "Mondo
dei Concetti") un modello (o concetto) nuovo, cioè
che prima non c'era, non esisteva. Ora proprio perché capiamo
poco spesso capiamo ancora meno su ciò che creiamo: un
esempio tipico e stato il Laser del quale subito dopo che venne
pensato e realizzato come "raggio di luce coerente"
ci domandammo: "ed ora che ne facciamo?", "a che
diavolo servirà?".
Il produrre modelli porta anche a scegliere comportamenti a
loro coerenti, giustificanti e giustificati con simboli facilmente
leggibili o decodificabili.
L'essere umano è formidabile nel produrre tautologie cioè
ad usare ed abusare dei simboli e nel creare strutture di ordine
(l'ordine è altra cosa dalla giustizia, tant'è il
proverbio: l'ordine è sinonimo di giustizia se le cose
vanno bene, è sinonimo di arroganza se le cose vanno male).
Le S.S. naziste in visita al campo di Auschwitz dove all'ingresso
campeggiava la scritta "ARBEIT MACHT FREI" (il lavoro
rende liberi) si presentavano con gli stivali lucidi, le uniformi
impeccabili ed il motto "Gott mit uns" (Dio è
con noi) scritto sul cinturone.
E' chiaro l'uso dei simboli per dire ai poveracci racchiusi là
dentro: "noi siamo Superuomini, voi siete una sottospecie".
Alla fine della seconda guerra mondiale, quando le truppe sovietiche
entrarono in quel campo trovarono, oltre a migliaia di quei derelitti
ancora in vita, anche 293 sacchi di capelli umani, del peso totale
di circa sette tonnellate, destinati alle fabbriche di calzini
per gli equipaggi dei sottomarini nazisti (non a caso per il simbolismo
del mettere sotto i piedi la testa degli inferiori) .
Calcolando che una capigliatura media pesa 45 grammi, fu facile
dedurre che in quei sacchi c'erano i capelli di 140.000 persone,
i cui cadaveri erano stati cremati.
Quei 140.000 esseri umani, per la maggior parte ebrei, avevano
lasciato, con i loro capelli, una traccia ineluttabile del loro
passaggio ed è indicativo che quegli stessi capelli che
i nazisti avevano rasato, trasformato e confezionato siano poi
serviti a provare la loro colpevolezza.
I nazisti non rasavano i capelli ai prigionieri soltanto per farne
calzini ma perché erano ben consapevoli di come un essere
umano con la sua capigliatura possa esprimere personalità,
risvegliare ricordi, sfidare le autorità, esercitare potere!
Prima di essere condotti nel lager ognuno di loro al mattino si
svegliava e si pettinava ed ognuno in modo diverso ed adeguato
ad affrontare la vita quotidiana. I loro capelli esprimevano visivamente
una realtà complessa e variegata. Le vittime di Auschwitz
erano state madri, padri, amici, figli, medici, insegnanti, architetti,
avvocati etc, ognuno di loro con un proprio ruolo e con una precipua
identità.
I nazisti, tagliando loro i capelli, vollero cancellare di colpo
quella realtà e creare un'altra: quella di anonimi prigionieri,
condannati in massa ai lavori forzati od a una morte istantanea.
I capelli, che giacciano inerti dentro ad un sacco o che crescano
rigogliosi sulla testa, hanno un potere carismatico, di identità,
di denunzia, di comunicazione impossibile da cancellare. I capelli
rivelano la tua religione, le tue preferenze, le tue idee; possono
far conoscere la droga che hai preso, far capire se hai avuto
una giornataccia, se ti sei appena sposato o se hai deciso di
cambiare qualcosa nella tua vita.
Nel caso dei prigionieri di Auschwitz, l'analisi chimica dei loro
capelli ha permesso di stabilire che venivano uccisi con le esalazioni
venefiche dello zyklon B.
Oggi per tentare di tenere sotto controllo il potere dei capelli,
si investono somme enormi (intorno ai 18 miliardi di dollari all'anno
soltanto negli Stati Uniti).
Si trascorrono ore davanti allo specchio a pettinarli, arricciarli,
strapparli, tingerli, lisciarli, laccarli, tagliarli o trasformarli
in qualche modo.
Il risultato di questi sforzi è un poliedrico linguaggio
di comunicazione visiva che si pone fra il cosciente ed il subcosciente
ed è parte fondamentale del linguaggio del corpo.
Tutti i popoli della Terra, in ogni epoca, hanno elaborato un
complesso codice di pettinature diverse per esprimere ogni tappa
della vita, per comunicare il loro ruolo, il loro stato sociale
e la loro identità culturale.
Così, come già abbiamo avuto modo di rilevare, per
i monaci orientali il cranio rasato è simbolo di castità.
I sacerdoti Ho delle tribù della Africa occidentale concepiscono
i capelli come sede del Dio. I Masai posseggono la magia di "far
pioggia" solo finché non tagliano barba e capelli.
I giornalisti televisivi di tutto il mondo si sono resi conto
che con una pettinatura anonima acquistano credibilità.
I capelli sono un mezzo d'espressione ineludibile e, sapendo leggere,
rivelano persino ciò che talvolta vorremmo nascondere come
l'età (se sono scuri o bianchi), l'etnia a cui apparteniamo
(se sono crespi o lisci, scuri o chiari), il credo politico, il
grado di istruzione.
Un taglio od una acconciatura sbagliata può, per qualcuno,
trasformarsi in una tragedia e questo è oggi riconosciuto
anche dalla Legge sicché, in molti paesi, un parrucchiere
che sbaglia può essere denunciato per negligenza ed incapacità
professionale: negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Giappone
è ormai sovente per loro doversi presentarsi in tribunale
a rispondere del "danno psicologico" causato ad un cliente.
Se i capelli sono un vero e proprio linguaggio, capace di esprimere
un'infinità di significati, come la ribellione politica,
la devozione religiosa o semplicemente la mancanza di bravi parrucchieri,
allora l'esserne privi (o perderne il controllo) è come
diventare muti.
Durante la seconda guerra mondiale i nazisti costrinsero i loro
prigionieri al silenzio.
Oggi gli eserciti di tutto il mondo inquadrano le reclute rasando
loro la testa; le autorità politico-religiose iraniane
controllano la sessualità femminile obbligando le donne
a portare il chador; le scuole giapponesi impongono la disciplina
attraverso il marugari, un anonimo taglio a spazzola e le forze
dell'ordine "marchiano" i delinquenti rapandoli a zero
(la polizia malese ha adottato una versione "locale"
di questa antica punizione, rasando le sopracciglia agli immigrati
clandestini per renderli immediatamente riconoscibili e impedire
loro di trovare un lavoro).
Se hai la fortuna di avere i capelli e di poterli gestire liberamente,
allora vogliamo incitarti a usarli.
I capelli sono un patrimonio visivo che riflette la diversità
della natura umana: ogni volta che una popolo ed una cultura scompare,
se ne vanno anche delle magnifiche acconciature e ogni volta che
il telegiornale arriva in un'altra città, si porta dietro
le stesse anonime pettinature (tipo marugari).
Man mano che la pluralità delle culture locali si trasforma
in un'unica grande cultura (e in un unico grande mercato del lavoro),
i tuoi capelli sono minacciati da un pericolo ben più grave
della forfora o delle doppie punte: la spinta all'omologazione.
Con il taglio giusto puoi affermare le tue radici, il tuo sesso,
pubblicizzare la tua religione, sfidare i professori, farti nuovi
amici, provocare uno scandalo, farti licenziare, trovare l'anima
gemella, opporti alle consuetudini sociali o, semplicemente, far
pubblicare la tua foto sul Giornale Italiano di Tricologia.
Mandaci una foto dei tuoi capelli.