Ogni volta che un acconciatore fa una colorazione permanente
o anche un semplice shampoo, opera sulla cheratina dei capelli
una serie di reazioni chimiche che un vero professionista dovrebbe
ben conoscere ed essere sempre in grado di poter controllare.
La microscopia tricologica in luce polarizzata è una tecnica
talmente semplice nella sua pratica essenziale da poter essere
applicata per questo scopo anche da chi non è un medico
né un biologo.
Con questa tecnica è possibile anche ad un "normale"
parrucchiere valutare, nella sua pratica professionale, lo stato
e la competenza cheratinica dei capelli che dovrà trattare
con la sua "chimica cosmetica da salone" e così
non "sbagliare" e non ottenere mai effetti cosmeticamente
indesiderati.
Certamente la "chimica trico-cosmetica" standard, se
sapientemente applicata su un capello sempre perfetto e di buona
qualità, non provoca mai danni inaccettabili ma purtroppo
la comune vita oggi comporta situazioni obbligate che fanno diminuire
il diametro dei capelli e ne alterano la qualità di cheratinizzazione
con cambiamento di corpo e di massa ed i risultati della chimica
cosmetica sulla cheratina, se questa non è sapientemente
controllata, sono così costantemente dubbi con risultati
che possiamo talvolta definire "tragici".
A questo proposito dobbiamo fare le seguenti considerazioni:
abbiamo valutato con il test di resistenza alla trazione le seguenti
sostanze di uso comune in cosmesi tricologica, applicate su capelli
normali non danneggiati, con i risultati che riportiamo:
1) lanolina liquida: ha aumentato la resistenza del 2,4 %
2) olio di oliva: ha aumentato la resistenza del 9 %
3) olio di ricino: ha aumentato la resistenza del 9,2 %
4) olio minerale: non ha cambiato la resistenza.
5) alcol: ha diminuito la resistenza del 9,1 %
6) acqua: ha diminuito la resistenza del 7,7 %
Le immagini seguenti mostrano come questa diminuita resistenza del capello, anche dopo il semplice contatto con acqua, è da imputare ad un danno della struttura proteica cristallina della cheratina.


I fattori che determinano degrado della struttura cheratinica
dei capelli sono molti e fra questi: esposizione agli agenti atmosferici,
smog ambientale, attrezzi da parrucchiere (che devono essere utilizzati
sui capelli per "creare" una acconciatura), tecniche
di taglio, tinture, decolorazioni, liquidi ondulanti, uso inadeguato
di asciugacapelli, preparati cosmetici a composizione non ottimale
(molto spesso anche sconosciuta), medicinali ad uso esterno ed
interno, malattie congenite e/o ereditarie, squilibri ormonali,
infezioni locali o sistemiche, disturbi neurologici e psichiatrici
ed anche il comune stress della vita e la semplice trascuratezza.
Le abitudini alimentari, la corretta assunzione di vitamine, oligoelementie
proteine dall'organismo, sono tutti fattori importanti, per la
qualità dei capelli.




Questo ci ha fatto meditare su come forse sia sempre necessario l'uso di un reintegratore di cheratina anche dopo un semplice shampoo.
Nel trattamento cosmetico dei capelli, finalizzato alla reintegrazione
delle proteine perdute, possono essere impiegate solo proteine
non oli, lanolina, ceramidi od altre sostanze che vengono proposte
al pubblico per incapacità o per moda. Oli, lanolina, ceramidi,
creme idratanti, balsami, steroli (quali lo squalene ed il colesterolo)
non possono certo sostituire le proteine perse da una struttura
cheratinica e restituire al capello una condizione prossima a
quella ideale. Anzi l'impiego di oli e di balsami è spesso
causa di ulteriori danni per disidratazione.
Se un prodotto "ricondizionante" non contiene polipeptidi,
il processo di ricondizionamento non è possibile perché
(grossolanamente parlando) i capelli sono formati per 80 % da
proteine e per il resto quasi solo da acqua legata.
Per cercare di ottenere lo scopo che ci proponiamo si è
scelta la proteina più fisiologica per il capello: la cheratina
idrolizzata.
Quando il parrucchiere o anche il comune utente del cosmetico,
applica sui capelli un ricondizionatore proteico è essenziale
che la cheratina in esso contenuta, possa essere incorporata nella
loro struttura e perché ciò possa avvenire occorre
che questa sia idrolizzata (scomposta, chimicamente o enzimaticamente)
in unità di dimensioni minori. Inoltre se le proteine,
ottenute con l'idrolisi e applicate topicamente, non possiedono
il peso molecolare e quindi la dimensione adatta e fisiologica,
non verranno incorporate nella cheratina dei capelli ed i benefici
saranno assai limitati. Occorre cioè che la cheratina usata
in cosmesi sia idrolizzata in subunità del giusto peso
molecolare ed in una corretta gamma di dimensioni proteiche compatibili
con la struttura del capello normale e questo è possibile
solo con un'idrolisi enzimatica.

Con la microscopia tricologica in luce polarizzata è, per il professionista, possibile anche valutare l'efficacia di un ricondizionamento su capelli danneggiati da precedenti trattamenti inadeguati.

I ricondizionatori proteici potranno anche avere funzioni mirate in rapporto alle necessità dei capelli da trattare apportando soprattutto quelle frazioni proteiche perdute in seguito a specifici danni o reazioni chimiche: se occorre un apporto di proteine per un degrado continuato da ondulazione permanente alcalina, in cui il danno maggiore lo subisce la zona periferica del capello, apporteranno polipeptidi delle guaine. Così se si tratta un capello tinto da anni che si è impoverito di gruppi di polipeptidi legati alla cisteina, si cercherà di reintegrare questi gruppi di aminoacidi solforati. Quando poi il capello, per esigenze di moda, è obbligato a subire danno per più cause si cercherà di restituirgli proteine legate ai carboidrati (glicoproteine) con un "prodotto polivalente".
Sul mercato l'offerta attuale di ricondizionatori proteici è in realtà già presente e assai variata ma la composizione dei polipeptidi utilizzati appare spesso casuale e quindi non valida poiché questi o non hanno il giusto peso molecolare o non contengono, per quantità o qualità, gli aminoacidi giusti (cioè quelli della cheratina in quantità istochimiche fisiologiche).
Il "Cavallo di Troia" per l'apporto di cheratina
idrolizzata ai capelli danneggiati possono diventare i perossidi
d'idrogeno per la cosmesi professionale, di solito assai dannosi
per la struttura cheratinica ma indispensabili per i processi
ossidativi (nella tintura, nella decolorazione, nella "permanete"
etc). Questi possono essere progettati in modo da contenere alte
quantità di cheratina idrolizzata, più facilmente
incorporabile dalla cuticola e dalla corteccia del capello durante
le reazione di manipolazione chimica, e possono così rispondere
anche all'esigenza di una reintegrazione proteica.
I perossidi d'idrogeno possono quindi essere usati come "ricondizionatori"
ma, per essere davvero tali, dovranno avere un pH vicino a quello
del capello e del cuoio capelluto. normale. Dovranno cioè
essere leggermente acidi e non alcalini, come sono nella maggior
parte dei casi.
Tutto questo non è "fantascienza cosmetica"
ma è quanto già oggi è possibile ad un professionista
colto e preparato, capace di servirsi di un microscopio a luce
polarizzata che permette un facile esame del capello prima di
trattarlo.
E' augurabile che l'uso di questa facile tecnica diventi comune
nella pratica estetica, non solo del medico ma anche dell'acconciatore,
andando così a migliorare quelli che sono i servizi che
già offre nella sua abituale attività.
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