
Negli ultimi anni molto si è aggiunto alla conoscenza degli eventi patogenetici che sottendono la comparsa della alopecia areata e come diretta conseguenza si è assistito ad un perfezionamento dell'approccio terapeutico. Tuttavia un rimedio sicuramente efficace, soprattutto per quanto attiene le forme più estese a tutt'oggi non esiste. Questo perché ci troviamo a gestire una malattia che può esitare in guarigione, anche senza terapia, così come evolvere in una forma severa resistente a qualunque trattamento. Abbiamo inoltre una letteratura prodiga di dati, difficili però da confrontare e valutare perché si riferiscono a gruppi di pazienti arruolati con criteri di inclusione differenti da un gruppo di studio ad un altro, valutati con criteri di efficacia spesso soggettivi, sottoposti a terapie con il medesimo farmaco ma con protocolli diversi. Premesso ciò, l'impianto terapeutico deve basarsi su una strategia organizzata, in qualche modo plasmata sul singolo paziente e deve tenere conto di alcune regole generalmente valide: la alopecia areata associata ad atopia, la varietà ofiasica, l'alopecia areata che esordisce in età pediatrica presentano tutte una minore risposta alla terapia. Per tracciare quelle che si vanno configurando come linee guida di terapia, possiamo per convenzione considerare due gruppi di pazienti, a seconda che l'area di alopecia interessi più o meno del 50% del cuoio capelluto. Nelle forme di alopecia areata con interessamento inferiore al 50% sono proponibili le seguenti opzioni:
Astensione terapeutica
Discutibile ma contemplata è anche l'astensione terapeutica,
considerando la frequente possibilità di una ricrescita
spontanea.
Cortisonici
Si utilizzano in prima battuta steroidi di classe I di potenza,
in occlusiva. A livello delle sopracciglia o della barba (zone
più resistenti al trattamento) steroidi di classe II: il
numero dei tubi utilizzati mensilmente quantifica la terapia.
Sebbene esista un solo studio controllato, la corticoterapia topica
è ampiamente utilizzata nella pratica clinica, soprattutto
nei bambini. Unico effetto collaterale degno di rilievo la follicolite.
Con la terapia intralesionale i corticosteroidi vengono somministrati
attraverso una siringa da 3 ml con ago 30 Gauge. Si inietta nell'area
alopecica il triamcinolone acetonide (1 - 5 mg/ml) a dosi pari
o inferiori a 0.1 ml in corrispondenza del derma medio, a distanza
di un cm l'uno dall'altra. Le sedute vanno ripetute ogni 4 - 6
settimane. La massima dose di steroide somministrabile per singola
seduta è di 20 mg per il cuoio capelluto, di 1,25 mg per
sopracciglio e di 7,5 mg per la barba. Per rendere la procedura
meno dolorosa, si può effettuare una premedicazione con
Emla, in occlusiva, un'ora prima della seduta. Questa terapia
è praticabile tanto negli adulti quanto nei bambini. Uno
studio condotto su 62 pazienti di età varia, sottoposti
ad infiltrazioni mensili, riferisce la totale ricrescita al quarto
mese nel 63% dei pazienti. I soggetti che maggiormente si giovano
di questa terapia sarebbero i giovani adulti, con meno di 5 aree,
inferiori a 3 cm di diametro, comparse da meno di un mese. E'
però uno studio condotto senza placebo. Non responders:
pazienti atopici. Nei pazienti con alopecia areata totale, le
infiltrazioni possono essere utili per promuovere la ricrescita
in aree importanti dal punto di vista cosmetico come le sopracciglia.
Rischio essenziale è quello di una atrofia da steroidi
se la concentrazione del triamcinolone è troppo alta. La
trombosi dell'arteria retinica da parte di cristalli steroidei
è un'evenienza descritta ma non più riscontrabile
dato che in commercio non esistono più preparati con cristalli
delle dimensioni sufficienti a produrre il problema.
Minoxidil
Si applica 1 ml di minoxidil al 5%, due volte al giorno, in occlusiva
o in associazione a prodotti che ne aumentino l'assorbimento (antralina,
tretinoina). Può essere applicato anche sulle sopracciglia,
sempre due volte al giorno, facendo attenzione a localizzare bene
il prodotto tenendo un batuffolo di ovatta a protezione dell'occhio.
I risultati sono variabili. Sicuramente più efficace del
placebo, con il 50% di risposta terapeutica a sei mesi. L'effetto
terapeutico è proporzionale alla dose (il 5% è più
efficace dell' 1%). E' indicato anche nei bambini. Gli effetti
secondari sono rari: eczema da contatto al minoxidil o al glicole
propilenico, ipertricosi. Gli effetti cardiovascolari non si palesano
nei soggetti sani, malgrado l'aumento del debito cardiaco, ma
giustificano una particolare cautela in caso di pazienti cardiopatici.
Il risultato terapeutico si produrrebbe tramite un azione immunomodulatrice
sull'infiltrato infiammatorio; di secondaria importanza sarebbe
la vasodilatazione locale.
Ditranolo
Di rinnovato interesse la terapia con sostanze irritanti o rubefacenti.
Rispetto all'olio di croton, al laurilsolfato di sodio, alla tretinoina
topica, numerosi lavori documentano l'efficacia del ditranolo
in short-contact, con tempi di posa e concentrazione variabili
ma tali da produrre e mantenere una " dermatite irritativa
visibile". L'esistenza di una nuova formulazione permette
oggi di utilizzare al meglio la molecola superando per diversi
aspetti i limiti della vecchia preparazione galenica. Il ditranolo,
incorporato fra due strati lamellari di cristalli, mantiene e
migliora la sua efficacia per una maggiore stabilità della
molecola. Inoltre, fatto non trascurabile, è facilmente
asportabile con acqua tiepida e ciò si traduce in una maggiore
compliance da parte del paziente. Nonostante il farmaco non sia
registrato per la terapia dell'alopecia areata e la scheda tecnica
ne limiti l'uso in età pediatrica, trova indicazione nella
terapia della alopecia areata tanto dei bambini quanto degli adulti.
La risposta in media si ottiene in 11 settimane nel 67% dei casi,
con ricrescita cosmeticamente accettabile nel 30% dei pazienti
con interessamento fino al 70% del cuoio capelluto. Gli effetti
secondari sono: iperpigmentazione, irritazione locale, adenopatia
satellite. Il ditranolo non agirebbe da irritante ma attraverso
la formazione di radicali liberi che inibiscono i linfociti T,
la produzione di interleuchina 2, la tossicità diretta
sulle cellule di Langerhans, esercitando un complessivo effetto
immunosoppressore. L'impiego del ditranolo in associazione con
i cortisonici o con il minoxidil sfrutta il sinergismo positivo
fra molecole con diverso meccanismo d'azione. In merito all'associazione
minoxidil/ditranolo, uno studio condotto su 51 pazienti con alopecia
areata resistente ad entrambi i farmaci adoperati singolarmente
ha documentato una ricrescita cosmeticamente valida nell' 11%
dei 45 soggetti che completavano le 24 settimane di terapia. I
responders mostravano ricrescita entro la 12 settimana. La determinazione
dei livelli sierici ed urinari di minoxidil evidenziava un maggiore
assorbimento del farmaco senza evidenze cliniche di un effetto
sistemico. Questa terapia è generalmente ben tollerata
a parte il rischio di reazioni irritative piuttosto violente,
anche se, ricordiamolo, una dermatite irritativa di grado lieve
/moderato deve necessariamente prodursi.
Nei pazienti non-responders ai trattamenti fin qui discussi potranno essere prese in considerazione le opzioni terapeutiche generalmente utilizzate per i pazienti con interessamento del cuoio capelluto maggiore del 50%:
Immunoterapia topica
Nelle forme con interessamento maggiore del 50%, unitamente alla
PUVA, alla corticoterapia sistemica ed alle terapie topiche prese
già in considerazione, trova il suo impiego l'immunoterapia
con sostanze sensibilizzanti. Sebbene sia a tutt'oggi praticata
in pochi centri riteniamo opportuno soffermarci sulla metodica
perché l'efficacia di questa terapia è ormai ben
documentata, soprattutto nelle forme cliniche più impegnative.
Il principio attivo è un agente sensibilizzante, cioè
una sostanza chimica che oltre ad essere fortemente immunogena
deve possedere alcuni requisiti fondamentali:
a) non essere presente in natura o nell'ambiente in cui l'uomo
vive o lavora;
b) non cross-reagire con altre sostanze, così da evitare
reazioni allergiche non controllate.
Tre sono gli agenti sensibilizzanti idonei allo scopo:
il dinitroclorobenzene (DNCB),
il dibutilestere dell'acido squarico (SADBE),
il difenilciclopropenone (DPC).
Il DNCB, ampiamente utilizzato in un primo tempo, è stato
successivamente messo da parte per le sue proprietà mutagene
nel test di Ames. Viene rapidamente assorbito dopo l'applicazione
ed il 53% è riscontrabile nelle urine.
Il SADBE è fortemente sensibilizzante, non è molto
stabile in acetone, necessita di refrigerazione, e forse dell'aggiunta
di additivi per mantenere l'efficacia perché tende all'idrolisi.
Non è mutageno. E' molto costoso.
Il DPC, non sembra avere un assorbimento sistemico significativo
dopo applicazione topica. Gli ultravioletti e il calore possono
causarne la degradazione, ma diluito in acetone e conservato in
bottiglie scure ed a temperatura ambiente, è attivo per
sei mesi.
Tutte le sostanze summenzionate non sono registrate in Italia
per scopi terapeutici e, sebbene il DPC sia disponibile in Inghilterra
presso le farmacie, in concentrazioni variabili dallo 0,001 al
6%, sia meno costoso e sia il più vantaggioso dei tre sul
profilo di sicurezza, il SADBE è l'agente sensibilizzante
maggiormente utilizzato in Italia. Indipendentemente dall'agente
sensibilizzante adoperato si procede con la seguente metodica:
si induce la sensibilizzazione applicando l'agente scelto alla
concentrazione del 2% in un area di 4 cm circa di cuoio capelluto.
La comparsa di una risposta eritematosa dopo cinque o più
giorni indica l'avvenuta sensibilizzazione. La sua assenza non
implica necessariamente che la sensibilizzazione non si sia verificata,
bisogna infatti praticare dopo 10 - 20 giorni un test di provocazione
con l'allergene opportunamente diluito (fase di elicitazione).
L' 1 - 5% dei pazienti non si sensibilizza. Si procede quindi
applicando settimanalmente su metà cuoio capelluto la soluzione.
La concentrazione di allergene varia dallo 0,0001% al 2% e viene
stabilita in base alla risposta ottenuta. Per un buon risultato
terapeutico deve necessariamente prodursi una reazione con eritema,
desquamazione e prurito di grado lieve. L'applicazione su un emilato
del cuoio capelluto permette di evidenziare sia la ricrescita
spontanea (che può verificarsi nel 7% del casi) sia il
fenomeno di "arroccamento" castling phenomenon, cioè
la ricrescita dei capelli a distanza dal sito di applicazione
del topico (4%). Una particolare variante di questo fenomeno fu
osservata e documentata nel 1986 da Panizza presso la Clinica
Dermatologica di Catania: in cinque pazienti con Alopecia Universale
l'applicazione del SADBE venne effettuata sulla regione sottoscapolare
sinistra, interessando una superficie cutanea di 10 cm2 circa.
Nei tre pazienti responders, la ricrescita fu preponderante e
precoce all'emiscalpo , alle ciglia e al sopracciglio controlaterali
(destra). In un altro caso, trattando la zona mediana del dorso
si ottenne la ricrescita nella zona mediana del cuoio capelluto
Ottenuta la ricrescita nel lato trattato, si procede ad applicare
il prodotto su tutto il cuoio capelluto. Per minimizzare gli effetti
collaterali, le applicazioni vengono generalmente praticate da
personale sanitario. Questa descritta è una metodologia
standard, che può variare sulla base dell'esperienza personale:
alcuni sensibilizzano applicando il prodotto sul braccio (area
di 1 cm2), altri, stabilita la diluizione ottimale, lasciano che
il paziente esegua le applicazioni a domicilio. Se la ricrescita
si presenta stabile per un periodo di 3 mesi, si inizia a discontinuare
la terapia fino alla totale sospensione nell'arco di 9 mesi; al
fine di evitare le recidive, alcuni procedono con sedute di mantenimento.
Si consiglia di non superare i 3 anni di terapia. Con le opportune
cautele è possibile trattare l'area delle sopracciglia.
Se non si ottiene alcuna risposta dopo 30 settimane, la maggior
parte degli Autori considera la terapia inefficace, sebbene in
casi isolati siano state segnalate ricrescite anche dopo periodi
più lunghi. Se, durante il corso della terapia si verifica
la tolleranza all'allergene e cioè sono necessarie concentrazioni
superiori al 2% per ottenere una reazione adeguata, si può
ricorrere alla somministrazione di 1,2 gr di cimetidina per os
allo scopo di ristabilire la sensibilizzazione. La percentuale
di efficacia nei vari studi varia dal 4% all' 85% con il DPC,
al 17% - 70% con il SADBE, al 25% - 80% con il DNCB. Questi dati
si riferiscono a pazienti che dopo la terapia hanno potuto togliere
la parrucca. Gli studi di follow-up condotti su pazienti trattati
sono pochi e riportano percentuali di successo variabili; mediamente
si può considerare che a 6 mesi dalla sospensione, il 10%
recidiva totalmente; il 43% recidiva a chiazze e il 37% mantiene
la ricrescita. Nei pazienti con alopecia areata in chiazze con
interessamento inferiore al 40%, l'immunoterapia non si è
dimostrata più efficace del placebo (si presume per la
spiccata tendenza alla risoluzione spontanea di queste forme).
Gli effetti collaterali contemplano: la linfoadenopatia cervicale
dolorosa, reazioni eczematose localizzate o generalizzate, orticaria,
depigmentazione, iperpigmentazione, edema del cuoio capelluto,
febbre, artralgie. Il meccanismo d'azione ipotizzato è
quello della competizione antigenica: la reazione allergica prodotta
genererebbe linfociti T suppressor che interferirebbero in modo
aspecifico sulla reazione autoimmunitaria contro i costituenti
del follicolo pilifero, probabilmente attraverso la produzione
di citochine come la interleuchina 10. La cute trattata con l'immunostimolante
mostra una riduzione del rapporto CD4/CD8 peribulbare che passa
da 4:1 a 1:1 ed una diminuzione dei linfociti CD6 e delle cellule
di Langerhans. Una variante di questa ipotesi suggerisce che l'agente
sensibilizzante possa attrarre nella zona una nuova popolazione
di linfociti T, provocando così una maggiore clearance
del presupposto auto-antigene follicolare. L'applicazione ad un
emidorso con la ricrescita nell'emiscalpo controlaterale permette
di supporre l'implicazione di neurotrasmettitori. Del resto alcune
vecchie esperienze avevano dimostrato l'utilità terapeutica
dell'irradiazione dei gangli nervosi paravertebrali in alcuni
casi di alopecia areata. Una recente variante giapponese di questo
tipo di trattamento consiste nel provocare la risposta eczematosa
non sul dorso, ma sulle radici di tutti e quattro gli arti (su
una superficie di 2,5 cm2 circa), cambiando sede ogni settimana.
Con la possibilità di proseguire un trattamento esterno
(steroidi o crioterapia) la terapia avrebbe successo nel 70% dei
casi di alopecia areata severa, con la frequente osservazione
dell'arresto dell effluvium già a tre settimane.
Puva terapia
Per molti costituisce ancora la prima scelta nella alopecia areata
grave dell'adulto ed esiste a tal riguardo una vasta documentazione
scientifica. Consiste nella assunzione per os (0,6 mg/kg 2 ore
prima) o nella applicazione locale (allo 0,1% - 0,15%) di uno
psoralene e nella successiva irradiazione con UVA (340 - 380 nm).
I due prodotti utilizzati sono l' 8-metossipsoralene (8 MOP) ed
il 5-metossipsoralene (5 MOP). Si effettuano tre sedute settimanali,
la dose iniziale di UV si attesta generalmente su 1 J/cm2 e viene
progressivamente aumentata di mezzo Joule ogni 2 sedute per un
trattamento total body. Nel caso di un trattamento locale si inizia
con 0,2 - 0,5 J/cm2, da aumentare di 0,2 -0,5 J a seduta. Alcuni
cercano di mantenere un eritema avendo cura di evitare l'ustione.
La massime dose somministrata varia da 8 a 20 J/cm2, a seconda
degli Autori. La dose totale è di 300 - 700 J/cm2. Una
sua variante è la balneo-PUVA terapia che consiste nell'immergere
per 15' il paziente in un bagno di 100 litri di acqua dove si
è disciolto il contenuto di 2 flaconi di 8 MOP e nella
successiva esposizione agli UVA. E' un'interessante alternativa
per la dose dieci volte inferiore di farmaco, così da porre
il paziente al riparo dai danni oculari ed epatici da terapia
long-term con psoraleni. I risultati riportati in letteratura
per quanto attiene la PUVA terapia sono però contraddittori,
con percentuali di successo variabili dal 20 all' 80% ma i gruppi
studiati non sono comparabili per una diversa selezione dei pazienti,
differenti dosi cumulative raggiunte, differenti criteri di valutazione
dell'efficacia. Alcuni studi retrospettivi considerano la PUVA
terapia addirittura inefficace. Globalmente si può valutare
un 50% di successo terapeutico con ricrescita completa per le
alopecie totali ed universali ma con alta percentuale di recidiva
dopo la sospensione. Una recente revisione di 10 anni di esperienza
su 70 pazienti conferma quanto sia difficile mantenere la ricrescita:
il 50% dei pazienti con forme totali o universali "guariti"
recidivano alla sospensione, quindi un trattamento di mantenimento
si rende necessario. Meno del 15% gode di una remissione duratura.
La PUVA terapia total body è più efficace della
PUVA terapia localizzata. L'assenza di risposta alla trentesima
seduta o una risposta disomogenea alla quarantesima depongono
per un fallimento della terapia. E' assolutamente controindicata
nei bambini e non è da considerare di prima scelta nei
giovani, per gli effetti cancerogeni degli UV ed anche per questo
è poco adatta ai fototipi chiari che vanno particolarmente
sorvegliati. Va istituito un diario di terapia che indichi la
dose di UV somministrata per ciclo di terapia e la dose cumulativa
che non deve superare i 1500 J/cm2. La fototerapia con UVB non
ha prodotto effetti degni di nota. La Kellina topica con esposizione
ad UVA in uno studio non controllato sarebbe risultata efficace
nel 50% dei pazienti trattati. La PUVA agirebbe non tanto per
il suo effetto irritante primario, quanto per la tossicità
su alcune popolazioni di CD4+ e ancor di più sulle cellule
di Langerhans. L'effetto si esplica là dove arrivano gli
UV, tant'è che si assiste alla ricrescita delle sopracciglia
ma non delle ciglia che vengono sempre coperte durante l'esposizione.
Corticosteroidi sistemici
Si sono dimostrati efficaci nella terapia delle forme severe di
alopecia areata. Nella maggior parte dei casi si assiste però
ad una rapida recidiva una volta sospeso il trattamento. In considerazione
inoltre degli effetti secondari a lungo termine andrebbero riservati
a casi particolari: alopecie con rapida evoluzione in forma totale/universale.
Lo schema di terapia a dosi scalari prevede da 0,5 a 1 mg/Kg/die
di prednisone per una decina di giorni, da diminuire gradatamente
e sospendere in otto settimane. Gli effetti collaterali sono prevedibili
ma transitori: aumento di peso e alterazioni dell'umore. Viene
riportata una efficacia inferiore al 40% ed un alto tasso di recidiva
alla sospensione o già alla riduzione della dose somministrata,
per questo motivo viene considerata una terapia di emergenza,
da associare ad una strategia terapeutica a più ampio respiro
con i trattamenti topici o la PUVA-terapia. Un esempio lo si trova
in uno studio in doppio cieco su pazienti con forme estese di
alopecia, trattati per 6 settimane con prednisone a dosi scalari.
Per altre 14 settimane a seguire un gruppo applicava 3 volte al
giorno una lozione a base di minoxidil 2%, un secondo gruppo una
lozione placebo. Un terzo gruppo applicava 2 volte al giorno la
lozione di minoxidil 2% contestualmente e successivamente alla
terapia corticosteroidea. Il trattamento attivo si dimostrava
realmente efficace nel limitare la perdita dei capelli post-terapia
steroidea, mentre non vi era alcun effetto terapeutico additivo
nell'associazione tra i due trattamenti. Un protocollo di terapia
proponibile nelle forme attive/estensive, per pazienti di peso
maggiore ai 60 Kg potrebbe essere il seguente: una dose iniziale
di 40 mg di prednisone/die per una settimana, da ridurre inizialmente
di 5 mg a settimana fino al raggiungimento dei 20 mg, e di 5 mg
ogni 3 giorni fino alla sospensione. Si associano: l'applicazione
di minoxidil 5% due volte al giorno e infiltrazioni di triamcinolone
acetonide ogni 4 - 6 settimane. La terapia topica, con o senza
le infiltrazioni, andrebbe protratta ben oltre la sospensione
del cortisone. Nelle forme attive ma meno estensive si può
iniziare con 20 mg di prednisone fino alla stabilizzazione del
quadro clinico, da ridurre successivamente di 1 mg/die fino alla
sospensione. Un recente impiego degli steroidi sistemici è
rappresentato dalla somministrazione in boli. La terapia in boli
mensili è stata fatta oggetto di numerosi studi che hanno
fornito risultati incoraggianti tanto negli adulti quanto nei
bambini. Diversi gli schemi di terapia proposti: uno dei più
collaudati prevede per gli adulti 250 mg di metilprednisolone
endovena, 2 volte al giorno, per 3 giorni e di 5 mg/kg 2 volte
al giorno per 3 giorni consecutivi nei bambini, con risposte positive
rispettivamente in 6 mesi e in 12 mesi ed effetti collaterali
di lieve entità. In particolare i pazienti con alopecia
multifocale mostrano la migliore risposta e le recidive comparse
in alcuni si giovano di un secondo ciclo di terapia. I pazienti
con ofiasi rispondono parzialmente ad un primo ciclo di terapia,
ma possono migliorare i risultati dopo un secondo ciclo. I pazienti
con alopecia totale/universale sono i meno responsivi, con effetti
parziali dopo un mese, miglioramenti al terzo ed al sesto mese.
In alcuni soggetti considerati non responsivi, si è osservata
la ricrescita tra il nono ed il sedicesimo mese dopo la sospensione
della terapia. Un secondo schema prevede un unico bolo mensile
di 300 mg di prednisolone per bocca nei pazienti di età
superiore ai dodici anni e di betametasone sodio fosfato alla
dose equivalente a 5 mg/Kg di prednisolone nei bambini di età
superiore ai tre anni. I boli vengono ripetuti fino ad ottenere
una ricrescita cosmeticamente valida, che si verifica già
a 6 mesi nel 60% dei casi. Gli effetti collaterali sono minimi:
vertigini transitorie, cefalea, bruciore epigastrico. Infine è
da citare la pulse-therapy con miniboli di steroidi. Si somministrano
5 mg/die di desametasone per i pazienti di età superiore
ai dodici anni e 2,5- 3,5 mg nei bambini, per due giorni consecutivi
la settimana e per un periodo minimo di 3 mesi. Anche con questo
schema vengono riportate successi in oltre la metà dei
casi. Gli effetti collaterali sono frequenti ma di lieve entità:
dolore epigastrico, aumento di peso, alterazioni dell'umore. Sebbene
il successo è assicurato se la terapia viene instaurata
entro le prime 8 settimane dall'esordio della patologia, molti
Autori propongono la pulse-therapy come una delle modalità
di trattamento delle forme estensive di non recente insorgenza,
soprattutto nei soggetti giovani e nei bambini nei quali la PUVA
terapia è controindicata e quando la immunoterapia non
è logisticamente praticabile.
Alternative terapeutiche
Zinco
Uno studio recente in doppio-cieco su pazienti con interessamento
minore del 50%, ha dimostrato un risultato statisticamente positivo
a favore del gluconato di zinco (60 mg/die di Zn metallo) sul
placebo. A parte i disturbi digestivi, nessun effetto collaterale,
sebbene lo zinco in eccesso sia tossico. Agirebbe da immunomodulatore
tramite l'attivazione di linfociti CD8+.
Inosiplex
E' un immunomodulatore timo-mimetico, in grado di attivare anche
i macrofagi e di indurre la produzione di interleuchina 1 e 2.
E' stato utilizzato anche in forme gravi di alopecia alla dose
di 50 mg/kg/die in tre somministrazioni quotidiane ed uno studio
in doppio cieco ha dimostrato la sua lieve superiorità
rispetto al placebo. Funzionerebbe meglio nelle donne e nei soggetti
con autoanticorpi organo-specifici.
Ciclosporina A
La ciclosporina per via sistemica necessiterebbe dell'impiego
di dosi elevate (6 mg/Kg/die) per ottenere una ricrescita accettabile
con effetti secondari piuttosto marcati e ricaduta alla sospensione.
Contraddittori sono i dati ottenuti dalla associazione con piccole
dosi di prednisone. L'effetto terapeutico si esplica per la sua
attività immunosoppressiva con diminuzione elettiva dei
linfociti CD4+ e delle linfochine ad essi correlate. Sulla cute
alopecica inverte rapidamente il rapporto CD4+/CD8+, evento ritenuto
fondamentale per ottenere la ricrescita.
Tacrolimus (FK506)
Inefficace per via sistemica, si è dimostrata efficace
per uso topico su modelli animali, alla dose di 0,05 ml di soluzione
allo 0,1% (pari a 25 microgrammi di farmaco/cm2) dalle 2 alle
5 applicazioni la settimana. Come per la Ciclosporina, l'effetto
si esplica tramite la soppressa produzione di citochine da parte
dei linfociti T helper. Fino ad oggi però nell'uomo non
sono stati evidenziati risultati significativi.
Calcipotriolo
La sua azione come induttore della produzione di interleuchina
10 dovrebbe essere in grado, a somiglianza di quanto ipotizzato
per la terapia sensibilizzante, di ridurre l'attivazione dei linfociti
citotossici intralesionali. Nei casi con alopecia più severa
non ha dato però successi significativi. Dati più
recenti su casi meno gravi sembrano invece deporre per una certa
attività terapeutica della formulazione in crema del calcipotriolo.
Crioterapia
E' una vecchia modalità terapeutica che ha ancora i suoi
estimatori. E' stata utilizzata anche nelle forme gravi di alopecia
areata. Fino all'inizio degli anni ottanta si è utilizzata
la neve carbonica, successivamente l'azoto liquido, con simili
modalità di applicazione. In genere vengono praticate applicazioni
ogni 2 settimane per 2 - 3 volte consecutive sulla stessa area.
Agirebbe in modo non chiaro attraverso l'azione rubefacente e
attraverso qualche azione sull'infiltrato infiammatorio perilesionale.
Farmaci vasoattivi
Oltre al Minoxidil sono stati utilizzati altri farmaci vasodilatatori,
nella convinzione che il danno vascolare rientri nella patogenesi
dell'alopecia areata. Sostanze rubefacenti come nicotinati, fenolo,
canfora, capsico ed altre sono utilizzate da tempo, ma non esistono
studi scientifici controllati. E' interessante la segnalazione
dell'utilità della pentossifillina, nei pazienti che presentano
deficit emoreologici.
Aromaterapia
Uno studio in doppio cieco condotto su 86 soggetti, pubblicato
negli Archives of Dermatology nel 1998, ha evidenziato l'efficacia
di una lozione tonica composta da una miscela di oli essenziali
di timo (2 gocce),lavanda (3 gocce), rosmarino (3 gocce) e cedro
(4 gocce) diluiti in 3 ml di olio di jojoba e 20 ml di olio di
semi di vinacciolo. L'olio va massaggiato per 2 minuti almeno
e, per favorirne l'assorbimento, il capo va tenuto coperto con
un asciugamano caldo per almeno un'ora. Le essenze possiedono
tutte un forte potere antiossidante, germicida ed antiparassitario.
Nessun effetto collaterale ad eccezione di qualche follicolite.
Imiquimod
L'Imiquimod è un farmaco antivirale ed immunostimolante
per uso topico. Già utilizzato con successo anche in patologie
infiammatorie cutanee croniche e tumorali, si è pensato
di utilizzarlo con le stesse modalità di trattamento in
una patologia che essendo su base probabilmente autoimmune potrebbe
esserne addirittura aggravata. Ma lo stesso ragionamento dovrebbe
valere per le terapie "sensibilizzanti" con cui invece
si registrano numerosi successi. I risultati preliminari finora
ottenuti sembrano contraddittori. Un nostra recente esperienza
su pazienti volontari affetti da alopecia areata Totale/Universale
e non responsivi alle altre terapie ne ha dimostrato la sostanziale
inefficacia, pur con indizi di una qualche attività terapeutica,
che andrebbe valutata su forme meno gravi tenendo però
presente il rapporto costo/beneficio.
Sulfasalazina
E' un farmaco antinfiammatorio sviluppato nel 1938 per la terapia
dell'artrite reumatoide, di cui rappresenta ancora oggi un presidio
terapeutico importante. Viene utilizzato anche per altre artropatie,
in campo enterologico e nella psoriasi. Inibisce il rilascio di
Interleuchina 2 e l'attivazione di subset linfocitari, con riduzione
della produzione di citochine e della chemiotassi. L'esperienza
nell'alopecia areata ha dimostrato successi significativi in un
quarto dei pazienti affetti da forme gravi. E' scarsamente efficace
nelle forme totali/universali. Il dosaggio deve aggirarsi intorno
ai 3 grammi al giorno, da raggiungersi gradualmente per la possibile
comparsa di effetti collaterali gastroenterici o, più seri,
a livello epatico o ematologico. La cura va protratta per un minimo
di 3 mesi e va praticata una terapia di mantenimento a dosi più
basse nei soggetti a rischio di recidive. Sembra agire con un
meccanismo del "tutto o nulla" e questo potrebbe essere
indizio di una qualche differenziazione nella patogenesi della
malattia nei soggetti responders.
Psicofarmaci e psicoterapie
E' a tutti noi noto come una malattia quale l'alopecia areata,
che comporta nelle forme più gravi un importante inestetismo,
anche in assenza di condizioni cliniche minacciose per la vita,
evochi spesso nel paziente reazioni di negazione, astio, ansia,
sensi di colpa e di inadeguatezza, depressione. In particolare
i bambini alopecici sviluppano un profilo psicopatologico complesso:
ansia o depressione, aggressività. A ciò si associano
somatizzazioni, difficoltà di relazione e nell'attenzione,
con diminuzione del rendimento scolastico, della capacità
di socializzazione, blocco della maturazione emotiva. Senza contare
che gli eventi stressanti nel 50% - 60% dei casi possono giocare
un ruolo importante come fattori scatenanti la malattia e le sue
recidive. La comorbilità dei disordini psichiatrici è
alta e l'intervento terapeutico è di vitale importanza.
Un supporto psicoterapeutico di base può essere sufficiente
per molti pazienti e potrebbe essere gestito dallo stesso dermatologo,
opportunamente "addestrato". Altri pazienti necessiteranno
di un trattamento specialistico psicofarmacologico con l'impiego
di antidepressivi e/o ansiolitici, o psicoterapeutico, in cui
anche l'ipnosi può avere il suo ruolo.
Conclusione
L'attento monitoraggio della malattia, il giudizioso ma tempestivo
ricorso alle terapie, senza lasciare nulla di intentato, sfruttando
la combinazione di più trattamenti, devono costituire i
cardini di una corretta condotta terapeutica. Il successo terapeutico
deve essere perseguito con ancora più determinazione nei
bambini, per le considerazioni fatte in precedenza. Compito del
medico è conoscere tutti gli aspetti della alopecia areata,
così da integrare il programma di assistenza al paziente,
la cui gestione può essere piuttosto impegnativa. Anche
per questo, a partire dall'esperienza americana della National
Alopecia Areata Foundation, sia pazienti che medici hanno ritenuto
che possa essere utile anche in questa patologia la creazione
di associazioni e gruppi di supporto.