
INTRODUZIONE
L'alopecia androgenetica è considerata una vera e propria
patologia da alcuni medici e dalla maggior parte dei soggetti
colpiti, da altri un normale processo di invecchiamento.
Sicuramente è un problema comune, che colpisce circa il
50% degli uomini, e forse altrettante donne, oltre i 40 anni.
Esiste una predisposizione all'alopecia androgenetica determinata
geneticamente, ma l'espressione è abbastanza variabile.
Sebbene donne e uomini abbiano presentazioni cliniche dell'alopecia
androgenetica e potenziali incidenze dell'organismo molto diverse,
i meccanismi cellulari sottostanti sono presumibilmente gli stessi.
Presentazione clinica
Uomini
Negli uomini che sviluppano l'alopecia androgenetica, la caduta
di capelli può iniziare in qualsiasi momento dopo la pubertà,
quando i livelli sierici di androgeno salgono al di sopra dei
bassi livelli osservabili nei giovani normali. Il primo cambiamento
è di solito una recessione bitemporale, presente nel 96%
dei maschi caucasici sessualmente maturi, compresi quegli uomini
non destinati a progredire ulteriormente nella caduta di capelli
(alopecia frontoparietale fisiologica maschile). La recessione
bitemporale, quindi, può dipendere da meccanismi differenti
da quelli della tipica calvizie osservata nel vertice e nella
parte superiore del cuoio capelluto. Dobbiamo molto a Hamilton,
che, negli anni 50, classificò i tipi di calvizie basati
sulla recessione frontoparietale e frontale e sul diradamento
del vertice. Norwood, più di 25 anni dopo, migliorò
questa classificazione "per illustrazioni" dell'alopecia
androgenetica. Egli eliminò il tipo III di Hamilton (un
"cestino di scarico" per le diagnosi incerte) ed il
"vecchio" tipo IV, e mise in evidenza la caduta progressiva
nel "ponte" di capelli sulla parte centrale del cuoio
capelluto tra il tipo IV ed il VI e sul lato frontoparietale,
che può avvenire indipendentemente dalla caduta nel vertice.
Benché la densità di capelli tenda a diminuire con
l'età secondo uno schema dato, non c'è alcun modo
di predire quale tipo di caduta assumerà alla fine un giovane
con principio di alopecia androgenetica. In generale, coloro i
quali iniziano a perdere capelli nella seconda decade sono quelli
in cui l'alopecia progredirà maggiormente. In alcuni uomini,
l'iniziale perdita maschile può essere ritardata fino al
termine della terza o alla quarta decade.
Ci sono differenze razziali e dovute all'età nell'incidenza
o nel tipo di caduta di capelli nell'alopecia androgenetica. E'
più probabile che negli orientali ed nei nativi americani
si preservi l'attaccatura frontale, si abbia un inizio posteriore
ed una minore estensione della calvizie. Anche gli uomini afro-americani
possono avere una minore incidenza ed estensione della calvizie,
con una minore frequenza della caduta frontoparietale.
Donne
La letteratura è piena di termini alternativi per l'alopecia
androgenetica nelle donne, compresi alopecia di tipo femminile,
alopecia androgenetica, calvizie comune femminile, e alopecia
diffusa (ormonale).
La caduta di capelli nelle donne colpite da alopecia androgenetica
è molto più probabile che si noti per la prima volta
tra i trenta e i quaranta anni, rispetto ai venti-trenta anni
negli uomini.
E' anche molto probabile che inizi in coincidenza di un cambiamento
ormonale, ad esempio l'inizio o l'arresto nell'assunzione di pillole
contraccettive, il periodo post-parto, il periodo post-pubarcale,
i periodi perimenopausali e postmenopausali. La recessione bitemporale
avviene al momento della maturazione sessuale nell'80% delle donne
come nella maggior parte degli uomini, ma è generalmente
molto meno prominente nelle donne. La recessione bitemporale profonda
nelle donne, come negli uomini, è più probabile
che si associ con il più ovvio fenotipo maschile dell'alopecia
androgenetica. In entrambi i sessi, l'area a rischio è
l'intera parte superiore del cuoio capelluto, ma nelle donne c'è
generalmente una diffusa diminuzione di densità in tutta
l'area, rispetto allo schema visto negli uomini. Nel 5% circa
delle donne con alopecia androgenetica, c'è una diminuzione
globale di densità di capelli nel cuoio capelluto, sebbene
sia più prominente sulla sommità. Nelle donne con
alopecia androgenetica, ci può essere una diminuzione triangolare
della densità di capelli nell'area frontale, subito dietro
una frangia frontale. Questa conservazione dell'attaccatura frontale
è un'altra differenza fenotipica tra donne e uomini nell'alopecia
androgenetica.
Ludwig divise arbitrariamente l'alopecia androgenetica femminile
in tre specie basate sulla densità di capelli. Quelle della
prima specie costituiscono la grande maggioranza delle donne colpite
da alopecia androgenetica, ma la perdita di capelli può
essere distinguibile solo paragonando l'ampiezza relativa della
scriminatura sulla sommità del cuoio capelluto con quella
del lato occipitale. Le donne della terza specie Ludwig sono rare
e, come quelle donne in periodo premenopausale che assumono uno
schema maschile con una profonda recessione frontale, richiedono
un accertamento per un potenziale stato iperandrogeno. Sulzberger,
Witten, e Kopf per primi osservarono alcune importanti scoperte
cliniche nelle donne con "alopecia diffusa". I capelli,
oltre a diventare più sottili e meno compatti, per la paziente
sono spesso meno docili. Le pazienti possono notare anche un'accresciuta
untuosità e, spesso, sintomi di "fragilità,
formicolio, pelle d'oca, bruciore, prurito ed una spiacevole ipersensibilità
del cuoio capelluto." L'incidenza dell'alopecia androgenetica
nelle donne è stata stabilita tra l'8 ed il 25%, ma questi
studi possono aver escluso quelle donne con bassi livelli di diradamento,
che sono prontamente camuffati. Venning e Dawber scoprirono che
su 254 donne in premenopausa osservate in una clinica dermatologica
senza la caduta di capelli come disturbo, 220 (l'87%) avevano
una caduta della specie I - III Ludwig, e 34 (il 13%) avevano
un'alopecia del tipo II - IV Hamilton. L'alopecia androgenetica
sembra essere comune nelle donne come negli uomini. Nelle donne,
una diminuzione della densità di capelli diventa specialmente
osservabile al momento della menopausa e può comprendere
una ulteriore recessione bitemporale. Su 310 donne in postmenopausa
senza un disturbo specifico di caduta di capelli, 195 (63%) avevano
una perdita della specie I - III Ludwig e 115 (37%) avevano una
perdita del tipo II - V Hamilton, come una recessione frontale
o frontoparietale. Non è al momento chiaro se questa perdita
di capelli menopausale sia dovuta all'alopecia androgenetica.
Sembrerebbe essere collegata ai cambiamenti ormonali osservati
con l'anovulazione e l'inadeguata sostituzione fisiologica di
estrogeno e/o progesterone. Comunque, la ghiandola surrenale subisce
indipendentemente i cambiamenti della produzione androgena nelle
donne oltre i cinquanta anni e può avere un ruolo in questa
perdita di capelli. Resta da stabilire come tutto ciò combaci
insieme.
Morfologia
Nell'alopecia androgenetica i capelli diventano con il tempo progressivamente
miniaturizzati, sia la papilla e le matrici, sia il fusto del
capello risultante. Negli uomini con alopecia androgenetica, tutti
i capelli nell'area colpita possono alla fine (ma non necessariamente)
venire coinvolti nel processo e, con il tempo, l'intera regione
può essere coperta con una sottile peluria. Dato che anche
la produzione di pigmento termina con la progressiva miniaturizzazione,
l'area può apparire calva molto prima che questa peluria
che la copre sia infine persa. Con il tempo le aree coinvolte
possono negli uomini diventare prive di capelli. Le donne, d'altronde,
raramente diventano calve e, se ciò avviene, si dovrebbe
pensare che abbiano uno stato iperandrogeno patologico sottostante.
Il processo di miniaturizzazione nelle donne assume, generalmente,
uno schema a mosaico nelle aree colpite, con una grandissima oscillazione
nel diametro del capello, paragonato al normale, nelle aree colpite.
Capelli terminali normali e spessi sono mescolati con capelli
più sottili, di minor diametro che possono infine diventare
peluria. Bisognerebbe ricordare che questa miniaturizzazione non
avviene esclusivamente nella calvizie maschile. Nei primi giorni
di vita del feto, la fronte è coperta da lunghi capelli
lanuginosi come quelli sul cuoio capelluto, ma cominciano a miniaturizzarsi
e a decadere dopo il quinto mese in utero. Nei bambini, si trova
comunemente della peluria sul cuoio capelluto, nella pubertà
raramente (probabilmente per la conversione in capelli terminali)
quindi riappare dopo i vent'anni. Entrambi i sessi subiscono una
progressiva miniaturizzazione ed una riduzione della densità
di capelli terminali come normale effetto dell'età. La
densità di capelli terminali è pari a 615/cm2 nella
terza decade e 485/cm2 nella quarta decade. Ciò può
essere in parte dovuto all'aumento di capelli telogen legato all'età,
che è più pronunciato nelle aree centrali. L'alopecia
androgenetica agisce anche sul ciclo del capello. La percentuale
di capelli in anagen e la durata dell'anagen diminuiscono nelle
aree colpite da alopecia androgenetica, e da ciò conseguono
capelli più corti. Più capelli sono in telogen per
periodi di tempo più lunghi, ed i capelli telogen sono
molto più soggetti a caduta per traumi quotidiani dei capelli
anagen: ciò ha influenza sull'apparente densità
di capelli. Il flusso sanguigno nel cuoio capelluto al principio
della calvizie maschile (Hamilton III vertex o IV), misurato secondo
il metodo Washout Xe, è minore paragonato con quello nei
controlli. Non è chiaro se questo è un fenomeno
primario o è una conseguenza della diminuita temperatura
della pelle del cuoio capelluto calvo rispetto a quello non calvo
o della percentuale relativa di capelli in anagen e telogen.
Istologia
Il primo, ma relativamente non specifico, mutamento nell'alopecia
androgenetica sembra essere una degenerazione perivascolare focale
del terzo inferiore della guaina di tessuto connettivo dei follicoli
anagen colpiti. Ciò si può riconoscere da una caratteristica
colorazione basofila nel tessuto connettivo altrimenti rosa e
fibroso e dalla ritenzione dei coloranti per il tessuto elastico
in questi focus. Ciò che poi trapela è una progressiva
(in diversi cicli) miniaturizzazione dei follicoli dei capelli
terminali colpiti, benché non tutti i follicoli di capelli
terminali colpiti in una data area decadono allo stesso ritmo.
Al di sotto del follicolo atrofico si trova un "cordone"
che rappresenta la guaina di tessuto connettivo associato ora
defunto. Questo cordone patologico, secondo Maguire e Kligman,
è patognomonico per l'alopecia androgenetica.
C'è una maggior percentuale di capelli vellus e di capelli
telogen dovuta ad un ciclo anagen abbreviato.
I follicoli miniaturizzati conservano frammenti del muscolo pilifero
erettore a differenza dei normali capelli vellus.
Maguire e Kligman non notavano alcuna infiammazione associata,
mentre Lattanand e Johnson osservarono una moderata infiammazione
cronica che penetra nei capillari vicini e strutture annesse nel
50% dei campioni di aree colpite da calvizie.
Eziopatogenesi
Ereditarietà
Il tipo di ereditarietà osservato nell'alopecia androgenetica
è molto discusso. Particolarmente, sembra essere dominante
autosomico, con un'ampia variazione nella diffusione e nell'espressione.
L'ereditarietà può essere poligenica in natura.
Nelle donne con alopecia androgenetica, una storia familiare di
calvizie maschile è presente nel 54% dei maschi e nel 23%
delle femmine tra i parenti di primo grado oltre i trenta anni.
L'espressione del gene sembra determinata dalla locazione del
follicolo, presumibilmente imposta durante la differenziazione
embrionale.
Controllo locale
Il controllo locale rispetto a quello sistemico nella crescita
dei capelli nell'alopecia androgenetica è stato provato
drammaticamente dall'introduzione di auto-innesti nel trapianto
di capelli. Innesti di capelli rimossi dall'area occipitale del
cuoio capelluto in uomini con calvizie maschile e spostati nei
luoghi riceventi conservano le caratteristiche del luogo donatore
dopo il trapianto (dominanza dell'area donatrice).
Controllo ormonale
Espressione fenotipica di capelli dipendenti da androgeni
Sebbene Aristotele notò per primo che gli eunuchi non diventavano
calvi, fu soltanto nel 1942 che Hamilton, un anatomista, dimostrò
chiaramente la correlazione tra immaturità sessuale e mancanza
di alopecia tipica. Hamilton studiò 104 uomini con insufficienza
testicolare. In 20 soggetti la condizione si era sviluppata prima
della pubertà, 34 soggetti erano stati castrati durante
l'adolescenza, e 50 soggetti erano stati castrati dopo la maturazione
sessuale. Hamilton osservò che negli uomini che avevano
avuto insufficienza testicolare da prima della pubertà
- e quindi non erano riusciti a maturare sessualmente - non era
avvenuta alcuna calvizie né recessione di capelli sulle
tempie o sulla fronte. Negli uomini che erano stati castrati durante
l'adolescenza si era sviluppata, se c'era stata, solo poca alopecia.
Negli uomini castrati dopo la pubertà, invece, c'era stata
una caduta di capelli variabile prima della castrazione, mentre
nessuna dopo. Hamilton mostrò poi che gli androgeni sono
necessari per lo sviluppo della calvizie: la calvizie era indotta
dalla somministrazione di testosterone a uomini sessualmente immaturi
e si arrestava all'interruzione della terapia androgena. Non era
necessaria alcuna dose superfisiologica di androgeno per provocare
la calvizie. Gli androgeni erano gli "istigatori della calvizie
comune" ma l'espressione fenotipica della calvizie dipendeva
da predisposizione genetica.
Studi più recenti hanno dimostrato che le concentrazioni
di androgeno urinario e di testosterone nel plasma sono simili
in uomini calvi e non calvi, e che i livelli degli androgeni serici
non sono legati al grado di calvizie maschile. Cipriani et al.,
invece, notarono un aumento della frazione slegata, o attiva,
di testosterone, e Pitts osservò un aumento di deidroepiandrosterone
(DHEA), un androgeno debole, in uomini con calvizie maschile.
Nonostante ciò, non c'è relazione tra calvizie maschile
ed altri caratteri legati ad androgeni, come il livello di escrezione
sebacea; la densità di peli; spessore delle ossa, della
pelle e dei muscoli. Gli androgeni agiscono diversamente sulle
diverse regioni nella crescita di peli. Gli androgeni stimolano
sia la crescita di peli (pubici, ascellari, barba e peli sul petto)
che la caduta di certi peli (capelli in individui geneticamente
determinati).
Diversi livelli di androgeni sono necessari per l'espressione
di certi tipi di crescita di peli e spiegano alcune delle differenze
nei caratteri sessuali secondari tra uomini e donne. I peli pubici
femminili e i peli ascellari sono stimolati da livelli femminili
di androgeni, mentre i peli pubici maschili (triangolo pubico
superiore), la barba, i peli delle orecchie, del naso, ed i peli
sugli arti e sul tronco richiedono livelli di androgeni più
alti (maschili). Si presume, ma solo ipoteticamente, che alti
livelli di androgeni in donne geneticamente predisposte all'alopecia
androgenetica accelerino o accentuino il processo di calvizie.
I livelli di androgeni negli uomini con calvizie maschile non
corrispondono alla rapidità della caduta di capelli.
DIFFERENTE AZIONE DEGLI ANDROGENI SECONDO IL LIVELLO
L'espressione fenotipica di sindromi che agiscono sull'azione
androgena aiuta a definire le varie componenti del controllo androgeno
nella crescita di peli.
Uomini con una completa femminilizzazione testicolare sono XY
ma sono privi di recettori androgeni funzionali: non hanno alcuna
caduta di capelli ed alcuna crescita di peli pubici, neanche femminili
o ascellari.
Pazienti maschi con carenza di 5 alfa reduttasi tipo 2 hanno un
livello di testosterone normale ma un basso livello di diidrotestosterone
al momento della pubertà. Questi sviluppano peli pubici
femminili e peli ascellari, ma nessuna o scarsa crescita di barba,
recessione bitemporale, o calvizie maschile.
5 alfa reduttasi
La 5 alfa reduttasi è l'enzima responsabile della conversione
del testosterone in DHT. La 5 alfa reduttasi non è presente
solo nel tessuto sensibile agli androgeni, ma è una caratteristica
onnipresente nei fibroblasti e nei peli. Studi che hanno usato
capelli estratti, che sono generalmente privi di papille dermiche
e in cui il principale metabolita del testosterone è l'androstenedione,
hanno dimostrato una maggiore produzione di DHT nei soggetti colpiti
da calvizie. Anche quegli studi che hanno usato biopsie di pelle,
che comprendono l'intera unità follicolare, hanno mostrato
che l'attività della 5 alfa reduttasi è più
alta nel cuoio capelluto affetto da calvizie. Le differenze locali
nella crescita di capelli, quindi, potrebbero essere legate alle
differenze locali nella 5 alfa reduttasi
La possibilità di varie forme della 5 alfa reduttasi o
coenzimi per spiegare queste differenze nell'attività della
5 alfa reduttasi nelle diverse aree del corpo fu proposta da Itami
e collaboratori. Questi dimostrarono che la costante Michaelis
ed il pH ottimale della 5 alfa reduttasi nelle cellule della papilla
dermica della barba erano simili a quelle delle fibre cutanee
genitali e che la 5 alfa reduttasi di entrambe era localizzato
principalmente nella frazione nucleare grezza delle cellule. La
5 alfa reduttasi nelle cellule delle papille dermiche sull'occipite,
d'altra parte, aveva una bassa costante Michaelis; un'ampia attività
pH tra 6,5 e 9; ed era più equamente distribuito nelle
frazioni nucleari, citosoliche, e microsomiali delle cellule,
proprio come quello visto nelle fibre dermiche reticolari. Harris
et al. confermarono almeno due isoenzimi del 5 alfa reduttasi
corrispondenti ai precedenti che si distinguono dal pH, Km per
testosterone, e sensibilità alle classi di inibitori di
5 alfa reduttasi. Entrambi gli isoenzimi furono inizialmente isolati
nel tessuto prostatico e chiamati 5 alfa reduttasi tipo1 e 5 alfa
reduttasi tipo2.
La 5 alfa reduttasi tipo1 ha un suo pH ideale pari a 7, paragonato
con un pH 5,5 per il 5 alfareduttasi 2, ed il Km per testosterone
è, per il 5 alfa reduttasi 1, 25 volte quello per la 5
alfa reduttasi 2. Nella prostata, la 5 alfa reduttasi tipo 1 è
presente solo a bassi livelli a differenza dell'abbondanza di
5 alfa Reduttasi 2, ma nel cuoio capelluto di uomini con alopecia
androgenetica, la 5 alfa reduttasi 1 è l'isoenzima predominante.
TABELLA SECONDO HARRIS ET ALTRI
Caratteristiche
5alfa reduttasi tipo 1 5alfa reduttasi tipo 2
pH ideale 7,5. 5,
Km/testosterone 25 volte 1 volta
prostata bassi livelli abbondante
cuoio capelluto paz. alopecia andr.
Predominante
sensibilità a finasteride ? no si
Sembrerebbe, quindi, che la 5alfa reduttasi tipo 1 possa essere necessaria per l'espressione della calvizie maschile. E' stato determinato, invece, che quegli individui che mostrano il fenotipo di carenza di 5 alfa reduttasi (pseudo ermafroditi?) con la tipica mancanza di calvizie maschile hanno una carenza solo della 5 alfa reduttasi tipo 2. Non è chiaro, quindi, perché questi uomini non sviluppino calvizie: non possono manifestare calvizie a causa di una rarità razziale o genetica di alopecia androgenetica piuttosto che di una carenza di 5 alfa reduttasi. E' necessaria, quindi, un'ulteriore delineazione della differenza degli isoenzimi della 5 alfa reduttasi nel cuoio capelluto affetto da calvizie rispetto a quello non affetto. La 5 alfa reduttasi è un enzima dipendente da NADPH e può, in alcune posizioni, essere regolato da androgeni. Per esempio, la 5 alfa reduttasi della pelle genitale è indipendente da androgeni, mentre l'enzima nella pelle pubica è dipendente da androgeni. Alti livelli di 5 alfa reduttasi si trovano nei genitali esterni alla nascita e per tutta la vita in entrambi i sessi. La pelle pubica, invece, nei bambini in prepubertà di entrambi i sessi mostra bassi livelli di 5 alfa reduttasi, con un forte aumento di 5 alfa reduttasi evidente al momento della pubertà nei maschi se paragonato alle femmine. C'è una reazione locale positiva sulla 5 alfa reduttasi dal momento in cui il DHT aumenta l'attività di 5 alfa reduttasi secondo la dose.
Interconversione degli androgeni
Sebbene il livello di DHT può dipendere direttamente dall'attività
della 5 alfa reduttasi, è influenzato evidentemente anche
dalla scorta di precursori androgeni e dal metabolismo del DHT.
Il testosterone è il principale precursore del DHT negli
uomini, mentre altri ormoni più deboli come il DHEA sono
i principali precursori del DHT nelle donne. La pelle è
un luogo attivo del metabolismo androgeno dove il testosterone,
l'androstenedione, e il DHEA sono largamente metabolizzati. In
entrambi i sessi, la 17 beta idrossisteroido deidrogenasi (17
beta HSD) assume importanza a causa della sua conversione dei
17-chetosteroidi, che sono androgeni deboli, in 17-idrossisteroidi,
che sono androgeni potenti. La 17 beta HSD è responsabile
anche per la potenziale interconversione del testosterone e del
DHT in androgeni meno potenti. Nei capelli staccati, inoltre,
la Vmax per il percorso 17-ossidazione è pari a quattro
volte quello della 5 alfa reduttasi. Hay e Hodgins dimostrarono
le differenze nella direzione predominante dell'ossidoriduzione
17 beta nei vari tessuti sensibili agli androgeni ed ipotizzarono
le differenze basate sulla concentrazione relativa dei coenzimi
ossidati e ridotti NAD e NADP nei tessuti. Istochimicamente, la
17 beta HSD sembra essere localizzato principalmente nella guaina
epiteliale esterna e nel bulbo dei follicoli del capello. L'attività
del 17 beta HSD sembra maggiore in anagen che in telogen ma sembra
diminuire nel follicolo anagen con il progresso della calvizie.
Fazekas e Sandor mostrarono che in capelli staccati da cuoio capelluto
affetto da calvizie c'è una minore formazione di 5 - androstene
- 3b, 17 beta diolo dal DHEA in conseguenza di una diminuita funzione
del 17 beta HSD ed una maggiore formazione di 4 - androstene -
3, 17 - dione. Anche la 3 beta idrossisteroide deidrogenasi isomerasi
(delta 4-5 isomerasi o 3 beta HSD isomerasi) è importante
per l'interconversione di androgeni deboli in testosterone. Sawaya,
Honig, Garland, e Hsia hanno mostrato che c'è una maggiore
attività del 3 beta HSD isomerasi citosolico nelle ghiandole
sebacee nel cuoio capelluto affetto da calvizie. Non è
determinato se il cambiamento nell'attività nelle ghiandole
sebacee è equivalente a quella delle cellule delle papille
dermiche del cuoio capelluto affetto da calvizie. Il testosterone
può evitare il metabolismo in DHT essendo interconvertito
dall'enzima aromatasi in estradiolo. Sawaya, Price e Harris hanno
mostrato che l'aromatasi è più abbondante nell'area
occipitale, rispetto all'area frontale, nelle donne con alopecia
androgenetica, e trascurabile negli uomini. Ciò può
aiutare a spiegare le differenze fenotipiche dell'alopecia androgenetica
tra uomini e donne. Anche il livello di DHT è influenzato
dal suo metabolismo in altri androgeni più deboli. Quasi
tutto il DHT è ridotto in situ in 3 alfa e 3 beta androstenediolo
dalle 3 alfa e 3 beta chetoreduttasi dipendenti da NADH e NADPH
(idrossisteroido deidrogenasi). Questi enzimi sono presenti nel
citosol e nei microsomi, e la predominanza relativa dell'uno sull'altro
sembra dipendere da cofattori. La reazione catalizzata dal 3 alfa
HSD è potenzialmente reversibile, mentre quella del 3 beta
HSD non lo è, almeno nella pelle pubica. Quindi, i cofattori
locali possono agire di nuovo sul livello cellulare di DHT. Schweikert
e Wilson hanno mostrato che la formazione di 5 alfa androstenediolo
è più alta nell'area frontale affetta da calvizie
rispetto a quella non affetta. Clinicamente, l'androstenediolo
urinario è una misura molto migliore del DHT stesso della
conversione periferica di testosterone o androstenedione in DHT.
Recettori degli androgeni Gli androgeni, come altri steroidi,
diffondono attraverso le membrane plasmatiche e si combinano con
una proteina recettrice citosolica o nucleare. Il complesso androgeno-recettore
subisce cambiamenti nella conformazione a livello nucleare, esponendo
dei siti sterici che possono interagire nella cromatina con l'elemento
di risposta dell'ormone rilevante. Il dominio che lega gli steroidi
del recettore degli androgeni è la terminazione carbossi-idrofobica
della proteina recettrice degli androgeni, ed il dominio che lega
il DNA è vicino alla terminazione idrofilica amino-terminale.
Il legame del complesso del recettore di androgeni al DNA risulta
in un cambiamento nella trascrizione del DNA e nella sintesi della
proteina. Studi su campioni di pelle prepuziale di maschi di varie
età mostrano che benché il numero totale di siti
recettoriali per gli androgeni era abbastanza costante per tutte
le età studiate, la proporzione relativa di recettori di
androgeni nel citosol rispetto al nucleo variava con l'età.
I recettori per gli androgeni sembravano essere localizzati principalmente
nei compartimenti nucleari in quelle fasi dello sviluppo caratterizzate
da più alti livelli di androgeni circolanti nel sangue.
Sembrerebbe esserci un solo recettore di androgeni che lega i
vari ormoni steroidi in un ordine gerarchico di affinità:
DHT > testosterone > estrogeno > progesterone. I diversi
effetti degli steroidi legati sono determinati potenzialmente
dall'effetto spaziale sugli elementi di risposta dell'ormone nella
cromatina o sui fattori regolatori di trascrizione. Il complesso
DHT-recettore ha una maggiore affinità per i recettori
nella cromatina nucleare di quanta ne abbia il complesso testosterone-recettore.
Il recettore degli androgeni non è regolato da androgeni,
a differenza della 5 alfa reduttasi, ma, come è stato riportato
da almeno uno studio, è indotto da estrogeni. Il recettore
per gli androgeni è collegato a X con il gene (o con il
cromosoma X ?) che codifica il recettore vicino al centromero
sul braccio lungo del cromosoma X. Si estende per almeno 50 kb
del DNA genomico ed ha otto codificatori. Questo gene dà
origine a due specie principali di recettori di androgeni mRNA
che sembrano decodificare la stessa proteina. Le posizioni primarie
per il recettore di androgeni nei capelli sembrano essere le papille
dermiche sia in capelli anagen che telogen e i cheratinociti del
condotto pilosebaceo. Il recettore di androgeni è assente
nell'area del bulbo e della matrice. Randall, Thornton e Messenger
mostrarono che la quantità di recettori di androgeni specifici
ad alta affinità ed a bassa capacità è più
alta nelle cellule di papille dermiche coltivate da luoghi dipendenti
da androgeni (barba, baffi) che nel cuoio capelluto non affetto
da calvizie. Sawaya, Honig e Hsia riportarono una maggiore affinità
legante e capacità per androgeni nei recettori citosolici
di androgeni isolati nelle ghiandole sebacee del cuoio capelluto
affetto da calvizie. Sawaya, Mendez, Lewis e Hsia riportarono
due forme di recettori citosolici di androgeni: un monomero (67
Kd) ed un tetramero (258 Kd). L'affinità legante di androgeni
del monomero era più alta ed il complesso del recettore
di androgeni del monomero era incorporata maggiormente nel nucleo
rispetto a quelli del tetramero. Si osservò che il rapporto
monomero- tetramero era più alto nei follicoli di capelli
dal cuoio capelluto calvo rispetto a quello non ancora calvo.
Una conferma ulteriore dell'importanza di questi recettori citosolici
di androgeni e delle differenze nel legame di androgeni nelle
varie fasi e aree è necessaria. Anche se l'organo bersaglio
del DHT sembra essere la papilla dermica, gli androgeni devono
agire sul tessuto epidermico al fine di mantenere costante il
rapporto di grandezza tra la papilla e il fusto del capello. Itami
mostrò che l'aggiunta di testosterone alla coltivazione
di cellule della guaina epiteliale esterna o di cellule di papille
dermiche di follicoli di peli di barba aumentava la mitosi solo
leggermente in entrambe, mentre la cocoltivazione di cellule di
guaina della radice esterna e di cellule di papille dermiche aumentava
la sintesi del DNA di tre volte in ciascuna. Un'ulteriore aggiunta
di testosterone aumentava considerevolmente la sintesi del DNA
della coltivazione di cellule miste. Si suggerì che, sebbene
il bersaglio primario del follicolo del pelo di barba che rispondeva
al testosterone sono le cellule delle papille dermiche, la crescita
di queste cellule a sua volta stimola, direttamente o per fattori
successivi, il bersaglio secondario, la cellula epiteliale. Un
meccanismo di controllo potenziale è dall'inizio alla fine
il secondo messaggero, adenil ciclasi e adenosina monofosfato
ciclico (cAMP). Adachi e Kano dimostrarono che il DHT, ma non
il testosterone, inibisce l'adenil ciclasi nei capelli anagen
staccati. L'attività dell'adenil ciclasi era fortemente
stimolata dall'estrone. L'estrone, per la competizione con il
DHT nei luoghi dell'adenil ciclasi, potrebbe quindi aiutare a
regolare gli effetti dell'androgeno sui capelli. Adachi et al.
mostrarono anche che l'attività del G6PD, che è
stimolata dal cAMP, aumenta durante l'anagen. Questo enzima, che
costituisce un'importante sorgente di NADPH, è notevolmente
inibita dal DHEA, il quale, a sua volta, è dipendente dal
17 beta HSD per il metabolismo. Fazekas e Sandor mostrarono un'evidente
diminuzione nella produzione di androstenediolo dal DHEA sulla
fronte di uomini affetti da calvizie. Il metabolismo dell'androgeno
debole DHEA può, quindi, giocare un ruolo importante nel
controllo dell'alopecia androgenetica. Produzione di androgeni
nelle donne Presumibilmente, i meccanismi periferici di controllo
degli androgeni sulla crescita dei capelli sono gli stessi nei
due sessi. Il tipo e la proporzione dei vari androgeni prodotti
centralmente e perifericamente, invece, sono molto diversi nei
due sessi. Nelle donne, il 50/60 percento del testosterone è
prodotto dalla conversione periferica di preormoni che sono, in
se stessi, androgeni deboli. La produzione totale di testosterone
da parte delle ovaie è molto minore di quella dei testicoli,
con il chiaro risultato di un livello del plasma di testosterone
molto più basso nelle donne che negli uomini. Invece, la
sovrapproduzione di androgeni, i potenti 17- idrossisteroidi (androstenediolo
o testosterone) o i più deboli 17- chetosteroidi (DHEA
o androstenedione) da parte della ghiandola surrenale o dell'ovaia
può portare a più alti livelli nei tessuti dell'androgeno
attivo nel follicolo del capello, il DHT. Gli androgeni più
potenti e l'estradiolo sono legati nel plasma alla globulina che
lega gli ormoni sessuali (SHBG), anche se le affinità leganti
sono diverse: il DHT è tre volte il testosterone e nove
volte l'estradiolo. Il testosterone libero o slegato sembra essere
la forma bioattiva. La produzione di SHBG è aumentata da
estrogeni e diminuita da androgeni, progestinici, e glucocorticoidi.
Quindi, un aumento di testosterone può portare a una diminuzione
di SHBG e ad un aumento di testosterone libero, in aggiunta ad
una maggiore attività della 5 alfa reduttasi. La sovrapproduzione
gonadica e surrenalica di androgeni nelle donne, che può
spostare i livelli androgeni centrale e periferico vicino a quelli
degli uomini, deve essere considerata nelle donne in cui sono
presenti potenziali segni clinici di eccesso di androgeni. Questi
segni comprendono l'alopecia androgenetica, l'acne e l'irsutismo.
La virilizzazione è un segno assoluto di eccesso di androgeni
e dovrebbe essere considerata separatamente. L'eccesso di androgeni
è stato valutato più approfonditamente per quanto
riguarda. L'ovaia è la principale sorgente di produzione
di androgeni nella maggioranza delle donne con iperandrogenismo
funzionale. Nell'ovaia, gli androgeni sono formati come intermediari
obbligatori nella formazione di estrogeni e come metaboliti della
secrezione di 17- idrossiprogesterone. Gli androgeni sono prodotti
principalmente dai componenti teca ed interstiziali dell'ovaia
in risposta all'ormone luteinizzante (LH) e all'ormone che stimola
il follicolo (FSH). C'è una spiegazione contorta e multifattoriale
per la sovrapproduzione di androgeni che, nella maggior parte
dei casi, cade sotto la condizione scarsamente definita di sindrome
dell'ovaio policistico (PCOS). Nella maggior parte delle donne
con iperandrogenismo dell'ovaia, l'ipofisi è più
sensibile all'ormone rilasciante gonadotropina (GnRH), e c'è
una maggiore secrezione di LH e minore di FSH da parte dell'ipofisi,
che porta ad una maggiore produzione di androgeni ed all'anovulazione.
Carenze di due enzimi chiave per la biosintesi degli estrogeni
possono essere presenti nel PCOS: d5 3 beta HSD e aromatasi. Il
chiaro risultato è la costituzione di androgeni C19 e la
minore produzione di estrogeni da parte delle ovaie. Anche l'iperinsulinemia
può contribuire all'iperandrogenismo delle ovaie sensibilizzando
lo stroma agli effetti stimolatori del LH. La produzione di androgeni
daparte della surrenale viene controllata da diversi fattori.
La corteccia surrenalica secerne androgeni come sottoprodotti
della biosintesi del cortisolo, e quindi la produzione di androgeni
dipende da ACTH. L'unica popolazione di cellule che produce androgeni
(la zona reticolare) giunge a maturazione solo nella pubertà.
Gli estrogeni e forse gli androgeni alterano l'attività
degli enzimi surrenalici coinvolti, e l'ormone ipofisario prolattina
(PLT) promuove la funzione androgenica surrenalica. L'irsutismo
ritardato collegato alla sovrapproduzione di androgeni surrenalici
è stato ben documentato per la carenza ereditaria dei seguenti
enzimi: 21- idrossilasi (21- OH), 11 beta idrossilasi (11- OH),
e d5 3 beta HSD. Ciascuna di queste forme genetiche di iperplasia
surrenale congenita (CAH) si presenta più comunemente nell'infanzia
insieme con altri segni e sintomi. La carenza più comune
è dell'enzima 21-OH, con un'incidenza di 1/14000 (omozigoti)
ed un'incidenza di portatori da 1/35 a 1/50 nella popolazione
generale. Le pazienti con una di queste carenze di enzimi possono
presentare irsutismo, irregolarità mestruali e/o virilizzazione
e possono avere una recessione bitemporale e, se geneticamente
soggette, un eccessivo fenotipo di alopecia androgenetica. Dato
che i livelli basali di ormoni possono essere normali in pazienti
con un leggero difetto di steroidogenesi (presumibilmente lo scenario
della CAH ritardata), i test di stimolazione di ACTH sono generalmente
necessari alla diagnosi. Esaminando il percorso della steroidogenesi
ed accertando quali ormoni saranno prodotti in sovrabbondanza
a causa della carenza o del blocco di uno specifico enzima, si
può diagnosticare il problema specifico. I livelli di base
degli ormoni sono determinati di prima mattina prima che vengano
somministrati in endovena da 0,25 a 1 mg di ACTH sintetico (corticotropina).
I test degli ormoni vengono ripetuti da 30 a 60 minuti dopo. I
livelli dovrebbero essere controllati la prima settimana del ciclo
mestruale, dato che i valori di base di questi ormoni (ad es.
il 17- OH progesterone) possono essere aumentati nella fase luteale.
I seguenti risultati dei test di stimolazione post-corticotropina
si osservano nella CAH ritardata: Nella carenza di 21-OH, c'è
un notevole aumento di 17-idrossiprogesterone, il quale, a sua
volta, porta ad una maggiore secrezione di androstenedione e testosterone.
Il livello base di 17- OH progesterone è > 6 nmol/litro
(200 ng/dl), ed i valori post-corticotropina sono > 36,3 nmol/litro
(1200 ng/dl). Il pregnanetriolo è aumentato nell'urina.
Nella carenza di 3 beta HSD, c'è una risposta di incremento
(deviazioni standard maggiore o uguale a 2 oltre il normale) di
plasma 17- idrossipregnolone. Nell'urina, il 5- pregnanetriolo
è aumentato più del pregnanetriolo. In contrasto
con un'eccessiva "adrenarca" collegata alla zona reticolare,
non c'è aumento di androstenedione dopo la cortrosina nei
pazienti con carenza di 3 betaHSD. Nella carenza di 11 beta idrossilasi,
c'è un aumento nel plasma 11- deossicortisolo dopo somministrazione
di corticotropina. Sebbene il DHEA venga principalmente (95 percento)
formato nelle ghiandole surrenalici, e si sia pensato che il DHEA
o il DHEAS siano un buon contrassegno per la iperattività
surrenale, non è necessariamente così. Tredici donne
su diciannove con il riscontro di un anormale ACTH avevano un
normale livello di base di DHEAS, e sei donne su dodici con una
normale risposta a ACTH avevano un livello di base di DHEAS anormale.
Solo livelli estremamente alti di DHEA, che indicherebbero un
tumore surrenale, è probabile che siano specifici per un'anormalità
surrenale. La soppressione di Desametasone per una sorgente surrenale
di androgeni, come la sovrapproduzione ovarica è anche
conseguente a corticosteroidi. L'iperprolattinemia è un'altra
causa della sovrapproduzione surrenale di androgeni e dovrebbe
essere considerata nelle donne con alopecia androgenetica estesa
o rapidamente progressiva. Le donne con iperprolattinemia hanno
un aumento di testosterone libero (circa due volte il normale),
diminuzione di SHBG, ed un moderato incremento di DHEAS. La prolattina
modifica l'ovulazione bloccando la risposta delle gonadi al LH
e prevenendo la reazione positiva degli estrogeni nel promuovere
l'innalzamento ovulatorio di LH. Conseguentemente, vengono prodotti
meno estradiolo e più androstenedione. L'iperprolattinemia
può avvenire senza la presenza di galattorrea ma, nelle
donne, è generalmente associata con amenorrea e perdite
di sangue anovulatorie o irregolari. Studi su donne con alopecia
androgenetica hanno riportato risultati variabili sul fatto che
l'iperandrogenismo sia un evento comune. La maggior parte dei
referti riportano testosterone, gonadotropine ed estradiolo normali.
Parte del problema può essere che il testosterone, con
livelli relativamente stabili per tutto il giorno, varia notevolmente
da giorno a giorno. L'anormalità più riproducibile
sembra essere una diminuzione di SHBG, che può riflettere
una diminuzione di estrogeni o un aumento di androgeni e che dovrebbe
portare ad un aumento di testosterone libero o slegato. Il testosterone
libero e il SHBG sono stati misurati in 308 donne con alopecia
androgenetica che avevano periodi regolari e non prendevano ormoni
esogeni: solo 40 su 308 (13 percento) avevano il testosterone
libero anormale e 33 (11 percento) avevano una minore quantità
di SHBG. Il DHT viene subito metabolizzato in androstanediolo,
ed il 3 alfa diolo- G (3 alfa 17 beta androstanediolo glucuronide)
sembra essere un contrassegno migliore del DHT per l'azione degli
androgeni sulla pelle. DeVillez e Dunn scoprirono che un evidente
aumento nel rapporto tra 3 alfa diolo- G e il SHBG era più
indicativo per l'alopecia androgenetica femminile, riflettendo
una maggiore conversione periferica di testosterone in DHT nelle
donne colpite. Modelli animali Alcuni primati non umani hanno
una caduta di capelli tipica che è collegata all'età.
Questi comprendono alcuni scimpanzé, la maggior parte dei
macachi a coda tronca ed i uacari rossi del Sud America. Il macaco
dalla coda tronca è una cavia ragionevole per la calvizie
maschile con somiglianze morfologiche e istologiche. La caduta
di capelli, invece, avviene nella regione frontale di tutti gli
animali post- pubertà, in alcuni casi maggiormente nei
maschi che nelle femmine. La caduta di capelli inizia tra i 3
ed i 4 anni circa insieme allo sviluppo sessuale secondario, ed
il processo è avanzato all'età di sei anni. I capelli
colpiti subiscono una trasformazione da follicoli terminali a
vellus. Il ritmo di incorporazione e catabolismo di testosterone
è più alto nei follicoli dell'area frontale che
in quelli dal retro. I follicoli dall'area frontale dei giovani
producono una quantità maggiore di DHT rispetto a quelli
degli adulti. I follicoli vellus nelle aree calve dei macachi
maturi mostrano una minore reazione e conversione di testosterone
in DHT. ( Modelli animali Alcuni primati non umani hanno una caduta
di capelli tipica che è collegata all'età. Questi
comprendono alcuni scimpanzé, la maggior parte dei macachi
a coda tronca ed i uacari rossi del Sud America. Il macaco dalla
coda tronca è una cavia ragionevole per la calvizie maschile
con somiglianze morfologiche e istologiche. La caduta di capelli,
invece, avviene nella regione frontale di tutti gli animali post-
pubertà, in alcuni casi maggiormente nei maschi che nelle
femmine. La caduta di capelli inizia tra i 3 ed i 4 anni circa
insieme allo sviluppo sessuale secondario, ed il processo è
avanzato all'età di sei anni. I capelli colpiti subiscono
una trasformazione da follicoli terminali a vellus. Il ritmo di
incorporazione e catabolismo di testosterone è più
alto nei follicoli dell'area frontale che in quelli dal retro.
I follicoli dall'area frontale dei giovani producono una quantità
maggiore di DHT rispetto a quelli degli adulti. I follicoli vellus
nelle aree calve dei macachi maturi mostrano una minore reazione
e conversione di testosterone in DHT. Correlati clinici Uomini
La principale associazione clinica con la calvizie maschile negli
uomini sembra essere un rischio maggiore di malattie coronariche.
Il referto più convincente è uno studio controllato
su 655 uomini tra i 21 ed i 54 anni ammessi in ospedale con il
primo infarto miocardico che erano paragonati con pazienti di
età simile ammessi per diagnosi non cardiache che non avevano
una storia di infarti miocardici precedenti, cardiomiopatia, o
operazioni al cuore. L'incidenza di calvizie frontale non era
associata ad un maggiore rischio di infarto miocardico, mentre
la calvizie del vertice era associata ad un rischio maggiore,
che aumentava con l'estensione della calvizie. Il rischio relativo
di infarto miocardico secondo l'età era 1,3 per calvizie
leggera e moderata e 3,4 per calvizie grave. Il meccanismo dell'associazione
osservata non è chiaro. Altri studi non hanno mostrato
associazione della calvizie maschile con malattie coronariche.
Due studi britannici, uno dei quali valutò 478 degenti
di razza caucasica e l'altro 48 maschi guariti da infarto miocardiaco,
non riuscirono a mostrare alcuna associazione con la calvizie
maschile. Il secondo studio escluse uomini con ipertensione, diabete
mellitus o ipercolesterolemia. Donne In relazione alla potenziale
associazione di alopecia androgenetica emalattie coronariche,
vale la pena osservare che Hamilton riportò una progressiva
diminuzione nell'incidenza di calvizie maschile di tipo IV (il
tipo più alto osservato nelle donne) ed un aumento del
tipo I (nessuna recessione temporale) in donne con più
di 50 anni. Venning e Dawber, invece, riportarono un aumento dei
tipi Hamilton II- IV di caduta di capelli nelle donne post- menopausa.Nessuno
studio ha valutato il richio di malattie coronariche in donne
con specie Ludwig III o con un tipo maschile di alopecia androgenetica.
La carenza di ferro è stata associata alla caduta di capelli
e può giocare un ruolo nella risposta che le donne con
calvizie maschile hanno alle terapie. Trattamento Ci sono potenzialmente
diversi obiettivi nel trattamento medico dell'alopecia androgenetica,
compresi la ricrescita dei capelli caduti, la conservazione di
quelli esistenti e la prevenzione di ulteriore caduta. Nessuna
attuale terapia singola può risolvere tutti questi obiettivi
e neanche realizzare un solo obiettivo. Il trattamento può
indirizzarsi specificamente (1) alla distruzione della produzione,
del trasporto o del metabolismo dei mediatori androgeni (DHT);
(2) alla produzione di recettori androgeni; o (3) al collegamento
dei recettori androgeni al DHT o al DNA. La promozione di mediatori
della crescita follicolare, dipendente o indipendente dalla stimolazione
androgena, può anche essere utilizzata. Non c'è
mancanza di idee o di preparazioni per trattare l'alopecia androgenetica,
ma poche sono state testate in modo controllato. La trattazione
si concentrerà su quelle terapie che sono state trovate
utili in prove cliniche controllate o hanno mostrato qualche potenziale
efficacia nelle mani di investigatori esperti. Sarà anche
trattata la metodologia usata per valutare l'efficacia di questi
agenti. Metodologia Gli studi clinici a larga scala effettuati
per valutare il minoxidil topico alla metà degli anni 80
furono i primi mai condotti per un promotore di ricrescita di
capelli, e 10 anni dopo la metodologia usata per valutarne l'efficacia
è ancora in evoluzione. I primi studi consistevano principalmente
in ripetuti conteggi di capelli in un'area bersaglio nel mezzo
del vertice che era localizzata ad ogni visita usando punti di
riferimento fisici. L'area bersaglio di ciascun individuo non
era esattamente la stessa ogni volta, ma dato che era localizzata
nel centro del vertice anulare e dato che valutazioni indipendenti
erano fatte mensilmente dallo stesso osservatore, l'attendibilità
era accettabile. I conteggi di capelli erano effettuati tagliando
il capello vicino al cuoio capelluto nell'area bersaglio di 1
pollice e contando i capelli con un basso ingrandimento. Veniva
chiesto ai pazienti ed agli investigatori di valutare il grado
di ricrescita, e venivano usate fotografie in totale per documentare
i risultati fisici. Da allora, sono avvenuti diversi miglioramenti
nella metodologia per la valutazione dei potenziali promotori
di crescita dei capelli. Per prima cosa, l'area bersaglio viene
tatuata alla base così che esattamente la stessa area può
essere esaminata a ogni visita. Secondo, l'area bersaglio scelta
generalmente non è l'area di calvizie più sviluppata
ma piuttosto sul limite principale. Terzo, l'area bersaglio viene
fotografata con illuminazione standard, e i conteggi di capelli
vengono effettuati a partire da queste fotografie standardizzate
evidenziando ogni capello terminale o indeterminato su una copertura
trasparente e poi contando manualmente i punti o usando un'analisi
di immagini per farlo. Quarto, vengono usate fotografie standardizzate
in totale del cuoio capelluto del soggetto, con i capelli pettinati
nello stesso modo ad ogni visita. Sono state proposte altre misure
per la valutazione in vitro dell'efficacia di nuovi promotori
della crescita di capelli. Il taglio o la rasatura di capelli
ad intervalli regolari in un'area data e la misurazione del loro
peso sono stati usati per anni nella valutazione degli effetti
di vari agenti sull'irsutismo. Price e Menefee modificarono questa
procedura per la calvizie maschile comprendendo il taglio, il
lavaggio, il peso e misurando i capelli in un'area bersaglio tatuata
affetta da calvizie. Con questo mezzo possono essere identificati
sottili cambiamenti nella crescita dei capelli, ed il numero totale
di pazienti richiesti, al fine di osservare una differenza statisticamente
significativa tra gli agenti, è piccolo. Questo può
essere un mezzo fecondo per valutare nuovi potenziali agenti senza
intraprendere un'ampia prova clinica, più costosa. Minoxidil
topico Origine Il Minoxidil (Loniten) è un piperidinopirimidine
derivativo che funziona come vasodilatatore nell'ipertensione
refrattaria. Se preso per via orale, circa il 15 percento del
composto d'origine viene escreto nell'urina mentre l'85 percento
circa viene metabolizzato dal fegato e poi escreto dai reni, principalmente
come il coniugato del glucuronide. L'emivita è di circa
4 ore, benché l'effetto ipertensivo duri più a lungo
a causa della ritenzione del muscolo vascolare liscio. Gli effetti
collaterali della terapia orale comprendono la ritenzione renale
del sodio, l'attivazione riflessa del sistema adrenergico con
conseguente tachicardia ed una maggiore produzione cardiaca con
conseguente richiesta miocardica di ossigeno, ed effusioni pericardiche.
Cambiamenti elettrocardiografici sono comuni, compresi appiattimenti
o inversioni di onde T. Nel 70 percento dei pazienti circa, il
trattamento orale di minoxidil è stato associato con ipertricosi,
che avviene in modo più prominente sul viso e sulle estremità.
Fu sviluppata una preparazione topica per sfruttare questa promozione
nella crescita di peli ed è stata dimostrata efficace nel
trattamento dell'alopecia androgenetica e dell'alopecia areata.
Il meccanismo di azione del minoxidil topico nel promuovere la
crescita dei capelli resta ipotetico. Non sembra avere alcun effetto
antiandrogeno. In studi su animali, il minoxidil non stimola secrezione
di testosterone né secrezione di antiandrogeno surrenale,
né rimuove il testosterone dal recettore androgeno citosolico
nella prostata del ratto. Nell'uomo, i livelli di siero testosterone
rimangono immutati dopo la terapia. Non inaspettatamente, viste
le sue proprietà vasodilatanti nell'amministrazione orale,
test qualitativi che hanno usato la velocimetria laser Doppler
e la pletismografia a fotoimpulsi hanno mostrato un maggiore flusso
di sangue cutaneo per almeno un'ora dopo l'applicazione topica
di minoxidil. Invece, una relazione causale tra la maggiore perfusione
e la crescita di capelli non è stata dimostrata. Il minoxidil
ha un effetto mitogenico e morfologico diretto sulle cellule epidermiche,
prolunga il tempo di sopravvivenza delle cellule epiteliali coltivate,
e prolunga il tempo in cui i keratinociti coltivati possono essere
passati dopo la confluenza. Il trattamento di minoxidil su follicoli
di vibrisse di topo ha dato come risultato la normalizzazione
della morfologia follicolare, una minore necrosi, e la proliferazione
di matrici e cellule di guaina della radice interna. Studi in
vitro sui follicoli del macaco dalla coda tronca hanno mostrato
un significativo aumento nella sintesi di DNA nelle cellule follicolari
e perifollicolari, ma non nei keratinociti epidermici, seguendo
la terapia di minoxidil. Bulbi di capello con guaina della radice
esterna intatta, presi da capelli staccati di uomini con calvizie
maschile trattati con minoxidil topico, sono stati valutati con
citometria del flusso di DNA e si è scoperto che vi era
un significante aumento nell'indice di proliferazione. Tutti questi
studi suggeriscono un effetto diretto del minoxidil topico sulle
cellule del follicolo del capello. Il minoxidil solfato sembra
essere il metabolita attivo responsabile della stimolazione della
crescita di capelli. Sebbene il minoxidil sembri lavorare nel
muscolo vascolare liscio aprendo i canali di potassio, questo
è ancora un meccanismo ipotetico dall'azione sui follicoli
di capelli. Il minoxidil sembra agire su almeno due luoghi sul
follicolo del capello, causando proliferazione alla base del bulbo
e differenziazione al di sopra della papilla dermica. Studi dal
vivo sul macaco mostrano che il minoxidil topico può invertire
e prevenire il progredire della calvizie. Quattro animali adulti
con calvizie da leggera ad avanzata e quattro animali preadolescenti
che erano non calvi o mostravano solo un inizio di calvizie furono
trattati con minoxidil topico al 5% 5 giorni a settimana per (
di 10 mesi. Due animali in ogni gruppo di età servivano
come controllo. Quegli animali adulti trattati con minoxidil topico
avevano una maggiore ricrescita, e i preadolescenti non mostravano
segni di calvizie incipiente, mentre gli animali di controllo
avevano tutti una calvizie avanzante. Istologicamente, la risposta
al minoxidil corrispondeva ad un aumento nella lunghezza e nella
dimensione dei follicoli e ad un aumento del numero di follicoli
in anagen medio/inoltrato. Prove cliniche Efficacia Studi svolti
in diversi centri hanno coinvolto 2294 uomini con calvizie maschile,
tra i tipi Hamilton III e VI, di età compresa tra i 18
ed i 50 anni. Gli uomini sono stati trattati con 1 ml di minoxidil
al 2/3%, contro il placebo, due volte al giorno, e sono stati
usati sia conteggi di capelli sia valutazioni cliniche, come osservato
precedentemente, per valutarne l'efficacia. Non era visibile alcuna
ricrescita di capelli prima di 4 - 6 mesi di uso continuo, e tendeva
a stabilizzarsi per la maggior parte degli uomini dopo 1 anno
circa. Dopo 1 anno di terapia Olsen, Weiner, DeLong, e Pinnell
mostrarono che il conteggio medio di capelli terminali nell'area
bersaglio in pazienti trattati con minoxidil topico al 2% era
aumentato di 218 ± 158 per circolo di 1 pollice di diametro
rispetto alla media di base di 126 ± 104 per circolo bersaglio
di 1 pollice. Mentre questo aumento di 2 volte e mezza dei capelli
terminali era abbastanza sorprendente, il conteggio medio di capelli
era ancora molto al di sotto della densità normale di capelli
terminali osservati in un'area occipitale non affetta da calvizie
maschile (1346/in2). Non sorprendentemente, quindi, si osservò
che meno del 5 percento dei pazienti aveva una densa ricrescita,
ma circa il 25/30% aveva una moderata ricrescita con l'uso di
minoxidil topico. L'uso continuo di minoxidil al 2% due volte
al giorno è necessario per mantenere la ricrescita: quelli
che usavano una frequenza di applicazioni più bassa non
avevano successo come quelli che persistevano nel piano b.i.d.
di trattamento. La crescita media di capelli terminali in pazienti
trattati continuamente in una valutazione di 5 anni (seguita da
questo autore) diminuiva leggermente dal livello di 1 anno ma
non cadeva al di sotto del livello di base. Quei pazienti che
interrompono l'uso di minoxidil topico generalmente subiscono
la caduta dei capelli ricresciuti entro 3/4 mesi. Ricominciando
l'assunzione solitamente si recupererà la crescita precedente.
I risultati in donne con alopecia androgenetica sono stati simili
ai risultati in uomini con alopecia androgenetica. 256 donne,
tra 1 18 ed i 45 anni di età, con specie Ludwig I o II
di alopecia androgenetica, sono state trattate con minoxidil topico
al 2% o placebo due volte al giorno per 32 settimane. I conteggi
di capelli non vellus in un'area bersaglio di 1cm2 sulla sommità
del cuoio capelluto mostrarono un aumento medio del 14 percento
sopra il livello base dopo nove mesi di terapia (da 140,4 ±
3,9 a 163,1 ± 4,7) rispetto al 7,3 percento in quelle in
placebo (da 138,4 ± 3,3 a 148,7 ± 3,6). Gli investigatori
ritennero che il 50 percento delle pazienti aveva una ricrescita
minima ed il 13 percento aveva una ricrescita moderata con minoxidil
topico al 2%, rispetto al 33 percento e 6 percento, rispettivamente,
delle pazienti con placebo. Sicurezza Gli effetti collaterali
del minoxidil topico al 2% sono pochi e comprendono dermatiti
allergiche di contatti in < 1 percento dei pazienti e dermatiti
irritanti o follicoliti nel 3/5%. Crescita di peli sulla fronte
o sulle guance è stata osservata occasionalmente e rappresenta
uno spostamento od uno spargimento inavvertito di farmaco dal
cuoio capelluto o uno spargimento locale intramuscolare per la
grande quantità di sangue nel cuoio capelluto. La quantità
totale di farmaco assorbita è meno del 2 percento. Non
è stato osservato alcun effetto emodinamico rilevante in
pazienti normotensivi o ipertensivi che usavano minoxidil topico.
Sebbene ci siano stati molti uomini che hanno sviluppato cambiamenti
elettrocardiografici durante le prove del minoxidil topico, questi
cambiamenti sono avvenuti sia negli uomini trattati con farmaco
attivo sia in quelli trattati con placebo; alcune anormalità
si sono invertite durante l'assunzione del farmaco. Sicuramente
nessun problema cardiaco era collegato al minoxidil topico; invece,
il "rumore" cardiaco di fondo può essere stato
associato alla malattia coronarica sottostante collegata alla
calvizie al vertice. Uso clinico Il Rogaine (minoxidil topico
al 2%) è stato il primo, ed è attualmente l'unico
farmaco approvato dalla Food and Drug Administration per l'alopecia
androgenetica. Le indicazioni per gli uomini dichiarano "per
calvizie maschile del vertice", implicando che il farmaco
è efficace solo per quella particolare area del cuoio capelluto.
In realtà, il farmaco funziona ugualmente bene sull'area
frontale, ma dato che le prove cliniche guida non si indirizzavano
direttamente alla crescita di capelli in questa area, questa area
è stata esclusa dalle affermazioni di efficacia negli uomini.
Questo autore si avvicina al trattamento a base di Rogaine di
pazienti con alopecia androgenetica come segue. Al momento della
visita iniziale, vengono prese la storia e la pressione sanguigna
(come per qualsiasi nuovo paziente); se una di queste è
anormale, possono essere effettuati un ECG o ulteriori esami fisici.
Vengono discussi l'efficacia e gli effetti collaterali attesi
(costo, tempo), come anche i rischi potenziali del Rogaine (vedi
testo precedente). Ad ogni paziente che esprime interesse per
il trattamento con Rogaine viene chiesto di impegnarsi 1 anno
per due volte al giorno nella terapia: qualcosa in meno non vale
il tempo, lo sforzo ed il denaro del paziente. Vengono prese delle
fotografie del cuoio capelluto e viene stabilito un secondo appuntamento
dopo sei mesi; visite più frequenti non aumentano necessariamente
la condiscendenza, e la crescita di capelli è trascurabile
prima di sei mesi. Viene fatta una richiesta per un contagocce
misurato ad 1ml sulla prescrizione. Il "da betao-matic"
e l'applicatore spray esistenti, contenuti nella confezione, perdono
troppo farmaco sui capelli piuttosto che lasciarlo direttamente
sul cuoio capelluto. Viene detto ai pazienti di dividere i capelli
ad intervalli di circa 2mm attraverso la sommità del cuoio
capelluto e il vertice e di applicare il minoxidil topico sul
cuoio capelluto lungo la separazione, strofinando con cura ogni
goccia. Non ci sono state differenze statisticamente significative
tra i risultati delle soluzioni al 2% ed al 3% di minoxidil topico
nelle prime prove cliniche, e c'è stata meno efficacia
con concentrazioni di minoxidil topico al di sotto del 2%. Concentrazioni
più alte di minoxidil topico hanno avuto come risultato
livelli sanguigni più alti e, quindi, per sicurezza e motivi
di efficacia, è stata scelta per l'approvazione della FDA
la preparazione al 2% di minoxidil topico. Invece, l'efficacia
del 5% migliorata sul minoxidil topico al 2% nell'alopecia areata
solleva la questione di potenziali effetti di dosi trascurate
nell'alopecia androgenetica. Diversi studi attuali stanno valutando
concentrazioni più alte di minoxidil topico nel trattamento
dell'alopecia androgenetica; i risultati preliminari sembrano
molto promettenti. Tretinoin topico In uno studio su 36 uomini
con calvizie maschile trattati con un 1ml di miscela topica di
tretinoin al 0,025 percento e di minoxidil al 0,5% due volte al
giorno per una media di 8/10 mesi, il 44 percento (16 su 36) dei
soggetti hanno avuto un "buon" risultato alla terapia
( ( 46 percento di aumento di capelli nell'area bersaglio). Questo
è stato paragonato con un "buon" risultato in
2 soggetti su 12 (16 percento) con tretinoin topico al 0,025%
da solo, nessuno dei 3 con placebo, e nessuno dei 3 con minoxidil
topico al 0,5% da solo. Un secondo studio ha paragonato l'applicazione
topica una volta al giorno di tretinoin al 0,05% ed una volta
al giorno di minoxidil al 2% con l'applicazione due volte al giorno
di minoxidil topico al 2% in uomini con calvizie maschile. C'è
stato un marginale, ma statisticamente insignificante, aumento
di efficacia della combinazione rispetto al solo minoxidil. I
livelli sanguigni del minoxidil aumentavano nettamente con l'uso
concomitante di tretinoin. Ulteriori studi non sono stati pubblicati.
I potenziali effetti collaterali del tretinoin topico sono irritazione
e fotosensibilità (considerazione non insignificante per
pazienti calvi). I potenziali effetti collaterali del minoxidil
topico sono stati osservati precedentemente. Diazosside topico
Il diazosside è un benzotiazide non diuretico, un potente
agente antiipertensivo raramente usato. Il diazosside è
anche un potente agente iperglicemico che inibisce il rilascio
di insulina e la promozione della glicolisi, ed è usato
per trattare l'ipoglicemia idiopatica infantile. Il diazosside
orale può indurre ipertricosi in una distribuzione simile
a quella causata dal minoxidil ma con una minore frequenza. Nel
1989 fu riferita una formulazione topica di diazosside per mostrare
l'efficacia nella calvizie maschile. 19 uomini con alopecia androgenetica
di "primo o medio grado" furono trattati con una soluzione
di diazosside al 3% due volte al giorno per 2/11 mesi (5,7 mesi
in media). Quattro ebbero "densa" crescita (molti nuovi
capelli), sette ebbero crescita moderata (alcuni nuovi capelli),
uno ebbe crescita di capelli vellus, e sette non ebbero ricrescita.
In un pazienti si ebbe un'irritazione locale. Il potenziale meccanismo
di azione del diazosside nelle crescita di capelli può
essere attraverso l'inibizione del fosfodiesterase, l'enzima che
metabolizza il cAMP. Un aumento di cAMP porta alla promozione
della glicolisi stimolando il fosforilase glicogeno ed inibendo
il sintetase glicogeno. Antiandrogeni Origine Hamilton osservò
che la castrazione dopo la calvizie maschile aveva iniziato a
prevenire un'ulteriore progresso nella caduta di capelli e che
la caduta di capelli in eunuchi trattati con testosterone si riduceva
quando il testosterone veniva interrotto. Anche se fosse sembrato
attuabile che l'impiego di antiandrogeni avrebbe arrestato la
calvizie maschile, ciò non fu precedentemente valutato
in modo ordinato. (studi attuali). Un secondo problema a cui rivolgersi
è la possibilità che gli antiandrogeni possano invertire
la caduta di capelli nell'alopecia androgenetica. Il termine antiandrogeno,
come fu definito da Dorfman, implica prevenzione dell'espressione
di attività androgena in luoghi bersaglio e non comprende
altri meccanismi di diminuzione dell'azione androgena, come una
diminuzione nella prevenzione di androgeni, interferenza con il
metabolismo androgeno, o cambiamento nel legame delle proteine
del plasma androgeno. Qui si tratterà tutto ciò,
comunque, dato che il risultato finale per quanto riguarda la
crescita di capelli può essere simile. Gli antiandrogeni
possono essere agonisti deboli, che competono meno bene degli
ormoni endogeni e si dissociano rapidamente dal recettore androgeno,
o agonisti potenti, che formano un complesso con la molecola recettrice
e si dissociano lentamente. I veri antagonisti degli androgeni
endogeni o esogeni sono gli agonisti deboli, che si affidano solo
ad un continuo rifornimento del composto per ottenere una completa
inibizione. Gli antiandrogeni possono avere una struttura steroidale
(spinolattrone, ciproterone acetato) o non steroidale (flutamide,
cimetidine). La maggior parte degli antiandrogeni steroidali non
hanno solo una potente attività antiandrogena ma hanno
anche proprietà ormonali associate, in particolare attività
progestazionale. L'attività progestinica degli antiandrogeni
steroidali sopprime la secrezione di gonadotropina a livello pituitario.
Normalmente, gli androgeni diminuiscono la sensibilità
della ghiandola pituitaria all'ormone che rilascia l'ormone luteinante
(LHRH), diminuendo così il rilascio di ormone luteinante
(LH). Gli antiandrogeni senza una struttura steroidale possono
inibire la reazione negativa degli steroidi gonadali così
che più gonadotropine vengono rilasciate dall'ipofisi e
più testosterone ed estradiolo vengono prodotti dalle gonadi.
Questi antiandrogeni non steroidali, quindi, richiedono una concomitante
antigonadotropina per prevenire un aumento di carico androgeno
che potrebbe neutralizzare l'effetto antiandrogeno inerente. La
potenza degli antiandrogeni è valutata grazie ad una varietà
di misure in vitro, la più affidabile delle quali è
l'affintà di collegamento relativa (RBA). I più
recenti test valutano la RBA di un antiandrogeno sia nel citosolo
prostatico di topo, sia nei fibroblasti di pelle genitale umana
decomposta. Queste prove hanno mostrato che lo spinolattrone ha
un'abilità di competere per un ricettore antiandrogeno
maggiore di quella del ciproterone acetato e del flutamide. Queste
tecniche in vitro, comunque, non possono valutare quei composti
che richiedono una biotrasformazione per l'attività (come
il flutamide). Inoltre, questi test di setaccio distinguono solo
tra composti che interagiscono con alta o bassa affinità
con il recettore androgeno, ma non distinguono gli agonisti da
tutte le classi di antagonisti. Un mezzo diretto per misurare
quantitativamente l'attività antiandrogena, anche se non
generalmente in uso, è attraverso l'uso di file di cellule
stabili che contengono alti livelli di recettori androgeni umani
dalla transfezione del recettore cDNA collegato ad un vettore
di espressione. Dal vivo, l'attività antagonista e agonista
di un composto è ancora più frequentemente determinata
dall'effetto dell'antiandrogeno sul testosterone (o un altro androgeno)
- l'aumento stimolato nel peso della prostata e delle vescicole
seminali in topi castrati. L'organo flank del criceto, tessuto
sebaceo dipendente da androgeni, è usato frequentemente
per esaminare composti per attività locale antiandrogena.
La maggior parte degli studi clinici di antiandrogeni sono stati
condotti su pazienti con acne o irsutismo; pochi hanno incluso
donne con alopecia androgenetica.
Antiandrogeni topici
Cioctolo
Il cioctolo, o 6- (5- metossi- 1- eptil)- biciclo (3,3,0- octan-
3- one), è un antiandrogeno non steroide privo di attività
estrogenica o progestogenica. Inibisce per competizione il legame
del ricettore di DHT, ed è completamente metabolizzato
nella pelle dopo l'applicazione topica. E' stato riportato un
solo studio sull'utilizzo di cioctolo topico nel trattamento dell'alopecia
androgenetica. Uomini con calvizie maschile del tipo Hamilton
IIIv, IV, o V applicavano 1ml di cioctolo allo 0,01%, allo 0,05%
o di placebo due volte al giorno sul vertice affetto da calvizie.
Novanta pazienti cominciarono lo studio ma solo 40 completarono
da 40 a 48 settimane; 25 dei 54 pazienti assegnati originariamente
al cioctolo completarono questo periodo. Sulla base di conteggi
computerizzati di capelli in aree bersaglio tatuate, quei pazienti
con cioctolo allo 0,05% ebbero un aumento del 11,3% nei conteggi
medi di capelli non vellus nelle aree bersaglio, rispetto al 4%
circa nel gruppo con lo 0,01% e ad una diminuzione del 8,9% nel
gruppo trattato con placebo. Un solo paziente con cioctolo ebbe
una reazione locale (disidratazione del cuoio capelluto). Non
ci furono effetti collaterali sistemici.
Progesterone topico
Il progesterone è un inibitore competitivo del DHT per
la 5 alfa reduttasi e per il legame al recettore androgeno del
citosol. Inibisce anche la formazione di metaboliti 5 (dall'androstenedione.
Il progesterone viene metabolizzato rapidamente nella maggior
parte dei tessuti (compresa la pelle) in sostanze relativamente
non androgenetiche. Un ml di soluzione al 2% applicato localmente
due volte al giorno sembra essere ben tollerato dalle donne, mentre
dosi più alte portano a irregolarità mestruali.
Il progesterone topico è stato usato ampiamente, ma i risultati
sono in gran parte aneddotici. Price e Ettinger utilizzarono il
progesterone topico (concentrazione ed eccipiente non specificati)
per 10/48 mesi su 12 uomini, tra i 18 ed i 39 anni di età,
con calvizie maschile. In nessuno dei 12 crebbero capelli, metà
di loro sviluppò un ulteriore diradamento, e metà
rimase con la stessa densità di capelli. l'11alfa-idrossiprogesterone
fu usato per trattare 5 uomini e 9 donne con calvizie maschile.
15 ml di soluzione allo 0,5% furono applicati due volte al giorno
sul cuoio capelluto per 2,4/4 anni. Tutti i 14 pazienti ebbero
una risposta positiva. Un secondo studio con 11alfa-idrossiprogestesone
usò una lozione al 1% su giovani uomini con alopecia androgenetica.
Dieci pazienti furono trattati per un anno con medicazione attiva,
e 8 furono lasciati non trattati come controlli. Il gruppo trattato
ebbe un maggior numero di capelli anagen nel cuoio capelluto trattato,
e 9 su 10 videro un miglioramento, rispetto alla diminuzione di
capelli anagen e al peggioramento della caduta di capelli in 7
degli 8 controlli.
Estrogeno topico
Gli estrogeni sono antiandrogeni indiretti, che aumentano la produzione
di SHBG e, quindi, portano ad una diminuzione del testosterone
libero bioattivo. Benché più del 70 percento di
una preparazione applicata localmente sia metabolizzata in sottoprodotti
non androgenici deboli, l'assorbimento di estrogeno topico può
portare ad una diminuzione di libido negli uomini. I referti dell'uso
di preparazioni di estrogeno topico su soggetti con alopecia androgenetica
sono per la maggior parte aneddotici. Invece, uno studio doppio-cieco,
controllato, di 6 mesi di 17 beta estradiolo fu effettuato su
51 soggetti (uomini e donne) che avevano alopecia androgenetica.
Si ebbe una significativa riduzione nella percentuale di capelli
telogen insieme alla stabilizzazione della caduta.
Antiandrogeni sistemici
Spironolattone
Lo spironolattone è un antagonista dell'aldosterone impiegato
nella pratica clinica come diuretico a risparmio di potassio e
agente antiipertensivo. Lo spironolattone viene assorbito rapidamente,
con i massimi livelli di plasma raggiunti in 30/60 minuti. L'escrezione
avviene attraverso l'urina e le feci, l'itinerario biliare è
legato principalmente all'eliminazione dei metaboliti. I principali
metaboliti sono il canrenone ed il canrenoato di potassio. L'emivita
del canrenone è di circa 20 ore. Lo spironolattone è
un antiandrogeno potente, che opera sia per diminuire la produzione
di androgeni, sia per bloccarne l'effetto a livello cellulare.
Lo spironolattone sembra diminuire la produzione di testosterone
nella ghiandola surrenale svuotando il citocromo microsomale P450
e agendo sugli enzimi dipendenti dal citocromo P450, 17 beta-idrossilasi
e desmolasi. La distruzione del citocromo microsomale P450 da
parte dello spironolattone può essere limitata a quei tessuti
nei quali l'attività microsomale del 17 beta-idrossilasi
è alta: il legame dello spironolattone al citocromo P 450
- 17 beta-idrossilasi può convertire lo spironolattone
in un metabolita che distrugge la porzione heme del citocromo
P450, diminuendo così l'idrossilazione 17 dello steroide.
Lo spironolattone è anche un inibitore competitivo del
legame del recettore di DHT ed interferisce con la traslocazione
del complesso nel nucleo. Lo spironolattone, forte competitore
per il recettore di androgeni, è un agonista potente, mentre
il canrenone, competitore debole, è un antagonista potente.
L'effetto antiandrogeno dello spironolattone può essere
prodotto dal composto originario sulla ghiandola surrenale e dal
metabolita sul lato del recettore. Le dosi di spironolattone usate
nelle pratica clinica variano da 50 a 300 mg al giorno. La soglia
minima per il trattamento efficace dell'alopecia androgenetica
sembra essere 100 mg al giorno, simile a quella vista nell'irsutismo.
Il farmaco è disponibile solo in compresse da 25 mg e può
essere dato come singola dose o come dosi divise. In dosi di 100
mg al giorno, sono osservati cambiamenti minimi degli androgeni
in circolazione. A (300 mg, il testosterone nel plasma diminuisce
sensibilmente, ma le dosi più alte offrono clinicamente
poco vantaggio ed è più probabile che siano accompagnate
da effetti collaterali. Ci sono pochi referti nella letteratura
che riguardano l'uso di spironolattone nell'alopecia androgenetica.
Dato che non c'è alcuna preparazione topica disponibile,
tutti gli studi sono stati effettuati solo su donne. In uno studio,
dodici pazienti con alopecia androgenetica, sei con 75/100 mg
di spironolattone al giorno e sei non trattati per controllo,
furono seguite per dodici mesi. Entrambi i gruppi mostrarono una
diminuzione media di capelli non vellus nell'area bersaglio: da
197/cm2 a 189/cm2 per quelle con spironolattone, da 191/cm2 a
169/cm2 per quelle con farmaco di controllo, ma solo la diminuzione
del gruppo di controllo era statisticamente significativa. Una
crescita non vellus più intensa fu osservata in due pazienti
che ebbero la loro dose di spironolattone raddoppiata dopo 12
mesi dai 75/100 mg al giorno usati durante il primo anno. In un
secondo studio, sei pazienti su sette con alopecia androgenetica
trattati con 200 mg di spironolattone al giorno furono "soddisfatti"
al termine dei 6 mesi con un miglioramento medio del 41 percento.
I potenziali effetti collaterali dello spironolattone sono l'ipercalemia
e, nelle donne, sensibilità al seno, cicli irregolari,
e cambiamenti di umore. Diminuzione di libido, impotenza, e ginecomastia
possono accadere negli uomini trattati con spironolattone, limitando
molto, quindi, l'uso sistemico alle donne. Le donne con possibilità
di gravidanza dovrebbero probabilmente usare pillole contraccettive
in concomitanza, e certamente dovrebbero essere avvertite della
possibilità di femminizzazione del feto maschio se la gravidanza
avviene durante l'assunzione di spironolattone.
Ciproterone acetato
Il ciproterone acetato per via orale è assorbito scarsamente
(5-30%), con i massimi livelli nel plasma raggiunti dopo poche
ore. L'emivita del ciproterone acetato è di 1,5 ±
0,6 giorni, e l'escrezione avviene attraverso la bile (58 percento)
e l'urina (30 percento). E' stato mostrato che il ciproterone
acetato blocca il legame del DHT al recettore di androgeni. Il
ciproterone, data la sua struttura steroidale, è antigonadotropico
ed è anche un forte progestogeno. In congiunzione con il
ciproterone acetato vengono dati estrogeni al fine di assicurare
cicli regolari, di aumentare i livelli di SHBG, e di rinforzare
l'azione antigonadotropica. A causa dell'effetto deposito del
ciproterone nel tessuto adiposo, la combinazione con estrogeno
viene di solito somministrata in un regime sequenziale inverso
chiamato terapia ciclica antiandrogena (CAT). La dose di CAT è
100 mg di ciproterone acetato dal 5° al 15° giorno e 0,05
mg di estradiolo etinile dal 5° al 25° giorno del ciclo
mestruale. Una formulazione a basso dosaggio combinata di 2 mg
di ciproterone acetato e 50 (g di estradiolo etinile dati dal
5° al 25° giorno (Diane) è utilizzata anche in
pazienti con leggera acne o irsutismo o per dosi di mantenimento
nelle stesse condizioni. Gli effetti collaterali del CAT comprendono
nausea, mal di testa, astenia, aumento di peso, e diminuzione
di libido, e sono simili a quelli delle pillole contraccettive.
Dolore al seno e depressione sono stati riferiti in più
del 5 percento dei casi trattati con CAT. Non ci sono stati studi
ampi, ben controllati, sull'uso di ciproterone acetato nell'alopecia
androgenetica femminile. Uno studio ha paragonato 29 donne con
alopecia androgenetica trattate con CAT a 20 donne senza trattamento
specifico (durata non specificata). 18 delle 29 pazienti trattate
con CAT migliorarono soggettivamente, e 24 delle 29 ebbero un
miglioramento oggettivo che comprendeva una minore perdita, un
maggior diametro dei capelli, e/o un minor numero di telogen nelle
aree affette. Anche 7 delle 20 pazienti senza terapia migliorarono
soggettivamente, ma non fu fatta alcuna osservazione di un miglioramento
oggettivo in queste pazienti. Due referti su meno di 11 pazienti
trattate con CAT mostrarono una minore perdita e/o una maggiore
densità di capelli non vellus con la terapia. In una serie,
il 40 percento delle donne con alopecia androgenetica trattate
con CAT mostrarono "miglioramento". I risultati con
dosi più basse di ciproterone in Diane sono stati apparentemente
meno notevoli di quelli con CAT, benché in una serie di
101 donne irsute, l'85 percento di quelle con concomitante alopecia
androgenetica ebbero una risposta "soddisfacente". In
un altro studio, 14 donne su 17 con alopecia androgenetica ebbero
un mantenimento della crescita di capelli.
Flutamide
La flutamide (Eulexin) è attualmente approvata per il trattamento
del cancro alla prostata. Il flutamide è rapidamente assorbito,
e raggiunge i massimi livelli nel plasma dopo 4/6 ore. Il farmaco
viene rapidamente metabolizzato in almeno 10 metaboliti nel plasma,
uno dei quali (2-idrossi-flutamide) è probabilmente responsabile
per la sua attività biologica. L'escrezione è principalmente
renale. 5 mg di preparazione topica di flutamide in 50% di propilene
glicole e 50% di etanolo mostrarono almeno il 16% di assorbimento
sistemico. Gli stessi metaboliti sono presenti nell'urina e nel
plasma dopo dosi orali e topiche, benché il ritmo del metabolismo
è più lento per via topica. Il flutamide, o più
probabilmente il 2-idrossi-flutamide, inibisce l'assorbimento
e la ritenzione di testosterone nei tessuti ed anche la formazione
del complessodel recettore steroide- androgeno nucleare. Il flutamide
inibisce la reazione negativa degli steroidi gonadali a livello
ipotalamico- pituitario. Le dosi di flutamide per il carcinoma
metastatico alla prostata sono di 250 mg tre volte al giorno.
Gli effetti collaterali sono principalmente gastrointestinali,
in particolare diarrea. Un aumento delle prove di funzione del
fegato, di solito reversibili con una diminuzione della dose o
l'interruzione della terapia, è stata riferita. Nelle donne
con possibilità di gravidanza è raccomandata la
combinazione con pillole contraccettive al fine di evitare il
rischio di gravidanza e di inibire l'atteso aumento di gonadotropina.
Non si sono pubblicati studi controllati sull'uso di flutamide
nella calvizie maschile. Venti donne in premenopausa con irsutismo,
refrattarie alle pillole contraccettive, allo spironolattone,
o al dexametasone sono state trattate con 250 mg di flutamide
due volte al giorno e, in quelle 18 donne senza legatura delle
tube, pillole contraccettive in concomitanza. 17 delle 18 donne
trattate con terapia combinata ebbero una rapida e marcata riduzione
nel loro livello di irsutismo. 15 delle 18 donne avevano acne,
seborrea e caduta di capelli associate, ed il "livello"
di questi segni diminuì dell'84 percento alla fine dei
6 mesi di trattamento. Una donna con alopecia androgenetica mostrò
un notevole miglioramento. Questo autore ha anche visto ricrescita
di capelli in una donna con alopecia androgenetica insensibile
al minoxidil topico e spironolattone orale che è stata
trattata con flutamide.
Cimetidine
Il cimetidine è un antistaminico H2 approvato per il trattamento
dell'ulcera peptica. E' sia un inibitore competitivo del DHT,
sia un inibitore del metabolismo ossidativo dell'estradiolo, in
particolare la 2-idrossilazione, che solleva, quindi, i livelli
di estradiolo. Non sembra agire sulle gonadotropine. Il metabolismo
epatico è il principale percorso di eliminazione del farmaco.
Il cimetine aumenta anche la concentrazione di siero di prolattina,
che può contribuire ai sintomi di infiammazione al seno
e galattorrea nelle donne e ginecomastia negli uomini. Negli uomini
sono stati riferiti impotenza e perdita di libido, e non è
certo se questi sintomi sono collegati all'iperprolattinemia,
alla minore azione degli androgeni, ai maggiori livelli di estrogeni,
o ad una combinazione di ciò. Un piccolo studio si è
indirizzato all'uso di cimetidine nell'alopecia androgenetica.
Dieci donne con alopecia androgenetica avanzata sono state trattate
con 300 mg di cimetidina cinque volte al giorno per 11/2 /9 mesi.
7 delle 10 dimostrarono una ricrescita di capelli "buona"
o "eccellente" sulla base di fotografie in serie e di
valutazioni soggettive della paziente e dell'investigatore.
Ketocoanazolo
Il ketoconazolo è un imidazolo derivato che è un
efficace agente orale antimicotico per una varietà di funghi.
Interagisce con la posizione del ferro eme del citocromo P450
in diversi organi, compresi gonadi e surreni, ma sono necessarie
concentrazioni molto più alte per agire sugli enzimi dipendenti
dal citocromo P450 nei mammiferi rispetto a quelli nei funghi.
Nelle ghiandole surrenali e nelle gonadi, il ketoconazolo inibisce
il C17/20-liasi e il 17(-idrossilase (portando ad una diminuzione
di testosterone e androstenedione), il 11(-idrossilase, , il 18-idrossilase,
la rottura della catena laterale di colesterolo. I pazienti che
assumono ketoconazolo hanno un significativo aumento del rapporto
estradiolo-testosterone, ma le percentuali di frazioni legate
e libere di entrambi gli ormoni non sono alterate significativamente.
Ci sono solo referti aneddotici di uso di ketoconazolo nell'irsutismo,
e nessuno nella calvizie maschile.
Inibitori della 5a reduttasi
La finasteride è un composto 4-azasteroide che è
un potente inibitore del 5a reduttasi alcuna attività androgenica,
antiandrogenica, o di altri ormoni steroidi. La carenza di attività
di 5a reduttasi indotta da finasteride non è specifica
per il metabolismo androgeno ma è una carenza generale
nel metabolismo degli steroidi che agisce sugli steroidi C19 e
C21 metabolizzati dal 5a reduttasi epatica ed extrasplancnica.
La finasteride orale in dosi di 5 mg al giorno provoca una notevole
( 80%) soppressione del DHT in circolazione senza alcun cambiamento
nel testosterone, cortisolo, prolattina, SHBG, tiroxina, estradiolo
in circolazione o nella tolleranza di glucosio. Nei livelli di
LH e di FSH sono osservati aumenti del 10 percento circa con trattamento
di finasteride, ma rimangono all'interno dei valori normali. I
massimi livelli di finasteride nel plasma sono raggiunti 1 o 2
ore dopo l'assunzione orale, con un'emivita media nel plasma di
6 ore. Il 40 percento del farmaco circa è escreta nelle
urine e il 60 percento nelle feci, la maggior parte come acido
monocarbossilico. I metaboliti possiedono (20 percento dell'attività
inibitoria del 5(-reduttase rispetto alla finasteride. La prostata,
essendo un organo dipendente da DHT, subisce una riduzione di
volume in quegli uomini con ipertrofia prostatica benigna (BPH)
trattati con finasteride, e tutti gli uomini trattati hanno una
diminuzione di volume di eiaculazione. Secondo studi su uomini
con BPH, diminuzione di libido e impotenza sono avvenute in meno
del 4 percento dei pazienti trattati con finasteride rispetto
a meno del 2 percento dei pazienti con placebo. E' probabile che
l'amministrazione del farmaco a donne incinte causi genitali ambigui
in feti maschi. Fino ad oggi non è stato effettuato alcuno
studio su donne. Nel seguente studio è stato mostrato che
gli inibitori della 5a reduttasi possono prevenire la calvizie.
Un inibitore della 5a reduttasi collegato, N,N-dietil-4metil-3-oxo-4-az
alfa5(-androstan-17(-carboxamide (4-MA), in DMSO è stato
applicato localmente in tre macachi dalla coda tronca preadolescenti,
ed il solo DMSO topico è stato applicato in tre macachi.
Dopo 27 mesi, le scimmie di controllo avevano diversi gradi di
caduta di capelli, mentre le scimmie trattate con 4-MA mantenevano
il loro modello di crescita giovanile. Inoltre, la percentuale
di capelli anagen rimaneva costante negli animali trattati con
4-MA ma scendeva significativamente nei controlli. Un secondo
studio sui macachi valutò quattro diversi trattamenti:
minoxidil topico al 2% (n =5), veicolo di minoxidil (n =6), 0,5
mg di finasteride orale con veicolo di minoxidil topico (n =5),
e 0,5 mg di finasteride orale più minoxidil topico al 2%
(n =5). Ogni farmaco veniva dato una volta al giorno per 20 settimane.
Usando il peso di capelli rasati come misura oggettiva, quegli
animali trattati con il veicolo ebbero una diminuzione, quelli
con minoxidil topico o finasteride orale ebbero un aumento di
grado simile, e quelli con terapia combinata ebbero un notevole
aumento ( >2x dei risultati dei trattamenti singoli) nel peso
dei capelli. Questi dati sostengono l'uso di finasteride nell'invertire
potenzialmente la calvizie stabilita. Comunque, si dovrebbe osservare
che gli N-4-metil-azasteroidi sono migliori inibitori del 5(-reduttase-1,
apparentemente il principale 5(-reduttase nel cuoio capelluto
affetto da calvizie, di quanto siano gli 4-azasteroidi (dei quali
la finasteride è un esempio).
Si è mostrato che la combinazione di un inibitore topico
della 5a reduttasi (progesterone) con un inibitore competitivo
topico del legame del DHT alla proteina del recettore citoplasmico
di androgeni (spironolattone) ha un'attività sinergica
antiandrogena nella ghiandola sebacea del criceto siriano. Una
simile relazione è stata osservata tra lo spironolattone
ed il 4-MA su cellule interstiziali coltivate da testicoli di
topi immaturi. Pillole contraccettive Il progesterone è
un potente inibitore dell'attività della 5a reduttasi e
del legame androgeni-recettore ma è rapidamente metabolizzato.
I progestinici prodotti sinteticamente in pillole contraccettive
in commercio sono collegati strutturalmente più al testosterone
e all'estrogeno che al progesterone, ed hanno un'inerente e variabile
attività androgenica, estrogenica e/o antiestrogenica.
Un progestinico può competere con testosterone e con il
DHT e, secondo le sue proprietà androgeniche inerenti,
può essere antagonista o agonista. Le pillole contraccettive
in combinazione estrogeno-progestina possono avere un effetto
supplementare nella diminuzione di produzione centrale di androgeni
nei surreni e nelle ovaie. Le pillole contraccettive in combinazione
hanno alterazioni dimostrate di steroidogenesi surrenale simili
a quelle viste nel solo estrogeno, cioè un aumento nei
livelli di 17-idrossicorticosteroidi nel plasma, una diminuzione
nel ritmo di escrezione del cortisolo, ed un aumento della transcortina
nel plasma, il cui risultato certo è una diminuzione della
produzione surrenale di androgeni. Le pillole contraccettive sopprimono
anche l'ovulazione e quindi diminuiscono la produzione di androgeni
da parte delle ovaie. Gli estrogeni aumentano lo SHBG e quindi
diminuiscono ulteriormente la quantità di testosterone
libero.