La possibilità che fattori psicologici possano influenzare
il modo di reagire dell'organismo, associarsi fra di loro, slatentizzare
una patologia e diventare essi stessi causa di malattia è
un ormai considerato più un dato di fatto che una ipotesi.
Quest'asse integrata della medicina, che porta dalla somatopsichica
alla psicosomatica, da sempre e da tanti ipotizzata ed in qualche
modo "desiderata", esiste: il sistema neuroendocrino
ed il sistema immunitario dialogano.
La fisiologia dello stress, come disciplina, inizia nel 1936 con un ricercatore canadese, Hans Selye, che adottò il termine "stress", usato fino ad allora solo in ingegneria a descrivere la fatica dei metalli, per indicare una risposta aspecifica dell'organismo a uno stimolo forte ed in qualche modo, ma non necessariamente, negativo.
- A livello dell'organismo in toto le più semplici risposte
da stress sono indotte da un qualsiasi cambimento fisico (evento
induttore) come un eccesso di freddo o un eccessivo caldo, da
una aspettativa disillusa o anche solo da una faticosa iperattività
anche solo psichica (evento induttore psicologico).
La risposta allo stress coinvolge la secrezione di ormoni e l'inibizione
di altri. Riportiamo alcuni fra i fatti salienti.
a) Alterazioni qualitative e quantitative dei T linfociti e delle
cellule Natural Killer sono state messe in relazione con lesioni
ipotalamiche ed ippocampali.
b) La funzionalità delle cellule linfoidi è influenzata
da ormoni e neurotrasmettitori rilasciati a seguito della attivazione
del sistema ipotalamo-ipofisi-surrene.
c) I linfociti, tramite il rilascio di citochine, (interleuchina
1, interleuchina 2, interferon alfa) influenzano il sistema neuroendocrino.
d) Effetti neuroendocrini ben noti della interleuchina 1 sono:
febbre, aumento del livello dei glicocorticoidi, stimolo della
secrezione ipotalamica di CRH, stimolo di secrezione ipotalamica
di ACTH ed endorfine.
e) Il timo secerne almeno quattro sostanze (fattore timico umorale,
timopoietina, timulina, timusina) che hanno azione sulle cellule
immunocompetenti e, inoltre, influenze sul sistema neuroendocrino.
f) Peptidi del Sistema Nervoso Centrale e del Sistema Nervoso
Periferico sono in grado di esaltare o di inibire funzioni immunitarie.
g) Esistono precisi rapporti tra rilascio di ACTH e reazioni timiche,
linfocitiche e linfonodali.
I meccanismi attraverso cui dallo stress (somatopsichico) si
passa alla malattia psicosomatica sono molteplici: in estrema
sintesi risultano ridotte le capacità di comunicazione
fra i tre grandi sistemi omeostatici (nervoso, endocrino, immunitario)
e fra cellule di ogni singolo sistema.
-La produzione fisiologica di anticorpi è ridotta, mentre
aumenta la produzione di autoanticorpi.
-I livelli serici di glicocorticoidi, tipici ormoni da stress,
sono cronicamente aumentati e questi sono neurotossici quando
in eccesso e danneggiano soprattutto, oltre alle cellule in rapida
moltiplicazione, la regione dell'ippocampo, importante centro
per i processi di memorizzazione.
Si accelerano così tutti i fenomeni di involuzione somatopsichica
caratteristici dell'invecchiamento.
I circoli viziosi tra meccanismo di stress e processi di invecchiamento
fanno sì che l'intero organismo vada incontro in un declino
anticipato rispetto al programma genetico.
La risposta fisiologica allo stress permette all'organismo
sano di fronteggiare minacce immediate al proprio equilibro psicofisico.
Essenzialmente la risposta allo stress prepara l'organismo a "combattere
o fuggire".
Studi clinici ormai classici hanno dimostrato che la cronica attivazione
o la cronica repressione della normale risposta allo stress può
compromettere lo stato di salute con "malattie psicosomatiche
da stress".
La positività o la negatività della risposta allo
stress è condizionata da caratteristiche personali, psicologiche
e sociali, che possono influire profondamente determinando una
risposta fisiologica o patologica.
Alcune persone sono più vulnerabili di altri a malattie
da stress poiché quotidianamente e cronicamente esposte
ad una fatica superiore alle loro capacità fisiologiche.
Durante lo stress il glucosio, fonte principale di energia dell'organismo,
è mobilitato dai suoi siti di normale deposito. Il sangue,
che trasporta glucosio e ossigeno, è sottratto agli organi
non essenziali allo sforzo di quel momento, come la cute e l'intestino,
invece è trasportato rapidamente ad organi essenziali a
fronteggiare l'emergenza: al cuore, ai muscoli, al cervello. La
variazione del flusso sanguigno si attua in parte tramite la costrizione
di alcuni vasi sanguigni, la dilatazione di altri e l'aumento
della frequenza cardiaca. Contemporaneamente vengono accentuati
i processi cognitivi (il ché facilita l'elaborazione delle
informazioni) e la percezione del dolore è attenuata dalla
secrezione di endorfine. tutte le attività fisiologiche
che non sono di immediato beneficio vengono ritardate; perciò
la crescita, la riproduzione, l'infiammazione e la digestione,
che sono tutti processi che richiedono molta energia e sono rimandabili,
vengono inibiti.
Quando lo stress è cronico il glucosio, invece di essere
immagazzinato, è costantemente mobilitato dalla secrezione
di glicocorticoidi e, nel lungo periodo, si ha catabolismo con
atrofia di tessuti sani e affaticamento generale da glicosilazione.(in
tanti lo verificano con disturbi "psicosomatici" vari
specie gastrointestinali, come la stipsi). Oltre a ciò,
quando i processi costruttivi vengono ritardati a tempo indeterminato,
l'organismo paga un caro prezzo con compromissione di tutte le
mitosi cellulari e quindi della crescita e della riparazione e
del ricambio dei tessuti.
-A livello cellulare, in condizioni di stress, nei microsomi vengono
sintetizzate "proteine da stress", la cui funzione fisiologica
è quella di ripararne i danni. Questa risposta generale
a cambiamenti avversi, rappresenta un fondamentale meccanismo
di difesa cellulare che viene attivato soltanto in momenti di
"difficoltà".
Tornano chiare in mente le teorie di Filatov che nel 1945 enunciava:
"Ogni tessuto umano, animale o vegetale, mantenuto in stato
di sopravvivenza, messo però in condizioni di sofferenza,
reagisce difendendosi con la produzione di speciali sostanze di
resistenza (stimolatori biogeni o biostimoline) che, introdotti
a loro volta in un organismo vivente umano, animale o vegetale,
ne riattivano i processi organici vitali migliorandone la potenzialità
difensiva verso le alterazioni morbose".
Le proteine da stress sono state dapprima dimostrate immediatamente
dopo un improvviso aumento di temperatura, in questa condizione
tutte le cellule di un organismo incrementano la produzione di
questa classe di molecole proteiche allo scopo di "tamponare"
i danni subiti. La stessa reazione si è poi vista, sempre
a livello cellulare, in risposta una grande varietà di
attacchi ambientali, esterni o interni, chimici o fisici tra cui
freddo, infezioni, intossicazioni etc.
Dato che stimoli dalla natura assai diversa attivano uno medesimo
meccanismo di difesa cellulare, questo viene oggi genericamente
indicato come "risposta cellulare allo stress" e le
proteine che in esso vengono espresse sono definite "proteine
da stress".
Questo ruolo attivo di difesa cellulare ha inizio quando molti
agenti che inducono risposta allo stress portano a dei denaturati
proteici, ossia a sostanze che fanno perdere alle proteine la
loro configurazione.
Una proteina consiste in lunghe catene di amminoacidi avvolte
in modo da assumere una ben precisa conformazione. Un'alterazione
della struttura può portare ad una perdita della funzionalità
biologica della proteina stessa.
Sembra che la proteina da stress agisca come supervisore molecolare
del controllo di qualità, consentendo alle proteine avvolte
nella maniera corretta di accedere alla secrezione e trattenendo
invece quelle proteine che sono incapaci di avvolgersi correttamente.
In condizione di stress metabolico le proteine appena sintetizzate
hanno difficoltà a maturare normalmente, si forma un legame
stabile tra esse differenziando la forma finale.
Se a tutto ciò si aggiungono anche variabili personali,
emotive e socioculturali ci introduciamo in una impostazione di
cause psicologiche che integrano la medicina psicosomatica.
-Nel bulbo del capello vi sono cellule germinative che geneticamente
e ciclicamente vanno in ricambio con periodi di mitosi ed apoptosi.
Questo ricambio se non ottimale per varie "incidenze"
(stress molecolare) porta ad invecchiamento per l'azione distruttiva
di molecole normalmente prodotte nel corso della vita, tra cui
i radicali liberi dell'ossigeno.
I radicali liberi (02+, H-), così chiamati perché
hanno un elettrone spaiato, possono ossidare, e quindi danneggiare,
le proteine, i lipidi e altre molecole biologiche del bulbo. Possono
anche formare altri radicali e agenti ossidanti, come il perossido
d'idrogeno (H2O2); di conseguenza possono innescare una lunga
catena di reazioni dall'effetto distruttivo sul follicolo del
capello.
E' dimostrato che il glucosio modifica lentamente le proteine
destinate alle mitosi glicosilandole e così quelle destinate
alla formazione di cheratine, favorendo la formazione di legami
crociati, indebolendo e rallentando lo sviluppo in diametro e
velocità di crescita del capello.
Chi sta attraversando il periodo di evoluzione di una alopecia
vive comunemente queste fasi.
Proteine ossidate e inattive si accumulano nelle cellule germinative
dove progressivamente diminuisce la capacità di degradarle.
Molti enzimi subiscono danni ossidativi e perciò si inattivano.
La regolare ciclicità della mitosi e della apoptosi viene
compromessa.
Nell'evoluzione della alopecia androgenetica le cellule germinative
del bulbo vanno incontro precocemente alla apoptosi ed ad un catagen
fisiologicamente imperfetto perché i radicali liberi non
vengono inattivati adeguatamente e non solo perché nel
loro patrimonio genetico sono contenute le istruzioni per la realizzazione
della calvizie.

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